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n.1 marzo 2010
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
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Oggi è il giorno: 14 Dicembre 2018

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Anno "nuovo" ...scuola "vecchia"
Gli insegnanti sono disposti a cambiare????
di Tiberti Stefania - Organizzazione Scolastica
Vorrei fare alcune riflessioni condividendole con tutti voi.
Tutto nel tempo cambia, è cambiata la scuola, sono cambiati i bambini, sono cambiati i ministri...e gli insegnanti sono cambiati?
In parte si....ed io quanto sono cambiata?

La crescita professionale è secondo me fondamentale in ogni tipologia di lavoro, ma lo è ancor di più per quanti si occupano di formazione.
I miei ricordi universitari mi fanno tornare in mente ciò che ci ripetevano sempre: "Ricordate che la formazione è patrimonio di tutti e a voi è affidato un capitale umano".
Io credo di non aver mai dimenticato alcune parole o frasi ad effetto, ma non è facile capirle fino in fondo e metterle in pratica soprattutto quando si inizia a lavorare, e ci si trova dall'altra parte, si è seduti dietro una cattedra e bisogna dire quelle frasi o parole che un giorno qualcuno forse ricorderà.

Mi emoziona ancora pensare al mio primo giorno "di scuola", il telefono squilla arriva la tanto aspettata supplenza... che fare? che dire? come proporsi?
... quanti dubbi e quanta fatica!
Mi sono detta: "In fondo devo solo mettere in atto quello che ho sempre letto in tanti libri... poi cosa mai possono farmi dei "piccoli bimbetti"?
Beh! non è proprio così:quei bimbetti possono fare di tutto!!!

Oggi sono ormai passati tanti anni dal quel lontano 1997.
Oggi io mi sento diversa, non soltanto perché l'esperienza insegna ma soprattutto perché tutto diventa possibile se cambia il nostro atteggiamento nell'affrontare le cose e le difficoltà che ogni giorno ci si propongono.

Più volte mi è capitato di raccontare in queste pagine l'attenzione e l'impegno che nella nostra scuola si pone soprattutto nella gestione della diversità, attuando un disegno formativo anche ricco di progetti legati maggiormente alla valorizzazione dello star bene a scuola.
Proprio queste sono le esperienze che mi hanno fatto capire che spesso "fare scuola" non vuol dire portare avanti un programma, o meglio una programmazione, ma è la capacità di trasmettere ad ogni singolo bambino un'esperienza significativa che spenderà poi in altri contesti nel corso della sua vita.

Tutto ciò l'ho dedotto soprattutto basandomi sui miei ultimi anni di lavoro nella scuola "Angeli della città". Qui ho dovuto confrontarmi con molteplici realtà, e in particolare con classi dove il lavoro da proporre non poteva essere uguale per tutti, a causa dei diversi livelli di apprendimento che richiedevano necessariamente l'applicazione di strategie differenti.
Infatti l'utilizzo dell'approccio laboratoriale ha favorito nei bambini sia un rinforzo che un potenziamento delle proprie capacità. Ma adeguarmi a questo tipo di metodologia non è stato così immediato e semplice perché per me ha significato cambiare totalmente anche alcune delle mie convinzioni.
Innanzitutto credo che non siano le teorie a fare scuola, ma lo sforzo di tanti insegnanti a ricercare ciò che realmente serve ai bambini e che può non trovarsi nei libri di testo. Fare laboratorio teatrale, per esempio, durante l'orario scolastico non vuol dire non fare didattica, ma semplicemente offrire un'ulteriore opportunità di apprendimento, in primo luogo a quei bambini che per indole non emergono, rimanendo insicuri ai propri occhi e quelli degli altri e che non proveranno mai a mettersi in gioco, se non vengono in qualche modo sollecitati.
Proprio con un progetto teatrale, svolto in collaborazione con il Laboratorio teatrale Piero Gabrielli, abbiamo spesso azzardato delle scelte, puntando fortemente su alcuni dei bambini definiti "difficili" e i risultati ci hanno sempre dato ragione. Tali scelte di metodo -che abbiamo condiviso all'interno del plesso e che ogni anno ci confermano di funzionare, pur apportando i relativi e necessari miglioramenti- mi hanno incoraggiato ad essere sempre più propositiva e ad espormi ed affrontare le varie tappe evolutive in modo differente, senza avere eccessive aspettative che non si possono realizzare in toto.
Certi traguardi si possono raggiungere solo facendo ciò che è possibile fare, e qualora non si raggiungano ci si sente insoddisfatti e spesso si diventa cinici nei confronti di tutto, anche nell'affrontare il lavoro in classe. Ho appreso che la negatività relativamente ad un problema rende inutile ogni tipo di obiettivo, a volte è necessario permettere ai nostri allievi semplicemente di sbagliare, affinchè proprio da quegli stessi errori possano imparare.

Spero però che non siano solo i bambini ad imparare dai propri errori: vorrei che tutti almeno ci provassero e soprattutto alcuni insegnanti perchè alcune volte è più facile "rivedere" le proprie aspettative - cercando nel frattempo di cambiare e di migliorarsi- che perseguire obiettivi che abbiamo fissato ma che diventano irrangiungibili....
Forse ci dovremmo ricordare di più che il nostro "volere" diventa anche la nostra forza di "poter fare"!

Stefania Tiberti, docente I.C. Via Perazzi 46 - Roma
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