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n.64 giugno 2016
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"Diario di bordo: scopro una Subiaco. . ."
L'esperienza del campo-scuola raccontata dal docente
di Zivi Rosanna - Didattica Laboratoriale
Campo-scuola 24-27 maggio 2016 classi IV E-F scuola primaria "Nino Manfredi", Case Rosse (I.C. Casalbianco Settecamini, Roma)

I gommoni per il rafting sul fiume Aniene
I gommoni per il rafting sul fiume Aniene
Una lunga carovana di viandanti e di bagagli percorre le fresche rive del rapido Aniene. All'arrivo, sorrisi aperti ad accoglierci.
Con un veloce cambio d'abito cambia il volto dell'attesa: caschi e giubbotti salvagente conferiscono un nuovo tono alla giornata mentre il roboante scorrere dell'acqua spinge avanti sguardi e pensieri per la prima esperienza di rafting.
Sull'imbarcazione, ancorata ed ondeggiante, ognuno sfila ai propri posti come una vera ciurma di un prodigioso veliero.
Anelano ad un coro unanime i movimenti delle braccia e quando il percorso pare profondamente tracciato sulla superficie dell'acqua, grazie alla sincronia raggiunta, l'imbarcazione vola tra radici e secolari pioppi, tra le lunghe ciocche dei salici e tra le fruttuose fronde di noccioli. Un perfetto incastro di forza e determinazione governa la prima cascata, poi la seconda ed a quel punto il fiume resta a guardare. Lento poi il fluire dell'acqua e dolce l'approdo tra rassicuranti rive. La diligenza, per la risalita a monte, è già pronta su strada, come compagnia la consapevolezza di aver appena vissuto l'esperienza perfetta.

Al pomeriggio ancora l'acqua, con la sua vita, è protagonista di sorprendenti scoperte: minuscoli abitanti popolano e sorvolano le sponde dell'antico Anio, colori ed odori della trasparenza si manifestano ai sensi, la via fluviale è ricca di fascino, di delicata potenza, di un invisibile manifesto solo a chi sa davvero guardare.
Le luci del giorno si acquerellano gradualmente ed una buffa locomotiva d'altri tempi, raduna attorno a se' volti sorridenti e soddisfatti. Dopo un primo esilarante viaggio con l'Aniene Espress, varchiamo la soglia del silenzio; un paesaggio quieto e disteso avvolge i gioiosi pellegrini. Al termine di una cena consumata tra racconti e nuove aspettative, accompagnata dal sapore del gelato più buono del mondo, cala la notte.

Un nuovo sole trova spazio attraverso le grandi finestre della foresteria ed una sonora sveglia coglie tutti, o quasi, di sorpresa. Animo tra i corridoi poi, puntuali, allineati e pronti i pionieri della natura vanno incontro al nuovo giorno.
La luce limpida del mattino apre la strada tra sentieri antichi protetti dai poderosi rami di secolari lecci, sotto la cui ombra snodano, in cordata, i giovani visitatori. Davanti l'ultimo passo in salita appare un ampio spazio aperto, sospeso sulla valle; un viale chiaro invita a proseguire, mentre le voci sfumano nel silenzio. La figura del nostro vate ci viene incontro, richiamando a se' i discepoli. In un istante tutti risuonano insieme alle parole della guida la cui voce racchiude fermezza ed amore, vivificando, a distanza di secoli, la regola benedettina "Ora et Labora" la quale, quest'ultima, riecheggia ancora tra le mura del Sacro Speco, permeando la valle della sua potenza.
La biblioteca di Santa Scolastica
La biblioteca di Santa Scolastica
Le immagini del monastero di San Benedetto fuso con la roccia a picco sulla profonda gola e della figura del giovane Benedetto, esempio di coraggio e rettitudine, occupano ora i pensieri dei ragazzi lungo il tragitto del ritorno presso il campo base della spedizione. La nuova tappa è l'interno della prestigiosa biblioteca del monastero di Santa Scolastica, in cui è custodito il primo libro stampato in Italia ( ed a cui Umberto Eco, assieme alla sacralità dei luoghi mista a fascino e mistero, si ispirò per dare vita alla sua famosa opera: "Il nome della Rosa").
Il cielo azzurro sovrasta le eleganti architetture ecclesiastiche ed il contrasto con il verde ed il marmoreo bianco dei chiostri interni, riporta alla memoria i colori, i ritmi, i gesti, i canti di un tempo antico, proprio mentre i rintocchi del campanile annunciano il mezzodì.

Il meraviglioso viaggio prosegue, come una linea retta, dall'alto del Sacro Speco, passando per il monastero di Santa Scolastica, verso il laghetto di San Benedetto, sullo stesso cammino lungo il quale il giovane monaco edificò dodici monasteri, baluardi del suo insegnamento.
Lo scenario unico del lago ripaga completamente lo sforzo affrontato per raggiungere il luogo ameno. Il verde ora sconfina nel blu delle limpide e gelide acque, le stesse in cui Nerone, durante gli anni più solenni del suo impero, si narra amasse pescare con retini d'oro.
Dopo questo profondo tuffo nella storia, profondo quanto la gola scavata dalla potenza del fiume, i viandanti ripercorrono l'irta salita del ritorno sotto un sole insolitamente acceso.
La danza della storia cambia ritmi velocemente ed è il motore del nostro simpatico mezzo di trasporto a traghettare i protagonisti del viaggio da una parte all'altra del tempo.

Questa volta sono bussola e mappa gli strumenti del presente, necessari ad orientarsi per i vicoli del centro storico alla ricerca di lanterne sapientemente collocate, lungo le stradine del paese, dagli esperti dell'Orienteering. Corse, ripartenze dal via, giri in tondo, "fuori pista", caratterizzano l'attività del pomeriggio tra fatiche e successi e successi a fatica.
Ogni passaggio dell'avventura è vivamente raccontato a fine giornata, durante il puntuale momento di condivisione all'interno della sala conferenze del nostro campo base. Come puntuale, ogni sera, per chi prima per chi dopo, l'arrivo di Morfeo a distribuire equamente riposo ed energie.

E di energie ne occorrono per scalare una parete di nove metri. Una sfida con la mente, con le paure, con i limiti. Mani e braccia, inizialmente tese, contratte, piedi esitanti, gambe rigide, afferrano e sostano con sempre più sicurezza sulle prese del muro artificiale; l'imbracatura via via diventa un'alleata e la corda di sicurezza l'appiglio vincente. E così uno ad uno guarda in faccia il proprio ostacolo e via oltre il limite.
A testimonianza della straordinaria impresa compiuta, tremori ed indolenzimenti permangono anche a piedi saldamente a terra.
E' l'appuntamento con la carta e la sua docile fibra ad allentare le tensioni di nervi e muscoli. Il Borgo dei Cartai apre le porte del suo piccolo grande mondo antico le cui origini affondano nella secolare produzione di carta industriale nella cui formazione il fiume Aniene, per cinque secoli, ha posto la firma.
Nel laboratorio cartario della città di Subiaco, l'amore per questo vivo prodotto si tocca con mano, si trasforma in impasto di acqua e cellulosa, si intreccia e parla di vita in una fitta, candida, storica trama.

L'Aniene Express
L'Aniene Express
La vita di allora scorre come un fiume nelle vene di coloro i quali tornano a credere nella terra, nell'acqua, nell'aria, nel fuoco di una valle capace di mostrare la salvifica Bellezza del presente. E belli tutti i volti e tutti i sorrisi di questi luoghi, bello lo sguardo della storia attraverso gli occhi e la voce della nostra guida Paolo (http://www.oraetlabora-subiaco.it/home/index.php), bella la cordialità dei locandieri dai quali siamo stati accolti e nutriti, bella l'allegra guida del nostro capotreno Adolfo, e belli tutti i sorrisi venutici sempre incontro da parte dei professionisti del parco fluviale di Vivere l'Aniene (http://www.viverelaniene.com/), due per tutti quelli di Andrea e Gina, capaci di accogliere e donare esattamente come il seme, protetto e radicato nella terra, nel tempo, dona fiori e frutti.

Prima del ritorno a casa i rinnovati viaggiatori salgono, accompagnati dalla familiare presenza di Alessandro e Danilo, sulle vette dei Monti Simbruini, tra profumi, suoni e sorprese del bosco, tra palchi di cervo e meli selvatici in fiore, tra canti di cuculo, voli di falco, muschi e licheni.
Puro e luminoso è il ritorno, nuovi i sorrisi rivolti verso ovest.
Gli insegnanti accompagnatori Manuela, Emanuela, Stefania, Sabato, Rosanna lo sanno: questa è la scuola possibile!

di Rosanna Zivi
docente scuola "Nino Manfredi" -I.C. Via Casal Bianco - Settecamini -Roma
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inserito mercoledì 13/07/2016 ore 15:38 da Raffaela Della Puca
Complimenti vivissimi per quest'articolo, dal profumo antico che racconta un'esperienza dei giorni nostri e che vede protagonisti docenti ed alunni tra i quali mia figlia Angelica. Ho provato una certa emozione nel rivivere, attraverso le parole del racconto, tutte le "esperienze significative" vissute da mia figlia e che la stessa, solo in parte, e' riuscita al suo ritorno a narrare.Tutto quanto descritto ritengo sia stato possibile solo perché delle docenti professionali, coraggiose, capaci di mettersi in primis in gioco e di sperimentare la risposta dei propri gruppi-classe hanno lavorato tanto e bene nel corso di questi anni. Desidero per questo ringraziare le maestre Rosanna, autrice dell'articolo, Manuela, Emanuela e Stefania per aver reso possibile una scuola che, voglio augurarmi, per alcuni docenti resta ancora una meta lontana. Raffaela Della Puca
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