Torna nella homepage
 
n.21 marzo 2012
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:18 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Le bon sauvage ovvero la rappr... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Integrazione Scolastica 2 Integrazione Scolastica
Pagina Organizzazione Scolastica 3 Organizzazione Scolastica
Pagina Long Life Learning 7 Long Life Learning
Pagina Orizzonte scuola 13 Orizzonte scuola
Per visualizzare le sottoaree clicca sull'icona
Dalla redazione Dalla redazione
Dedicato a te Dedicato a te
e-book novità e-book novità
L'intervista L'intervista
Long Life Learning Long Life Learning
Oltre a noi... Oltre a noi...
Orizzonte scuola Orizzonte scuola
Scuola & Tecnologia Scuola & Tecnologia
Sotto la lente Sotto la lente
Editoriali Editoriali
Emergenza scuola Emergenza scuola
Organizzazione Scolastica Organizzazione Scolastica
Integrazione Scolastica Integrazione Scolastica
Didattica Laboratoriale Didattica Laboratoriale

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Le bon sauvage ovvero la rappresentazione culturale del concetto di alterità
Lo sguardo lungimirante dell'integrazione e il limite insopportabile del razzismo.
di Presutti Serenella - Oltre a noi...
La rappresentazione dell'"altro da sé" sta all'idea che ognuno di noi ha del mondo fuori dei confini dell'io-se stesso come la rappresentazione di altre comunità sta all'idea politico e sociale che una società coltiva nei confronti degli altri paesi...
questa è l'equazione, idea quasi banale per la sua semplicità, che sottende una magnifica mostra allestita e attualmente in corso presso il "musée du Quai Branly", museo etnografico di Parigi, allestito già nel progetto originario dell'architetto Jean Nouvel come "...un complesso culturale che propone un approccio diversificato ed innovativo delle culture non occidentali", come recitato sulle brochure tradotta in tutte le lingue a disposizione all'ingresso del museo.

La mostra si intitola "L'invention du sauvage", l'invenzione del selvaggio, anzi la costruzione del mito del selvaggio, e propone un affascinante viaggio attraverso i continenti e la storia con l'occhio di chi è stato oggetto delle colonizzazioni, considerati non solo buon investimento economico e affaristico, ma soprattutto come il più grande progetto educativo scientifico ed antropologico con l'obiettivo ultimo della normalizzazione, vale a dire della negazione delle diversità presenti nella specie umana vivente sul pianeta...

L'esposizione inizia con un excursus storico sulle esplorazioni e le scoperte geografiche che poi hanno portato alla nascita dei grandi imperi coloniali, francese-inglese-spagnolo, e alle prime trasmigrazioni di esemplari etnici presso le più importanti corti europee; l'invenzione del selvaggio raggiunge il massimo fulgore intorno al 500-600,secoli teatro di grandi guerre, scoperte e cura di rappresentazioni artistiche, che con la protezione e il sovvenzionamento economico di potenti mecenati (spesso gli stessi regnanti) hanno dato luogo ad importanti scoperte scientifiche nonché a rappresentazioni di forte impulso e sviluppo delle arti moderne, per esempio alle rappresentazioni teatrali e alle arti figurative.

La scoperta del diverso da noi, del lontano e dell'esotico è anche l'inizio dell'invenzione del selvaggio, del diverso in quanto non uguale a noi, inferiore per le sue non-conoscenze delle coordinate del nostro sistema culturale occidentale e quindi bisognoso di essere educato a tutto questo, di apprendere ciò che possa trasformarlo in un "bon sauvage" utile al mondo occidentale e (perché no?) che possa essere anche un buon affare...
ecco a voi Signore e Signori!!!!.....il terribile prodigio... che diventa, a secondo del momento storico, la donna barbuta, il bambino nero albino, la Venere africana della tribù ottentota, il grande capo Omai, arrivato con il capitano Cook dall'Australia...

insomma inizia l'era del "circo umano", tra cui il più importante e famoso di tutti è certamente il circo Barnum, che fu autore dell'abile trovata pubblicitaria del " What is it?", alias l'afro-americano William Henry Johnson, sofferente di una leggera deficienza mentale, venduto a quattro anni a Barnum che pensò bene di presentarlo con un costume completamente ricoperto di peli come il "perfetto" selvaggio catturato in Africa che tutti vogliono vedere da vicino...

Gli "zoo umani" hanno rappresentato la normalizzazione dell'asservimento a cui è stato sottoposto il diverso che, attraverso l'equivoco della necessità scientifica, viene mostrificato e come tale rappresentato ed esposto al ludibrio e alla comune giustificazione della necessità della detenzione e/o quantomeno del controllo da parte della "comunità educante" formata dai bianchi occidentali superiori.

La mostrificazione è un processo inarrestabile che investe ben presto tutte le diversità, per cui diventa legittimo essere curiosi di assistere oltre che allo spettacolo del diverso perché selvaggio, anche alla visione da vicino del mostro-diverso perché disabile...la storia degli zoo umani, dal "what is it?" portano sul palco anche "elephant man" o i fratelli siamesi...se poi le diversità sono sommate (disabili nati in altri continenti) maggiore è la ragione della curiosità e maggiormente giustificata in nome della conoscenza...

Uno degli ispiratori (commissario generale della mostra) di questa esposizione è un diverso diventato ricco grazie al suo talento: il giocatore di calcio Lilian Thuram, che dalla Guadalupe arrivò giovane nella regione parigina e assaggiò gli sguardi di molti sulla sua pelle nera e si domandò da dove avessero origine questi sentimenti razzisti e, soprattutto come il razzismo fosse assunto come giustificazione scientifica, alla base degli zoo umani, dell'inferiorità delle razze appartenenti al cosiddetto terzo mondo...

Tali giustificazioni hanno sviluppato false credenze e false verità; il razzismo pone le sue più profonde radici culturali sulla paura degli altri e soprattutto sulla convinzione che il proprio mondo, il proprio potere vada difeso ad ogni costo con la sopraffazione e l'assoggettamento di interi popoli, costi anche il genocidio.

Le radici di tutto questo non sono state estirpate, nonostante ancora siano aperte le ferite di un olocausto, e molti i genocidi siano stati consumati; l'assunto di partenza è sempre lo stesso...

Noi siamo i più forti e siamo arrivati per primi ad occupare le postazioni del potere economico-politico su questo pianeta, per cui è dimostrata la nostra superiorità...dunque siamo legittimati alla sua difesa e alla rivalsa sui popoli inferiori perché selvaggi e diversi, diversi e selvaggi...diversi da noi e "pericolosi".
L'affermazione che l'altro è inferiore è qualcosa di rassicurante; pone il limite massimo alla domanda di quanto valga ognuno di noi e quanto debba essere tutelato dalla comunità nella quale vive...

La tutela della diversità, della diversità di ognuno, passa attraverso la sua conoscenza e comprensione; lo scambio tra culture è l'inizio di ogni storia d'integrazione. La rielaborazione della conoscenza, la risultante delle integrazioni dei punti di vista è alla base delle aperture delle menti e della costruzione del rispetto dei principi della convivenza democratica.

L'unico antitodo contro la paura delle modifiche dei punti di vista...è probabilmente la consapevolezza che il cambiamento in quanto tale è possibile...e innarrestabile!

Tutti ci siamo chiesti, almeno una volta, che cosa accadrebbe un giorno se tutti gli umani fossero costretti come tali in uno "zoo"; le suggestioni suggerite dalla letteratura, come dalla filmografia fantascientifica sono molte e alcune molto note....una su tutte "la metamorfosi" di kafkiana memoria.
L'angoscia provocata dall'incapacità di accettazione del diverso e della diversità genera solitudine, discriminazione e morte. L'integrazione invece racconta il lungo cammino della conoscenza e della conquista della civiltà delle "umane" genti.

Lo spettacolo offerto da questa mostra, senza tema di essere smentita, varrebbe il viaggio a Parigi quanto la vista della Torre Eiffel o la visita al Museo del Louvre...vedere per credere!

Serenella Presutti, Dirigente scolastico, psicopedagogista e counsellor 143° Circolo didattico "Spinaceto" di Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
link della mostra al link della mostra al "quai Branly"
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional