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n.4 giugno 2010
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Un corso di formazione
di Ruggiero Patrizia - Organizzazione Scolastica
Intanto, contemporaneamente, a novembre, è partito, nella mia scuola, un corso di formazione tenuto da me: "Attivare un ambiente di apprendimento cooperativo".
Nove gli incontri previsti: i primi, a cadenza settimanale, in un impianto più frontale, in cui ho illustrato un po' le basi teoriche e mostrato i principi, i criteri, le strategie e le tecniche del "Programma di aiuto reciproco" che ho strutturato e attuato nelle mie classi, e i successivi, a cadenza mensile, di confronto, riflessione, ricerca- azione per una eventuale sperimentazione.

Non ne ho parlato prima, perché avevo bisogno di concluderlo per tirare le somme e di un tempo cuscinetto, per la riflessione.

La promozione e l'attuazione di questo corso nella mia scuola sembra paradossale rispetto a quello che ho raccontato nei precedenti articoli, ma non lo è, non completamente.
Sono stati due piani paralleli, binari con rare traverse, un po' in aiuto e un po' ad ostacolo, anche rispetto ai differenti ruoli che mi sono trovata a svolgere.

È stato straordinario il movimento e la determinazione di alcuni colleghi che lo hanno fortemente voluto, cercando un punto di coesione in un momento difficile.
Laboriosa la partenza e gli accordi iniziali.
Molti si sono avvicinati con grande curiosità, in tanti hanno cominciato e partecipato con interesse. Non tutti hanno retto fino alla fine. Critico è stato il passaggio alla seconda modalità di incontro, meno mediata, più diretta, che implicava un coinvolgimento personale, professionale e relazionale.

È stato bello potermi confrontare in uno spazio stabilito, condiviso, con un tempo dedicato e concentrato, accogliere e stimolare domande, riflessioni e anche provocazioni.
Efficace poter finalmente spiegare e verificare il significato di aiuto, relazione come strumento professionale, problema come opportunità, formare un gruppo ed essere un gruppo, un contesto funzionale, l'altro come risorsa, ecc ecc.

Un onore e un onere.

Molto difficile arginare sfoghi, rabbie, malumori e scontenti che spesso sono intervenuti a sommergere stimoli, idee, proposte.

È stato un andamento molto interessante: dopo un' ampia discussione, acceso dibattito, arrivare ad un punto chiave, una svolta.
Il silenzio che ne seguiva.
La pausa come un'apnea.....e poi di nuovo i ma, e se, però, come un'onda a sommergere.
Riprendersi e, poi, ricominciare.

Cruciale l'emergere di un implicito fortemente discordante con l'esplicito, quello che pensiamo e che scriviamo, rispetto a ciò che effettivamente attuiamo, i bisogni contrastanti e le pretese impossibili, pregiudizi radicati e modelli irrealizzabili, accordi taciti e divergenze di fondo.
Primo per tutti, un concetto di diversità fortemente strutturato nella sua accezione negativa. Sembra impossibile, ma è così!

Il nucleo di indagine è stato la classe nella ricerca di una connotazione speciale e specifica, singolare e poliedrica, nelle sue particolarità e peculiarità e soprattutto la costruzione di cooperazione nel contesto classe.
Già il non darlo per scontato è stato una conquista. Lavorare verso la ricerca di positività e la valorizzazione delle diversità è, alla fine del corso, una linea di partenza.
I risultati raggiunti sono molto diversi per ciascuno, a seconda della sensibilità, predisposizione e del livello di partenza, ma per tutti c'è stata la possibilità di creare un terreno comune ed entrare in un'ottica di gruppo di lavoro.
Molto buono, ben accolto, operativo, mi è sembrato il suggerimento di cambiare alcune parole del nostro vocabolario: ne ho proposte parecchie, nell'ultimo incontro, a riassumere il percorso che abbiamo fatto e ne ho verificato la condivisione.
Parole che cambiano le idee e che significano una mentalità nuova.
Ogni tanto me lo confermano, qualcuno si sta sperimentando nell'utilizzo di questo strumento che ho proposto, l'aiuto reciproco, con piccoli passi e grandi soddisfazioni.

Come naufraghi dopo una tempesta, forse con tante cose in meno (certezze), ma con più stabilità e determinazione (coesione), con il desiderio di provarci ancora e l'idea di poter fare qualcosa di nuovo, ce l'abbiamo fatta!!

.....alla fine ci stiamo provando, stiamo solo sperimentando.....

Patrizia Ruggiero, docente di sostegno SMS Fellini - Roma

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