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n.1 marzo 2010
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 19 Novembre 2018

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Articolo '... occhio a me!'  >>>
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... occhio a me!
E'il caso di dire: quando basta la parola!
di Traversetti Marianna - Didattica Laboratoriale

...Occhio a me!
Un tormentone?
No, una parola magica.
Per aprire un sipario?
No, per incantare i bambini...
Non credo nelle mezze misure, nella vita quotidiana, privata, intima... figurarsi nella scuola! E non sopporto, direi che non ho mai sopportato fin dall'inizio delle mie "prove" d'insegnamento, da giovane supplente ansiosa ma gasata, di non essere ascoltata.

La cosa, le prime volte, infatti, mi infastidiva a tal punto che sempre, in tutti i contesti di vita, ho escogitato strategie d'azione (mi piace scendere in campo!) e ... come potevo non farlo nella mia professione?
Così è nato..il tormentone!
Ma no! Un tormentone è una cosa pallosissima che non porta a niente, appunto, solo a tormentare!
Così è nata la parola magica, universalmente magica: sono sedici anni che la uso e, finora (e sottolineo finora perché è sempre meglio essere accorti), ha sempre funzionato.

"Occhio a me!"
Vedete, funziona pure con i lettori!

Non è mica finita qui. Ci sono una serie di comportamenti che seguono all'ascolto della parola. I bambini sono tutti ferratissimi in questo.
E' un apprendimento rapidissimo per tutti gli alunni: bravi, meno bravi, svegli, timidi, allegri, annoiati, tranquilli, a colori... E' incredibile!
Tutto ciò che segue a: "Occhio a me" l'hanno imparato subito tutti gli alunni con cui ho lavorato da sedici anni a questa parte (e sono tanti!).
Allora, in che cosa consiste?
Ve lo spiego subito.
I momenti scolastici, quelli più prettamente tecnici e quindi didattici, sono declinati e strutturati in diversi passaggi: l'osservazione, la spiegazione, la comprensione, la verifica, la constatazione cognitiva... e tanti altri importantissimi tasselli che compongono ogni singolo passaggio. Ma la base di ogni lezione, sia essa improntata, da parte dell'insegnante, su una metodologia deduttiva o su una strategia induttiva, il momento della spiegazione (orale, visiva, supportata da strumentazioni...) è quello fondamentale, l'anello portante di qualsiasi apprendimento.

Bene. Generalmente impronto le lezioni sulla base di ciò che, in linea macrocontenutistica (questa parola, mi rendo conto, è proprio brutta ma se la analizzate rende bene il concetto che voglio esprimere) mi sono programmata, ma non amo scegliere al posto dei miei alunni, per un semplice motivo, e cioè che credo che la motivazione ad apprendere debba essere non insegnata dai docenti ma piuttosto nutrita dai docenti, e quindi mi piace che l'argomento della lezione venga scelto dai miei allievi in base a quello di cui sentono più la necessità. Di solito, mi segnalano loro stessi l'esigenza di una spiegazione ripetuta o la correzione di un compito assegnato a casa nella risoluzione del quale hanno ravvisato delle difficoltà, o una lettura fatta in biblioteca, o un film che hanno visto la sera prima, oppure un evento particolare capitato ad uno di loro di cui si parla apertamente in classe ...
Ammazza, di tutte queste cose parlate in classe?! direte voi...
E mica facciamo solo questo, la giornata è lunga: se ne vedono e se ne sentono di belle se si passa nel corridoio dove sono le nostre aule...
Insomma, dicevo, nel momento in cui, dopo la discussione, dopo che tutti hanno alzato la mano, dopo che l'argomento trattato mi ha dato l'idea di un obiettivo formativo da raggiungere attraverso un determinato contenuto da trattare... interrompo bruscamente la lezione (ai bambini piacciono le manifestazioni eclatanti e, per la verità, anche a me), mi metto al centro dell'aula, in posizione ben eretta, schiocco le dita protendendo le braccia avanti e, con un tono di voce alto, chiaro e perentorio pronuncio la frase magica: Occhio a me!

Immediatamente -non passano nemmeno tre secondi- tutti gli alunni si mettono a braccia conserte appoggiate comodamente sul tavolo, con la testa ben alta, il collo teso e mi guardano attentamente e silenziosamente negli occhi e nella bocca ed io...
Inizio a spiegare: spiegazioni brevi ma intense (il loro atteggiamento di ascolto attivo me lo permette) dove la mimica facciale e corporea fa la parte del leone, in cui tutti i bambini sono chiamati, individualmente, ad interagire con me sul concetto spiegato con la scelta di parole precise, sempre appartenenti al lessico specifico della materia e ... il gioco è fatto!

Vi sembrerà strano ma, garantisco, è così.
Perché il trucco è:
- Incanalare la concentrazione in quel breve arco di tempo;
- suscitare curiosità verso la persona - insegnante;
- implementare l'interesse per l'argomento;
- farli divertire inserendo, nel discorso, frasi spiritose e, soprattutto, riferimenti vicini al vissuto dei bambini.

Sono quattro aspetti fondamentali del processo di insegnamento che solitamente è arduo attivare contemporaneamente ma...
con "Occhio a me!...
Si può!

Marianna Traversetti, Docente I.C. Via Perazzi 46 - Roma
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