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N. 83 maggio 2018
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:22 Maggio 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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"Dei Delitti e delle Pene": la scuola è un tribunale?
Come intervenire di fronte ai comportamenti disfunzionali degli studenti
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
Negli ultimi mesi di questo difficile (un po' più degli ultimi, almeno secondo la mia esperienza) anno scolastico, gli episodi di comportamenti inadeguati, segnati da forte aggressività e violenza, da parte di studenti, o dei loro genitori nei confronti degli operatori della Scuola, sembrano decisamente in aumento.
I fatti più eclatanti hanno immediatamente trovato una fortissima risonanza mediatica; dalla stampa tradizionale ai social network, si è sollevata un'onda inarrestabile di indignazione, trovando voce anche tra firme autorevoli del giornalismo e della letteratura.
Sono tutti molto preoccupati dell'evidenziarsi dei problemi notevoli tra adulti educanti e giovani da educare, con una condizione di non ricezione da parte di quest'ultimi, che non agiscono con comportamenti di dissenso o contestazione dei valori dei padri tipici delle generazioni precedenti, come per esempio accadde nelle stagioni delle "grandi" proteste del secolo scorso; sembrano emergere modalità di scherno e di disconoscimento dell'altro come persona, insomma si alzano grida dolorose unite in un coro collettivo di constatazione che il "patto generazionale" fondato sul rispetto, anche quando contestato, e sul riconoscimento dell'altro è saltato.

Il "vulnus" della discussione converge soprattutto su due posizioni contrapposte, come purtroppo spesso accade quando importanti temi sociali arrivano agli onori (o oneri) della cronaca, che possiamo riassumere forse con due definizioni: i ri-educatori (considerati buonisti) convinti della necessità di azioni educative, e i sanzionatori (sostenitori delle maniere forti) convinti che chi sbaglia debba pagare, senza se e senza ma.
Cercando di non banalizzare (le contrapposizioni nette di posizioni diverse contengono spesso questo rischio), posso esprimere tutta la mia preoccupazione come Dirigente Scolastico nel momento in cui rilevo il fenomeno, così come trasmesso dai media, negli adulti educatori, per primi chiamati in causa, vale a dire nei genitori e nei docenti: tra i primi emergono posizioni principalmente di delega educativa se non sempre più diffusamente di rinuncia all'azione verso i figli; la preoccupazione per i secondi fa riferimento al fatto che troppo spesso non approfondiscono, come invece spetterebbe alle figure tecniche, riportando la contrapposizione "buonisti" vs "sanzionatori" all'interno dei Consigli di classe, chiedendo magari al Dirigente di fare da arbitro.
Ma la Scuola non è un campo di calcio, o comunque un'arena sportiva, come del resto non può e non deve esserlo nessun processo di educazione e di crescita.
La Scuola come Istituzione e come sistema singolo e autonomo reagisce con le sue "armi" in questa sordida guerra, il cui inizio non è mai stato dichiarato; gli strumenti a disposizione, come sanzioni e provvedimenti di vario genere, fanno riferimento innanzitutto a delle norme specifiche, (D.P.R. 249/1998 e succ. mod) che affermano il principio del rafforzamento del senso di responsabilità e del recupero dello studente attraverso attività di natura sociale, culturale ed in generale a vantaggio della comunità scolastica.
Siamo quindi di fronte alla natura più profonda della scuola, che utilizza sempre strategie educative, azioni che hanno come finalità ultima l'educazione e la ri-educazione degli studenti affidati; questo tipo di interventi dimostrano la loro efficacia tanto più se le famiglie si alleano con la scuola per individuare percorsi comuni a favore della crescita equilibrata dei figli.
Gli adulti devono essere pro e non contro gli studenti
dunque; la strada del processo sommario (se virtuale e social può aggravare la situazione dei vissuti e del sentire comune) si rivela come un tunnel senza uscita, dove alla fine della corsa ci si imbatte inevitabilmente con l'illegalità e il pressapochismo.
Molto spesso può accadere che una sanzione comminata per dare un "segnale forte" al singolo alunno, responsabile dei comportamenti inadeguati e negativi individuati, finisca per non sortire gli effetti desiderati, se non addirittura trasformarsi in un effetto boomerang: i comportamenti del singolo e del gruppo, raccontati dalle cronache e dalle casistiche delle sentenze di tribunale, molte volte trovano humus per proliferare proprio nella comunicazione della sanzione, che può essere vissuta come un premio per l'eroe negativo di turno e come una stimmate da ammirare per il gruppo/ branco, emuli e followers del protagonista.
Nella mia esperienza di Dirigente, sento di poter e dover testimoniare l'importanza dei "distinguo" dei fatti e degli episodi ritenuti sanzionabili; è fondamentale che i ragazzi e i loro adulti di riferimento riconoscano e distinguano le differenze sostanziali tra comportamento sanzionabile come scorretto, irrispettoso e assimilabile come espressione di bullismo e il comportamento che si configura invece come reato vero e proprio.
I primi sono materia assolutamente di competenza dell'ambito educativo, della Normativa scolastica e dei Regolamenti interni, i secondi non sono di competenza della scuola, e potrebbero riguardare altre normative, e sono sanzionabili dai codici civile e penale.
da www.geagea.com
da www.geagea.com

Riconoscere le differenze rappresenta il primo passo verso la consapevolezza, per discernere la contezza dei fatti; il grado di gravità degli accadimenti aiuta a individuare le competenze del caso, oltre che a segnarne le responsabilità.
La sanzione in ambito scolastico, a mio avviso, potrebbe invece rappresentare un'occasione preziosa per gli studenti e per gli adulti di riferimento, se si affronta insieme un percorso educativo; questa strada però richiede impegno da parte di tutti, con l'assunzione delle responsabilità personali e collettive di adulti e ragazzi, e per questo più difficile e faticosa, ma può rappresentare anche la modalità di prevenzione di comportamenti configurabili come "reato" e di contenimento dei danni, oltre che naturalmente essere un percorso di apprendimento e di esercizio di cittadinanza attiva.

Come prima fase, dovremmo cominciare a chiarire nell'ambito della "comunità educante scolastica" che è prioritario e importante capire chi abbiamo di fronte e il contesto dove si sono svolti o si svolgono gli episodi disfunzionali, scorretti e sanzionabili : CAPIRE NON SIGNIFICA GIUSTIFICARE MA ACCOGLIERE LA POSSIBILITA' DELL'ERRORE.
Il concetto dell'errore è alla base dell'educazione in quanto tale, e contiene il senso intrinseco anche della ri-educazione, della correzione della rotta; la maggioranza dei comportamenti alla base delle sanzioni scolastiche è di questo tipo, soprattutto nel primo ciclo, quando diventa decisivo il confronto con i ragazzi e le loro famiglie. Dopo, nella secondaria di secondo grado, può essere tardi per l'efficacia di questo tipo di intervento e di provvedimento.
EDUCARE E' ANCHE PREVENIRE E RICONOSCERE I RISCHI; in una fase di crescita come l'adolescenza diventa di vitale importanza fornire alle ragazze e ai ragazzi questi strumenti di specifiche conoscenze e soprattutto la possibilità di esercitare il pensiero critico e l'autoriflessione sui comportamenti individuali e del gruppo di appartenenza.
Comprendere il contesto di vita dei nostri ragazzi "accorcia" le distanze e le incomprensioni e ci aiuta ad aiutarli.

La seconda fase può concernere tutta quella serie di azioni che riguardano la costruzione del "patto educativo" tra scuola e famiglia; le occasioni di confronto non possono essere limitate solo all'informazione sull'andamento dell'apprendimento e del profitto dei ragazzi che, tra l'altro, con l'introduzione del registro elettronico, è diventato più facile reperire. La comunicazione sulla valutazione può veicolare temi molto più importanti che "raccontano" il percorso di crescita dei ragazzi, come per esempio le sue reazioni e i suoi comportamenti in una situazione problematica, cosa "sente" e cosa "pensa" quando si trova fuori dalla sua "comfort zone"; insomma dovremmo aprire un'interlocuzione con le famiglie che sia utile per una crescita equilibrata dei nostri ragazzi e che aggiunga o definisca significato alle loro esperienze, individuali e di gruppo.

La terza fase riguarda il contesto sociale, il maggiore assente (e colpevole) in questo reticolo di relazioni, per l'esercizio della cittadinanza attiva dei ragazzi e per l'apprendimento del vivere (bene) insieme. Il territorio è quasi sempre manchevole di risorse per dare risposte adeguate ai bisogni delle giovani generazioni, e la colpa maggiore è l'assenza di scelte, politiche ed economiche, che invertano la rotta e diano il segno di un cambiamento, investendo per dare risposte culturali che non siano solo scimmiottamento dei social o delle proposte mediatiche e che riguardino i giovani solo perché possibili "consumatori". Assistiamo al perpetuarsi, anzi all'inasprirsi, di queste caratteristiche, con il risultato di aprire ancora di più i margini di una "voragine" affacciata sul futuro, con fenomeni inquietanti in aumento:
-allargamento della forbice della diseguaglianza (chi più ha ancora avrà); sostegno di politiche escludenti e che disconoscono il valore della differenza e del "dare senza ricevere";
-sparizione del lavoro e della fiducia nel futuro con il conseguente aumento del culto del presente e della precarietà;
-lo scenario dove si delinea tutto questo si tinge poi con le tinte fosche dell'innalzamento della insostenibilità delle condizioni ambientali.

La Scuola e la Famiglia in questo momento storico sono le uniche ancore di salvezza per ridisegnare la linea di un orizzonte futuro; per questa ottima ragione non possiamo esimerci dall'agire e dal farlo stringendo alleanze forti. Dobbiamo farlo presto, subito. Domani potrebbe essere troppo tardi.

"È il privilegio della prima giovinezza di vivere in anticipo sui propri giorni, in quella bella continuità di una speranza che non conosce né pause né introspezione. Ci si chiude alle spalle il piccolo cancello della fanciullezza e si entra in un giardino incantato, dove anche le ombre splendono di promesse e ogni svolta del sentiero ha una sua seduzione. Non perché sia una terra inesplorata. Si sa bene che tutta l'umanità è passata per quella stessa strada. È il fascino dell'esperienza universale da cui ci si aspetta una sensazione non comune o personale: un pezzetto di se stessi. Riconoscendo le orme di chi ci ha preceduto, si va avanti, eccitati e divertiti, accogliendo insieme la buona e la cattiva sorte - le rose e le spine, come si suol dire- il variegato destino comune che ha in serbo tante possibilità per chi le merita o, forse, per chi ha fortuna".
JOSEPH CONRAD-"La linea d'ombra"


Serenella Presutti, psicopedagogista, counsellor della Gestalt psicosociale; Dirigente scolastica dell' I.C. "Via Padre Semeria" di Roma e "reggente" dell' I.C. "Poggiali-Spizzichino" di Roma
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