Torna nella homepage
 
n. 84 giugno 2018
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:19 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Tempo di pagelle'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Tempo di pagelle
Una lettura globale del documento di valutazione
di Russo Raffaella - Orizzonte scuola
Le lezioni sono terminate da poco: è tempo di consegna dei documenti di valutazione. La visione della "pagella" è sicuramente un momento importante non solo per lo studente ma per l'intera famiglia. Non è una resa dei conti, il giudizio finale, ma una fotografia dell'anno scolastico, un'immagine dalla quale ripartire, un'opportunità per capire come muoversi nel prossimo futuro.
La visione dei numeri in pagella rimanda immediatamente ad una valutazione del tipo "più o meno". In quest'ottica il voto 6 in Italiano di Andrea potrebbe essere letto come "più di 5, ma meno di 7", ma ancora "più di Mario, ma meno di Giovanni".
Il voto, se letto in questo modo, mette il valutato al centro di una gara, di una competizione tra chi ha meno e chi ha più, e qualche volta in una vera e propria lotta, anche con se stesso, rispetto al primo quadrimestre, all'anno scolastico precedente ("L'anno scorso avevi preso 7" e addirittura rispetto all'anno scolastico futuro, "L'anno prossimo dovrai raggiungere l'8".
Possiamo ridurre l'interesse, l'impegno, la partecipazione di Andrea nella materia Italiano, al voto riportato? Cosa veramente ci dice quel 6? E chi può dircelo meglio se non lo stesso Andrea?
La pagella diventa allora un'opportunità per l'apertura di un dialogo in famiglia. Cosa sa Andrea di quel 6? Come ha vissuto l'anno scolastico, l'impegno, le interrogazioni, i compiti a casa, il rapporto con l'insegnante e con i compagni? Ma soprattutto ad Andrea è piaciuto quello che ha studiato? E ancora più importante è la seguente domanda: Andrea è stato bene a scuola?

Un genitore che inizia a ragionare così, alla domanda della nonna "Come è andato Andrea a scuola quest'anno?" non risponderà con l'elenco dei voti presi, ma con una visione più ampia del figlio/nipote. "È andato contento, è stato bene e i suoi voti rispecchiano il suo sentirsi in un ambiente positivo per lui", potrà rispondere il papà, anche se probabilmente alla nonna ciò potrebbe non bastare.

In una società come la nostra, in cui il valore è relativo ai livelli di produttività, è naturale sentirsi ancorati ai voti. Il voto se non altro ci fa sentire più sicuri, ci dà una certezza, che può diventare di più e che non è di meno. Ci fa capire se dobbiamo elogiare Andrea perché è stato bravo o se dobbiamo punirlo perché ha riportato un brutto voto rispetto a quello che ci aspettavamo da lui. Ma è giusto punire o premiare rifacendosi solo ai voti numerici?
Innanzitutto, non possiamo credere che Andrea sia quel voto. Andrea è Andrea e quel voto rispecchia solo un andamento scolastico. Inoltre se uno studente ha riportato un brutto voto sarà lui stesso già amareggiato, deluso, ferito e un'ulteriore punizione non servirebbe a molto. Piuttosto, sempre nell'ottica dell'apertura di un dialogo, potremmo cercare con lui i motivi che hanno condotto a quel brutto esito. Non gli piace studiare, si potrebbe pensare. Ma perché non gli piace studiare? Dove è finita la naturale curiosità per il nuovo? Quanto questa sua apatia è stata influenzata dal rapporto con l'insegnante e con i compagni? E se Andrea avesse una difficoltà a capire quello che studia? Se fosse indice di una difficoltà nell'apprendimento, nell'attenzione o nella concentrazione?

Con una lettura più attenta, e soprattutto parlando con l'interessato, si potrebbero scoprire molte più cose, rispetto a quelle che scaturiscono dal mandarlo in camera a riflettere, o dall' impedire di vedere la TV per una settimana (nelle migliori delle ipotesi).

E se un alunno ha preso 10, non sarebbe il caso di premiarlo? Vale lo stesso ragionamento fatto per la punizione, anche se all'opposto. Quell'alunno sicuramente è già gratificato dal voto, dall'aver ottenuto il massimo, e un giocattolo in più non gli servirebbe a molto. Come per il brutto voto, sarebbe utile aprire un dialogo. Il bel voto, ancor di più del brutto, porterebbe a chiudere ogni possibilità di pensiero. Hai preso 10 che altro aggiungere? E invece ci sarebbe molto da aggiungere, e più che elogiare per il 10, perché come abbiamo detto la persona non è il voto, possiamo soffermarci sul suo impegno, sulla sua partecipazione in classe, sul suo desiderio di imparare. E ancora una volta possiamo chiedere di raccontarsi: cosa lo ha spinto ad interessarsi alla materia? come è stato in classe? Probabilmente quel 10 non rispecchia solo l'intelligenza e la passione per una determinata disciplina, ma è indice che si è contenti di andare a scuola, di trovarsi in un ambiente stimolante, che valorizza il singolo, in cui ci sono buoni rapporti con l'insegnante e con i compagni. Anche il bambino più intelligente, se messo in una condizione che gli genera ansia, non otterrà buoni risultati perché la sua mente sarà occupata da altro. La serenità è il principio di tutto.

In definitiva, sia che si parli di una pagella non proprio brillante, sia di una pagella ottima, ciò che i voti ci dovrebbero aiutare a vedere è se un alunno è sereno.


Raffaella Russo, psicologa e psicoterapeuta S.P.I.G.A. (Società di Psicoanalisi Interpersonale e Gruppo Analisi)
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional