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n.78 dicembre 2017
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Insegnare: una scelta o una necessità?
Breve storia di un'esperienza umana e professionale
di Ventre Angela - Formazione
Se oggi qualcuno mi chiedesse "Prof. se tornasse indietro rifarebbe la stessa scelta lavorativa? Sceglierebbe ancora di diventare un'insegnante di sostegno?" risponderei di sì, anche se i momenti bui, di sconforto, sono tanti e c'è il desiderio di gettare la spugna, di fare altro.
Le motivazioni per cui si sceglie di diventare un insegnante di sostegno sono le più disparate. Molti fanno questa scelta perché è la strada più immediata per entrare nel mondo del lavoro e dell'insegnamento dopo anni e anni di precariato o di altre esperienze lavorative. Devo confessare che anche per me, come per altri, la scelta di dedicarmi ai ragazzi diversamente abili non è stata inizialmente voluta, consapevole. Certamente volevo insegnare, di questo ero convinta, ma desideravo essere un'insegnante come le altre, una curriculare. Ritenevo il sostegno un qualcosa di troppo complicato, troppo difficile e di essere inadeguata e incapace di aiutare un bambino, un ragazzo in difficoltà. Questa mia convinzione mi ha spinto a prendere un'altra strada, quella della formazione degli adulti e della gestione del personale. Ho lavorato in questo settore per molti anni, ma poi il destino mi ha riportato su quella strada che avevo volutamente rifiutato. Iniziai a lavorare senza avere una minima esperienza sul sostegno, nonostante avessi conseguito una specializzazione, frequentato ore e ore di tirocinio e imparato, sulla carta, a redigere un PEI e/o un PDF.
Le famose competenze le ho acquisite sul campo attraverso il confronto con i colleghi, l'interazione - azione con l'alunno e cosa più importante attraverso l'essere riflessivo, il "saper guardare" dentro di sé e dentro gli altri, il "saper tornare con la mente" all'azione educativa messa in "atto" quotidianamente, per comprenderne le dinamiche sottese, per valutarne gli obiettivi raggiunti volontariamente e scoprire quelli raggiunti per "errore", per trarre insegnamenti dal proprio lavoro al fine di rimodularlo in maniera più efficace.
La consapevolezza di non essere inadeguata e incapace in questo lavoro l'ho avuta dai miei alunni, da ciò che loro sono diventati.
Voglio pensare al mio lavoro come a una specie di missione che non ha nulla di "assistenziale"; se avrò contribuito nel mio piccolo ad aiutare un ragazzo nella conoscenza di sé, a comprendere qual è il suo talento, quali sono gli strumenti di cui dispone naturalmente e che lo aiuteranno a lavorare e a realizzarsi nella vita, io sarò soddisfatta.


Angela Ventre, insegnante di sostegno dell' IC "Alfieri- Lante della Rovere", Roma

Un saluto dall'autrice:
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