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N. 76 ottobre 2017
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Oggi è il giorno:18 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Anghingò la colpa a chi la do?
Come allenare il senso di autoefficacia
di Melchiorre Simonetta - Long Life Learning
Qualche giorno fa un professore dell'Università di Roma Tre, in occasione di un corso di formazione a cui ho partecipato come allieva, ha esordito con un'affermazione che va di moda negli ambienti scolastici e che ha riportato non tanto perché condividesse l'assunto, ma per far riflettere i docenti: "I ragazzi universitari sono distratti, poco concentrati, in difficoltà rispetto all'impegno e allo studio".
Queste parole, ripeto, rappresentano una sorta di mantra che noi docenti ripetiamo frequentemente, sempre nel tentativo di trovare il responsabile.

L'università si guarda indietro e colpevolizza la scuola superiore, che a sua volta stigmatizza la scuola media, che dà la colpa alla scuola primaria, che inveisce contro la scuola materna, generando una sorta di "Fiera dell'est" che arriva fino ai genitori, considerati i primi responsabili dello smarrimento e della deresponsabilizzazione (vera o presunta) degli studenti.

Ho pensato subito al "tottò tavolo", pratica in uso quando ero piccolina ma sospetto ancora in auge; ne ho parlato anche con i miei alunni in un cerchio magico, aperto in occasione di un avvenimento poco piacevole, in cui alcuni di loro avevano messo in atto una serie di comportamenti "sopra le righe" con una nuova insegnante.
Quando un bambino piccolo, nel muovere i suoi primi passi, cade e sbatte contro un oggetto, un tavolo appunto, l'adulto accorre e comincia a picchiare l'oggetto incriminato dicendo "Tottò tavolo, cattivo tavolo!".
Utilizzo questo esempio come esplicativo di un atteggiamento che mi capita di osservare nella mia professione di docente.
Ho sempre pensato che questo comportamento, che ha il nobile scopo di lenire il dolore, la frustrazione e la paura dei bambini, giustiziando il (finto) colpevole, sottende un significato, una lettura poco funzionale alla crescita del senso di realtà e responsabilità: l'attribuzione esterna al successo o all'insuccesso.
Ora, che questo si faccia quando il bimbo è molto piccolo posso comprenderlo, anche se continuo a pensare che sarebbe meglio abbracciarlo, consolarlo, medicarlo se occorre, ma poi necessita insegnargli che quando cammina deve stare attento, guardare dove mette i piedi, spiegare accorgimenti e trucchi per limitare la caduta, considerando che può capitare.

Ma la frustrazione e la paura del dolore, dello smarrimento o dell'insuccesso, inizialmente a chi appartengono? Ai grandi o ai bambini?
A me questa sembra un'ottima domanda, uno spunto di riflessione intorno al quale riunirci, educatori (di ogni ordine e grado) e famiglie.

Siamo qui per lo stesso scopo: prenderci cura del percorso formativo dei bambini, aiutarli ad essere felici, come dico io a costruire il migliore se stesso possibile, per offrire loro le strategie e gli strumenti per affrontare la vita con successo.
A volte ci si ritrova, genitori e scuola, ad occupare barricate opposte con i bambini nel mezzo.
Quando ci accade qualcosa di spiacevole, quando un alunno o un figlio ci appare dolente potrebbe essere utile ragionare su cosa non ha funzionato prima di tutto nel suo agire, non per colpevolizzare, stigmatizzare, rimproverare ma per allenare quel meraviglioso e potente aspetto che si chiama senso di autoefficacia.
Spostando il focus sull'esterno, gettando la colpa sui genitori "perché non sanno educare" oppure sull'insegnante "che non sa prendere i nostri figli", noi stiamo dicendo ai nostri alunni, ai nostri bambini che tutto ciò che accade intorno ad essi non è una loro responsabilità, che non hanno nessun potere trasformativo, che il loro intervento e la loro presenza nel mondo sono assolutamente privi di efficacia.
Stiamo dicendo loro di incrociare le braccia e vivere la vita da spettatori, oppure da vittime.
Qual è il dono migliore da offrire ai nostri ragazzi in alternativa?
Pianifichiamo uno spazio di accoglienza dell'errore, di riflessione intorno ad esso, di ricerca di strategie da mettere in azione per aggiustare il tiro e uscire fuori dalle difficoltà più forti, più competenti, più soddisfatti.


Simonetta Melchiorre, docente dell'I.C. "Maria Montessori" di Roma, Art-counselor e formatrice Sysform
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