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n 69 gennaio 2017
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A scuola con "Betto il cassonetto"
Perché le competenze non vanno mai sprecate
di Proietti Michela - Didattica Laboratoriale
L'attenzione al concetto di competenze nella didattica ha coinvolto in questi ultimi anni il dibattito pedagogico internazionale, conducendo a delle precise scelte programmatiche per lo sviluppo cognitivo, metacognitivo e socioaffettivo, affinché si renda l'alunno in grado di "imparare a imparare" per tutta la vita.
Questo grande cambiamento sposta, inevitabilmente, il focus sulla progettazione sovra-disciplinare dei saperi e sullo sviluppo di abilità trasversali.
Una società così complessa come la nostra richiede ormai una scuola di grande qualità, in grado di stare al passo con il cambiamento frenetico. In quest'ottica, investire esclusivamente sulla crescita quantitativa del bagaglio di conoscenze è ormai rischioso e riduttivo. Investire sul potenziale conoscitivo vuol dire, invece, fornire agli studenti le occasioni, i contesti, gli strumenti e le strategie per usare in modo efficace le conoscenze e costruirne di nuove.
Questo richiede lo sviluppo di abilità che consentano di ristrutturare il proprio essere, di adattarsi ai continui cambiamenti e alle nuove sfide.
Flessibilità diventa la parola d'ordine, soprattutto del pensiero, riflessivo (Dewey, 1961) e critico (Lipman, 2005): un forma di pensiero basata sulla ricerca-azione, sulla progettualità, sulla decisionalità e sulla responsabilità operativa che diventa anche autocorrettiva.
La scuola deve, quindi, puntare ad "una testa ben fatta, che sappia pensare, piuttosto che a una testa ben piena" (Morin, 2000).
Da qui nasce l'esigenza di rivedere la nostra modalità progettuale e di insegnamento in un'ottica totalmente nuova: un apprendimento integrato, volto a creare continuità e a costruire contesti finalizzati, situazioni complesse appositamente strutturate che diano significato agli apprendimenti e che insegnino ad affrontare e risolvere situazioni problematiche legate alla quotidianità.
Progettare per competenze non vuol dire aggiungere semplicemente nuovi traguardi, ma promuovere un apprendimento efficace, perché nella vita, oltre al sapere, sono necessarie anche le competenze trasversali; insieme diventano strumenti per pensare e per agire, "saperi viventi"(Perrenoud, 2003).

Questi sono i fondamenti che hanno condizionato le mie scelte, dettate dalla consapevolezza che i ragazzi, già dalla scuola primaria, devono essere avviati ad affrontare situazioni nuove e imprevedibili, dove poter mobilitare anche le risorse cognitive, sociali e affettive, stimolando così la flessibilità del pensiero e la trasferibilità delle conoscenze/abilità in contesti sempre più vicini a quelli della vita quotidiana.
Mi vengono in mente varie esperienze significative realizzate in questi anni, come esempio pratico di una didattica trasversale, ma forse una più di tutte sintetizza quanto esposto finora. La condivido con voi, nella speranza che possa essere di aiuto, magari anche solo come stimolo per un'ulteriore riflessione.

Un'esperienza unica
Il Comune dove si trova la nostra scuola, qualche anno fa, ha avviato la raccolta differenziata e molti bambini e le loro famiglie erano completamente disorientati nel dover affrontare questo importante cambiamento civico. Noi, come docenti ed educatori, non potevamo non cogliere questa difficoltà e trasformarla in un momento di crescita, significativo ed educativo.
Ovviamente ci siamo adeguati anche noi in classe, ma lo abbiamo fatto partendo da un momento di condivisione: la lettura di un libro molto divertente, "Betto il cassonetto", magistralmente scritto dal mio carissimo amico Stefano Mariantoni, nel quale la tematica viene affrontata sotto vari aspetti: scientifico, tecnologico, geografico, storico, matematico.(1) Questo ci ha permesso di creare un percorso trasversale ed esperienziale, in cui i ragazzi hanno vissuto apprendimenti significativi, che hanno scelto di rielaborare e mettere in pratica, con la partecipazione ad un progetto e ad un concorso nazionali sull'educazione ambientale: "Svitati per l'ambiente" (http://www.svitatiperlambiente.it/il-progetto/) , promosso da importanti agenzie educative e finanziato da illustri aziende italiane e internazionali.
I ragazzi, in un lavoro totalmente cooperativo, hanno inventato un racconto e realizzato le relative illustrazioni, raccolto il tutto in un libro pop-up, creato con materiale di riciclo che avevano raccolto nel tempo. Il lavoro ha regalato ai ragazzi il primo posto nella classifica nazionale, con un consistente premio in denaro, costituito da materiale didattico di vario genere(che abbiamo ancora in eredità).
Il successo raggiunto e condiviso ha creato nei ragazzi un forte legame affettivo che li ha visti tutti partecipi e propositivi nella progettazione e nella conseguente realizzazione della manifestazione di premiazione, proprio nella nostra scuola, alla presenza delle autorità locali, dei vari promotori dell'iniziativa e della stampa (la parte per loro più emozionante).
Per dare il benvenuto a tutti, la classe ha deciso di mettere in scena la storia vincitrice, elaborando il copione teatrale e realizzando a mano i costumi necessari. La manifestazione è stata talmente entusiasmante che i promotori del concorso hanno deciso di trasformare la drammatizzazione in un cartone animato.
Super felici dell'iniziativa, i ragazzi hanno accettato di registrare le voci dei personaggi (non vi dico le risate durante le prove!).
A conclusione del percorso i ragazzi sono stati invitati in Umbria, presso la sede di una delle aziende finanziatrici, alla prima visione del cartone animato, che ancora oggi è l'elemento fondamentale del concorso, "La prima puntata della raccolta".



VIDEO http://www.svitatiperlambiente.it/il-cartone/


"E' stata l'esperienza più significativa della scuola primaria" e gli alunni la ricordano così, con emozione, a distanza di cinque anni. Direi proprio...traguardo raggiunto!!!


Michela Proietti, docente dell' I.C. "Fara Sabina" -Rieti


(1) "Betto il cassonetto" di Stefano Mariantoni vince il primo premio alla VII edizione del Concorso Letterario "Onda d'arte" 2011 nella sezione volumi.
Le tematiche ecologiste legate al riciclo si avvicinano così alla curiosità di giovani e meno giovani attraverso la storia di un cassonetto dispettoso e di Silvia, una bambina chiamata a risolvere una rivolta dei rifiuti che odiano stare tutti insieme. Il racconto di Betto è stato disegnato utilizzando materiali riciclati come supporto per le illustrazioni, quali legno e cartone. Questo, oltre a conferire un'atmosfera di "vecchio ed usato", vuole essere un ulteriore, chiaro messaggio che riciclare vuol dire "donare una nuova vita" alle cose, dare loro una seconda possibilità...".
Il libro, presentato nel marzo 2011 durante le premiazioni del concorso EcoArte dell'associazione PostTribù, sostiene i progetti di Legambiente ed è stampato da Braille Gamma su carta naturale prodotta interamente con fibre riciclate.
Mariantoni è già stato premiato nelle due edizioni precedenti di Onda d'Arte, ottenendo una menzione speciale per "Giraluna e le sue notti bianche" nel 2009 e un secondo posto per "Quarto anteriore sinistro" nel 2010. (su ilgiornaledirieti.it del 4 agosto 2011).
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l progetto l progetto "Svitati per l'ambiente"
 

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