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n.61 marzo 2016
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Articolo '"FARE" Storia'  >>>
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"FARE" Storia
La disciplina in laboratorio
di Ventre Angela - Didattica Laboratoriale
L'idea di come insegnare la Storia ha subito sicuramente profondi cambiamenti. Molti insegnanti si sono resi conto che l'utilizzo di metodologie e strategie didattiche tradizionali non solo avvalorano la cattiva considerazione che gli alunni hanno della disciplina (noiosa, faticosa...), ma allontanano dall'obiettivo di formare coscienze critiche in grado di agire e inter-agire con una società in continuo divenire e sempre più multiculturale.
In quest'ottica la ricerca didattico - educativa è chiamata a interrogarsi su quali interventi formativi possano contribuire a evitare uno studio mnemonico, cronachistico della materia, svolto esclusivamente con il manuale di storia, considerato da molti insegnanti come timone unico del loro lavoro didattico.
Alcuni insegnanti ancora non sono entrati nell'ottica che il metodo tradizionale, storicistico, ha segnato il passo, mostrando debolezze strutturali, e che la storia costituisce un ambito del sapere capace di racchiudere i "segni" della civiltà nel tempo: testimonianze, fatti, simboli e valori sono parte del patrimonio storico e costituiscono le radici necessarie per guardare consapevolmente al futuro.
Storia e cittadinanza, com'è noto, sono strettamente collegate, per cui formare al sapere storico equivale a formare cittadini capaci di interpretare criticamente tutto ciò che concerne l'umano, di cui la storia conserva le "tracce" e ne ricostruisce le vicende (Bloch, Apologia della Storia o mestiere di storico, Torino, Einaudi, 1969).

"Lo studio della storia, insieme alla memoria delle generazioni viventi, alla percezione del presente e alla visione del futuro, contribuisce a formare la coscienza storica dei cittadini e li motiva al senso di responsabilità nei confronti del patrimonio e dei beni comuni [....]. La scuola è chiamata ad esplorare, arricchire, approfondire e consolidare la conoscenza e il senso della storia ed è il luogo, dove vengono affrontati i primi "saperi" della storia.[..]. I libri, le attività laboratoriali, in classe e fuori della classe, e l'utilizzazione dei molti media oggi disponibili, ampliano, strutturano e consolidano questa dimensione di apprendimento [...], permettono un lavoro pedagogico ricco, a partire dalle narrazioni e dalle attività laboratoriali e ludiche con i più piccoli per attraversare molte esperienze esplorative sul passato: un lavoro indispensabile per avvicinare gli alunni alla capacità di ricostruire e concepire progressivamente il "fatto storico", per indagarne i diversi aspetti, le molteplici prospettive, le cause e le ragioni. La storia è la disciplina nella quale si imparano a conoscere e interpretare fatti, eventi e processi del passato. Le conoscenze del passato offrono metodi e saperi utili per comprendere e interpretare il presente [...] (Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione).

Ogni docente, quindi, dovrebbe riflettere sul proprio fare storia in classe, ovvero sulle metodologie, strategie e dispositivi da adottare per motivare gli alunni. Bisogna cambiare il modo di costruire la "lezione", di impostare il lavoro cognitivo con gli studenti.
L'allestimento di un laboratorio di Storia potrebbe essere una delle tante metodologie innovative da utilizzare. Introdotto nella scuola italiana già da molto tempo e in uso in alcune scuole secondarie di primo grado e Istituti tecnico - professionali, viene identificato come strumento per contrastare i limiti dell'insegnamento storico tradizionale: manualistico, spesso arido, distante dagli interessi dei giovani e inadeguato alla formazione di una cultura storica e della coscienza civile nella scuola pubblica di massa (Lamberti R., Per un laboratorio di storia, art. n.132 della Rivista "In Italia contemporanea", 1978).

Il laboratorio rappresenterebbe, dunque, non solo un modo diverso di fare storia, ma anche un luogo fisico/mentale ad alta intensità, dove costruire documentazione, selezionare fonti e materiali, predisporre ricerca, creare le condizioni affinché gli allievi, attraverso operazioni di tipo storiografico, possano leggere il passato per comprendere più consapevolmente il presente. Qui l'allievo sperimenterebbe il piacere e il valore della ricerca storica in un processo di interscambio di esperienze, conoscenze e ricerche con docenti e compagni. Esso sarebbe, dunque, un luogo di lavoro, di collaborazione effettiva, di interazione intellettuale ed emotiva interessante, dove l'imparare si tesse con l'operare, il sapere cognitivo si intreccia al saper fare. Si tratta di un nuovo modello di insegnamento-apprendimento basato sul piacere della scoperta e della ricerca, quindi un modello d'insegnamento che intende contrastare l'apprendimento passivizzante attraverso esperienze di mediazione didattica assai diversificate, comprendenti esperimenti, discussioni, esercizi, valutazioni, lezioni.
Dire "laboratorio storico", in sintesi, significa dire ricerca: la sperimentazione del modello didattico della ricerca "simulata" aiuta a maturare una competenza disciplinare e pluridisciplinare, a possedere la sintassi del sapere storico, cioè la "capacità di saper riconoscere e applicare le regole consolidate e gli strumenti convenzionali, epistemologicamente pertinenti, su cui si fonda la produzione storiografica di tipo scientifico" (Deiana G., La ricerca storica: la scuola come laboratorio, Faenza, Ed. Polaris, 1999).

Questo nuovo modo di "fare storia" porterebbe a elaborare un prodotto originale di ricerca i cui risultati, pur se poco precisi, consisteranno in ricostruzioni inedite, microstorie, approfondimenti non contenuti in saggi di storiografia né in manuali. Gli alunni impareranno in modo attivo e coinvolgente a interpretare situazioni, fatti, fenomeni, arrivando ad un prodotto socializzabile e comunicabile. Con il laboratorio si raggiungerebbe anche un obiettivo formativo più alto: lo studente diventerà più consapevole, di essere soggetto attivo rispetto agli avvenimenti che lo coinvolgono; si sentirà attore sul palcoscenico della storia, ne conoscerà le regole, sarà in grado di percorrere tempi e spazi, a volte potrà anche intervenire per produrre cambiamenti.

Ma che cos'è un laboratorio di storia? Come si costruisce?

Un laboratorio di storia assomiglia ad una piccola biblioteca, ad una videoteca o archivio che raccoglie fonti orali, fotografiche e fotocopie di documenti cartacei. È inoltre dotato di impianti per la registrazione e la riproduzione in video, una centralina di montaggio video e audio, un'auletta di personal computer, una fotocopiatrice e altri strumenti per la riproduzione, lo smontaggio e il montaggio delle fonti. Oltre a rappresentare un luogo fisico diversamente attrezzato e strutturato, il laboratorio storico può essere considerato come una modalità di conduzione dell'insegnamento e di approcciarsi, complessivamente, alla disciplina e alla mediazione didattica della cultura storica, centrata sul metodo della ricerca (Brusa A, Il laboratorio storico, Firenze, 1991).
Alla base del laboratorio vi è "la metafora dell'officina", ossia l'idea di piccoli storici "apprendisti" che, affiancando l'insegnante in operazioni storiografiche, maturano un apprendimento che si struttura attraverso operazioni cognitive di base, necessarie alla produzione del sapere.
Le fasi del processo di costruzione del laboratorio sono state oggetto di diverse riflessioni e comprendono alcuni passaggi fondamentali per la progettazione e la realizzazione operativa:
- Selezionare le fonti, cioè tematizzare l'oggetto di ricerca attraverso una lettura globale veloce, o pre-lettura esplorativa, per trovare, selezionare o costruire fonti storiche;
- Interrogare, cioè leggere in modo selettivo, per interrogare il documento e capire le informazioni racchiuse e le risposte alle domande che gli vengono rivolte;
- Interpretare, quindi problematizzare le domande raccolte e formulare ipotesi di soluzione ai problemi emersi circa la fonte del documento, il suo scopo, il contesto in cui si inserisce;
- Scrivere, elaborare un testo conclusivo sull'esperienza laboratoriale, in cui sintetizzare e generalizzare le informazioni raccolte e interpretate.

Il prodotto finale del laboratorio può essere anche un libro di valore scientifico-divulgativo che apre la strada a una possibile promozione culturale tramite convegni di studio aperti alla città e al territorio (De Martino G., La Didattica della Storia. La libertà di insegnare e di sperimentare, Napoli, Liguori, 2001).

Questa è solo una delle tante metodologie innovative utilizzabili per l'insegnamento/apprendimento della storia, la cosa importante, su cui ogni insegnante deve puntare, è abituare gli studenti al modo di pensare dei "Grandi", formando il loro pensiero critico.

di Angela Ventre,
insegnante di sostegno, I.C. "Alfieri Lante della Rovere" -Roma
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