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n 8 dicembre 2010
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Articolo 'Io sono un facilitatore?'  >>>
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Io sono un facilitatore?
La nuova prospettiva di ICF
di Ruggiero Patrizia - Integrazione Scolastica
Continuo ad essere molto incuriosita dal modello di classificazione ICF e il mio interesse è cresciuto in quanto è in scadenza (30 dicembre) un bando del ministero che ne promuove la sperimentazione nella scuola. Ho quindi ripreso il materiale che ho a disposizione e ho raccolto delle informazioni che vorrei condividere.

L'ICF è un complemento dell'ICD-10, devono essere usati insieme: l'ICD-10 fornisce la diagnosi della malattia, del disturbo o dello stato di salute , l'ICF ricerca la descrizione del funzionamento della persona, con quel particolare stato di salute, nel contesto in cui vive.


Associare ICD10 all'ICF significa calare una malattia, (o) una condizione di salute in una realtà personale e ambientale.

Funzionamento è la prima parola chiave ICF che porta a considerare la persona in quella condizione di salute: "due persone con la stessa malattia possono avere diversi livelli di funzionamento e due persone con lo stesso livello di funzionamento non hanno necessariamente la stessa condizione di salute".
Contesto è la seconda parola chiave ed è strettamente connessa a quella di funzionamento in quanto lo influenza direttamente.

ICF organizza le informazioni in due parti (dal libro "ICF" della Erickson).

LA PARTE 1 si occupa di FUNZIONAMENTO e DISABILITA' ed è a sua volta suddivisa nella componente funzioni e strutture corporee e nella componente attività e partecipazione.
Le funzioni "strutture corporee" vengono qualificate con il termine menomazione intesa come perdita o deviazione significativa.
L' "attività" è l'esecuzione di un compito o di un'azione da parte di un individuo e la "partecipazione" è il coinvolgimento in una situazione di vita.
Esse vengono qualificate in capacità e performance.
Il qualificatore "performance" descrive ciò che un individuo fa nel suo ambiente attuale e il qualificatore "capacità" descrive l'abilità di un individuo nell'esecuzione di un compito o un' azione, con lo scopo di indicare il più alto livello probabile di funzionamento che una persona può raggiungere.

LA PARTE 2 riguarda i FATTORI CONTESTUALI, a loro volta suddivisi in fattori ambientali e fattori personali.
I "fattori ambientali" sono ampiamente specificati nella classificazione e comprendono l'ambiente fisico, sociale, e degli atteggiamenti in cui le persone vivono.
Sono qualificati in barriere se hanno influenza negativa e facilitatori se hanno influenza positiva.
I "fattori personali" sono il background personale e rappresentano quelle caratteristiche dell'individuo che non fanno parte della condizione di salute.
Questi fattori comprendono il sesso, la razza, l'età, altre condizioni di salute, la forma fisica, lo stile di vita le abitudini, l'educazione, ecc. Non sono classificati nell'ICF a causa della grande variabilità sociale e culturale ad essi associata.

Tutto questo complesso, e sicuramente articolato, sistema di classificazione che strada apre, che ripercussioni può avere nella scuola?

Intanto ho potuto vedere quanto è poco conosciuto, nonostante sia presente nelle ultime linee guida dell'integrazione scolastica, e quanto c'è ancora da fare per diffonderne la cultura.

L' ICF ribadisce la necessità di passare dalla lettura unidimensionale della malattia alla lettura tridimensionale della persona in interazione con l'ambiente.
Definisce il passaggio da una visione statica, univoca della disabilità ad una visione dinamica, in progressione o in arresto, favorita o limitata a seconda delle condizioni ambientali.
Richiede un forte cambiamento concettuale di mentalità per non considerare più la disabilità come situazione di pochi, ma come una condizione di salute che "può appartenere" a tutti.

Nella scuola promuove una pedagogia positiva orientata alla ricerca di potenzialità e al riconoscimento di abilità, attenta alle competenze non ai deficit, che tenga conto costantemente della ecologia dello sviluppo umano secondo la quale "lo sviluppo di un individuo, così come l'approccio ai suoi problemi è profondamente condizionato da eventi che si verificano nelle varie situazioni ambientali in cui è inserito" (Bronfenbrenner).

Prevede un passaggio culturale forte e stabile che porta a spostare il focus degli insegnanti dai limiti dei nostri alunni alle loro risorse e quindi sposta l'operatività, dal cercare di ridurre le difficoltà ad azioni di potenziamento delle abilità, dall'assistenza allo sviluppo-empowerment.

Il cuore di ICF può essere considerato proprio il rapporto tra capacità e performance. La performance descrive ciò che una persona fa nel suo ambiente attuale, un comportamento osservabile e verificabile. La capacità è "la possibilità di fare" in una situazione nella quale non c'è interazione ambientale.
La scuola quindi deve mettere in atto le azioni necessarie per trasformare le capacità in performance, evitando e superando le barriere ambientali e personali che si vengono a produrre.

La cura di un contesto inclusivo a livello micro e macro, classe/scuola, così concepito è accogliente, coinvolgente e facilitante, organizzato da ciascuno per tutti. È necessario consolidare una coerenza interna, una reale unità di intenti e di azioni da parte di tutti i componenti, alunni, docenti, Ata e Dirigenti, che possa portare LA SCUOLA a stringere più proficue collaborazioni e interazioni con le altre istituzioni.

Al convegno ICF (settembre 2009) mi ha molto colpito lo slogan proposto da un relatore: " noi siamo facilitatori! ".
Io sono un facilitatore? è la domanda che posso tenere come propulsore e verifica quando mi adopero nel mio contesto lavorativo per promuovere l' autonomia e l'indipendenza di ciascun alunno, nella convinzione profonda della "reciproca dipendenza" che ci lega tutti.

Patrizia Ruggiero, Docente di sostegno SMS Fellini - Roma
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