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n.78 dicembre 2017
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Oggi è il giorno:22 Gennaio 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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La criptonite nello zaino
I "superpoteri" del docente
di Melchiorre Simonetta - Long Life Learning

"Non mancano, certo, i metodi, anzi, ce ne sono fin troppi! Passate il tempo a rifugiarvi in essi, mentre dentro di voi sapete che il metodo non basta. Gli manca qualcosa."

"Che cosa manca?"
"Non posso dirlo"
"È una parolaccia"
"Peggio di empatia?"
"Neanche da paragonare. Una parola che non puoi assolutamente pronunciare in una scuola, in un liceo, in una università o in tutto ciò che le assomiglia."
[...]
"L'amore"
[...]

Ecco, la mia metafora vale quel che vale, ma questo è l'amore in materia di insegnamento, quando gli studenti volano come uccelli impazziti. A questo la professoressa G. o Nicole H. hanno dedicato la loro esistenza: salvare dal coma scolastico una sfilza di rondini sfracellate. Non sempre si riesce, a volte non si trova la strada, alcune volte non si ridestano, rimangono al tappeto oppure si rompono il collo contro il vetro successivo; costoro rimangono sulla nostra coscienza come le voragini di rimorso in cui riposano le rondini morte in fondo al nostro giardino, ma ogni volta ci proviamo, ci abbiamo provato. Sono i nostri studenti.

(tratto dal libro "Diario di scuola" di Daniel Pennac)

Ogni occasione è quella giusta per domandarsi quale sia oggi il ruolo dell'insegnante, quale il suo posto, le sue peculiarità, i quesiti a cui dare risposta.

Ogni docente dovrebbe da solo e coralmente fare questa sorta di Check-Up periodico, un'analisi obiettiva e necessaria per mantenere in "buona salute" la propria professionalità, le proprie competenze, il proprio compito e, aggiungerei, soprattutto le proprie "rondini/studenti".
Il docente, più di molte altre figure professionali, non può rinunciare ad entrare in dialogo con la realtà, con i tempi in cui si trova ad insegnare, non può più vedersi soltanto come un custode del passato e dei suoi tesori (da non sottovalutare o perdere come valore certo!) ma è chiamato anche e principalmente a lavorare sul presente.
Uno sguardo dovrà essere sull'allievo "qui e ora" mentre l'altro sguardo dovrà tenere presente quel futuro che lo vedrà protagonista: un alunno competente sa trovare dentro di sé la via giusta e gli strumenti necessari per superare gli ostacoli che poi la vita gli presenterà.
Il docente deve regalare esperienza, principi e chiavi di lettura della realtà', non deve passare solo conoscenze... deve favorire nell'allievo una formazione che lo accompagni in un apprendimento permanente.
A volta abbiamo la sensazione di non farcela, alcuni sentono la fatica, una sensazione di inadeguatezza, di incarnare un ruolo impegnativo, stressante per via delle continue richieste: preparazione didattica, capacità di comunicazione con gli altri, aggiornamento continuo, capacità organizzativa, sensibilità d'animo...
Tutto questo sembra richiedere una sorta di "superpoteri" che a volte ci spaventano, ci disorientano.
Ma se alcune volte la sensazione è questa ed è spaventante, ciò che invece non dovremmo perdere di vista è piuttosto la figura dell'insegnante come "regista", colui il quale ha chiaro nella propria mente dove vuole condurre i suoi "giovani attori", colui che ha il compito di dirigere la scena e comprende che il raggiungimento dello "spettacolo finale" è il risultato di un lavoro corale, in cui ciascuno con il proprio "talento" partecipa alla sua realizzazione.

Il ruolo dell'insegnante oggi dovrebbe essere proprio quello di guidare i propri alunni a "guardare oltre la siepe", oltre quello che appare o sembra, per cercare il senso delle cose, per perdersi nelle infinite possibilità che la vita può offrire loro, spingerli a non essere statici, insegnare loro che la vita è movimento, è fare, cercare.

Educare vuol dire aiutare l'altro a venire fuori.

Siamo di fronte ad un cambio di passo, una trasformazione epocale in cui l'insegnante dovrebbe mettere in secondo piano parte dell'autorità di cui ha goduto nel passato, a favore della propria capacità di gestire l'autorevolezza, di guidare il cambiamento mettendo in luce il suo lato più umano, intimo e sensibile, che lo rende molto più recettivo ed aperto verso l' "altro", sia esso alunno o collega.
La consapevolezza della complessità del nostro lavoro può generare paura, è vero, ma questa emozione ha due forze motrici: fuga o attacco. La fuga, come strategia nell'insegnamento, possiamo percepirla tutte quelle volte che deleghiamo ad altri decisioni difficili, in cui rimaniamo ancorati al solo libro di testo o ad un nozionismo uguale per tutti dimenticando che la diversità amplia i nostri orizzonti ed è fonte di arricchimento.
L'altra forza, l'attacco, per me ha il volto della presenza consapevole e attenta, responsabile, significa progettare i contesti e le esperienze di apprendimento, cooperando con gli alunni. Porre domande, dare inizio a discussioni, affrontare positivamente le difficoltà, senza abbattersi, vedere ogni giorno soprattutto i piccoli successi, esserci, accogliere, dare tempo...

Sì, ma come fare?


Sono due gli aspetti importanti, a mio parere, in grado di sostenere il docente che affronta con realistico "tremore" il proprio compito.
Il primo è rappresentato dalla potenza e dalla ricchezza della coralità. Il team diventa uno spazio prezioso dove condividere riflessioni, far circolare idee, timori, strategie, dubbi, progettualità e la loro realizzazione ed è questa dimensione che ci viene in aiuto nella nostra professione per affrontare quei timori emergenti. È proprio vero, quando tutto il gruppo (insegnanti, alunni, genitori) collabora, si ottengono ottimi risultati. Oggi un insegnante deve essere in grado di assumere decisioni a livello collegiale, attraverso la responsabilità di tutte le persone interessate al progetto educativo.
L'altro aspetto concerne la formazione continua che non può riguardare unicamente strategie e metodi di insegnamento della propria materia, ma percorsi che vadano a sollecitare qualità personali, competenze di conduzione del gruppo e soluzioni per le dinamiche che nascono al suo interno.

Diventa sempre più indispensabile che il docente, proprio per la complessità esistenziale di cui abbiamo parlato, vada alla ricerca di realtà formative complesse (nel senso etimologico della parola cioè abbracciare, comprendere) che lo rendano "equipaggiato" non più solo di competenze metodologico-didattiche ma anche di competenze comunicative e relazionali, capacità progettuali, flessibilità, lavoro in gruppo...

Parola chiave: liberarsi dalla rigidità strutturale e pedagogica.

Per questo motivo se ogni occasione è buona per riflettere sul ruolo dell'insegnante oggi, un percorso di formazione come quello sulla Didattica per competenze dell'Associazione Sysform Learning - Ente accreditato presso il MIUR- è sicuramente il luogo ideale.

Ed è proprio dalle riflessioni delle docenti dell'I.C. "Pascoli" di Rieti e dell'I.C. "Casalbianco" di Roma, nostre corsiste, che è nato questo articolo, come restituzione di una coralità che insieme discute, si interroga, si forma, progetta e insieme cresce. I loro interventi sono quelli in corsivo in questo articolo. Sono nati dalla sollecitazione lanciata dalla conduttrice Manuela Rosci (la stessa che dirige questa rivista) nel forum "Quale è il ruolo dell'insegnante oggi?", parte integrante del percorso di secondo livello sulla Didattica per competenze che stanno frequentando, in una formazione di tipo blended.

Le ringrazio tutte per aver condiviso preziose riflessioni personali che, in qualità di e-tutor del corso, ho cercato di restituire al nostro pubblico come spunto da cui partire per ulteriori considerazioni e contributi.


Simonetta Melchiorre, Dottore in Scienze dell'Educazione, docente presso l'I.C. "Maria Montessori" di Roma, Art-counselor e formatrice con Cristina Ansuini del Corso di Scrittura Creativa per l'Associazione Sysform (Ente accreditato dal MIUR)

Un saluto dall'autrice:
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