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n.13 maggio 2011
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"Cosa tiene accese le stelle" di Mario Calabresi
Incontro con l'autore al salone del Libro di Torino
di Rosci Manuela - Dalla redazione
Tra i tanti incontri organizzati al Salone del Libro di Torino certamente interessante la presentazione del libro di Mario Calabresi, direttore del quotidiano la Stampa, Cosa tiene accese le stelle. Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro. (Mondadori)

Proponiamo qui l'articolo di Francesca Dalmasso sull'incontro. "Come mai la gente oggi, pur stando meglio, è più pessimista? Da che cosa nasce quell'insicurezza che pervade la nostra generazione? Calabresi ha risposto dicendo che "per la prima volta nella storia dell'ultimo secolo i genitori hanno la percezione che i figli vivranno peggio di loro."

Leggi tutto il pezzo.

"Noi siamo la prima generazione umana alle prese con qualcosa che non ha precedenti: l'incessante accelerazione tecnologica è unita al progressivo allungamento della vita media delle persone. Un tempo la società umana era rappresentata da una piramide, con molti giovani e pochi anziani. A poco a poco la piramide si sta rovesciando. La vera sfida del nostro tempo è quella di imparare ad affrontare i problemi come se fossero occasioni. Perché dall'incontro tra nonni e nipoti potremo creare una generazione nuova".

Con queste parole Massimo Gramellini, vicedirettore della Stampa, ha introdotto l'incontro con Mario Calabresi, direttore del quotidiano torinese. In una Sala Gialla affollata, in cui era presente anche l'amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne, Calabresi ha presentato il suo ultimo libro Cosa tiene accese le stelle, spiegando da che cosa ha preso spunto il lavoro.

"Ricevo spesso al giornale lettere di persone over 50 che rimpiangono il passato, delusi dal declino dei tempi attuali - ha spiegato Calabresi - I lettori più giovani, invece, lamentano di essere costretti a vivere condannati al precariato, senza alcuna prospettiva per il futuro. Sono partito a ragionare da un punto istintivo: qual è davvero questa età dell'oro, quest'epoca di grande etica che abbiamo alle spalle? Viviamo certamente tempi di decadenza dei costumi politici e di mancanza di progettualità, ma bisogna fare attenzione a non idealizzare troppo il passato".

Un libro che vuole essere allo stesso tempo un viaggio nel passato e uno sguardo sul futuro. Un insieme di storie di italiani che non hanno smesso di credere nel domani. "Il rimpianto per le epoche precedenti è un fatto comune a tutta la storia umana. Il mondo complessivamente sta crescendo molto, la questione è che i giovani sono pochi. Oggi la generazione dominante è rappresentata dagli anziani, che sono vigorosi e godono di buona salute" ha proseguito Gramellini, sottolineando che il problema vero è rappresentato dall'attuale decadenza morale. "Oggi l'essere cinici, volgari e violenti è diventato titolo di merito. I giovani stessi sono condizionati da questi esempi negativi. Dobbiamo ripartire dalle regole. Perché ciò che chiamiamo libertà è in realtà l'ostentazione delle nostre miserie".
Calabresi ha poi esposto una riflessione sulla difficoltà odierna di fermarsi a riflettere su quando accade nel mondo: "Siamo bombardati di stimoli e notizie che non abbiamo il tempo di rielaborare. Le informazioni arrivano a tutte le ore, le persone fanno fatica a trovare lo spazio e il tempo per ragionarci su. Ma se non riusciamo ad allargare la memoria verso il passato perdiamo la possibilità di guardare al futuro".

Come mai la gente oggi, pur stando meglio, è più pessimista? Da che cosa nasce quell'insicurezza che pervade la nostra generazione? Calabresi ha risposto dicendo che "per la prima volta nella storia dell'ultimo secolo i genitori hanno la percezione che i figli vivranno peggio di loro. Quando leggiamo le storie del passato ci rendiamo conto che non sono poi così diverse delle nostre. Quello che cambia è che guardando al futuro la speranza del miglioramento si è trasformata in paura del precariato. Non dobbiamo però dimenticare che il futuro è in mano ad ognuno di noi. Bisogna credere nel domani, provare ad essere pienamente protagonisti della propria vita. Perché se pensiamo di essere già condannati non abbiamo speranze di cambiamento".

Diviene quindi fondamentale mantenere la fiducia nel futuro e impegnarsi con tutti i mezzi a disposizione per tentare di cambiare la propria situazione e di realizzarsi. Perché, ha concluso Gramellini, "i 'se' sono la patente dei falliti, nella vita si diventa grandi 'nonostante'".

Sala Gialla, ore 17.00, domenica 15 maggio 2011 di Francesca Dalmasso

In sintesi (da libreriauniversitaria.it)
Cosa tiene accese le stelle, di Mario Calabresi, mette a confronto due diverse epoche della storia d'Italia, il tempo in cui sono vissuti i nostri genitori con il presente, caratterizzato da un sentimento dilagante di sfiducia e di totale mancanza di prospettive. L'autore racconta di come oggi si idealizzi il passato, cogliendone gli aspetti più piacevoli e tralasciando le difficoltà, con un atteggiamento nostalgico che porta ad accentuare il pessimismo che segna i nostri giorni. Il ritornello che imperversa nella società recita il luogo comune del "si stava meglio quando si stava peggio" e i bei tempi passati non torneranno più. In realtà, sostiene l'autore, il problema è che, non trovando un modo per affrontare le sfide del presente, si rispolvera la gloria di un passato in cui, contrariamente a quanto si creda, non tutto era facile e scontato, ma la speranza nel futuro, le ambizioni e la capacità di sognare, hanno reso possibile lo sviluppo e il progresso. E proprio questi sentimenti del passato sono necessari per affrontare il presente, sostituendo il fatalismo, la sfiducia e il nichilismo, con la speranza e con la voglia di credere nel futuro. Per riprendere coraggio e trovare nuovo ossigeno per affrontare la sfida, l'autore compie un viaggio nella memoria, nel vissuto del nostro paese, attraverso le storie di scienziati, imprenditori, artisti e persone comuni, per comprendere che, se ce l'hanno fatta loro, possiamo farcela anche noi. Il presente, paralizzato dallo sconforto, non deve aver nostalgia del passato, ma prenderne esempio per trovare lo slancio necessario a superare il buio. La fiducia, per tornare a coltivare le proprie passioni, per ritrovare la forza di lottare per il benessere, per ottenere la libertà, passando attraverso la volontà. La strada esiste, e Mario Calabresi, con Cosa tiene accese le stelle, ce la indica.

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