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n. 73 maggio 2017
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"Fuori" o "dentro" la scuola?
La partecipazione dei genitori come risorsa e non come problema
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
genitori e figli a scuola
genitori e figli a scuola
Genitori "fuori" o "dentro" la scuola? Questo interrogativo mi è stato affidato recentemente come titolo di un intervento in occasione di un seminario di formazione, rivolto sia a docenti che a genitori, presso il Liceo "Peano" di Roma, organizzato in collaborazione tra l'Associazione Netforpp Europa, il Comune di Roma e la Cooperativa sociale di psicoterapia medica.
La domanda è stata posta naturalmente come provocazione, per sollecitare riflessioni e il confronto comune tra Scuola e Famiglia, raccolta volentieri dalla sottoscritta.

Quale può essere la giusta distanza tra genitori e figli nell'ambito scolastico? Come si misura una relazione educativa efficace? La Scuola è sempre cambiata insieme alla società e dall'inizio del nuovo millennio questo fenomeno ha acquisito maggiore velocità; sono emerse nuove problematiche, insieme alle vecchie, legate alla relazione educativa, con risvolti sempre più collegati alla gestione della dimensione "social" e dell'utilizzo di strumenti tecnologici.
In questo contesto di riferimento diventa importante, anzi ineludibile, per la Scuola e la Famiglia, acquisire maggiore consapevolezza nella ricerca delle ragioni più profonde, all'origine dei comportamenti dei nostri alunni e figli, ma soprattutto nell'impegnarsi a ricercare soluzioni e modalità di costruzione di relazioni significative.
La storia della Scuola italiana si è misurata con le idee di società più importanti e radicate nella quotidianità del nostro Paese; modelli imperanti sull'idea di scuola che non sono stati cancellati dal procedere di uno sull'altro; piuttosto è evidente il perpetuarsi della loro convivenza, con l'insorgere di molte contraddizioni e difficoltà nella vita delle persone nel contesto scolastico.
Vediamo sinteticamente i modelli più significativi. Abbiamo vissuto ed attraversato il modello "liberista", ispirato dall'idea dell'importanza di lavorare per una divisione netta del lavoro e dei compiti a questo annesso.
PAROLE CHIAVE: COMPETIZIONE- MERITOCRAZIA-DIVISIONE DELLE CLASSI SOCIALI E DEL LAVORO

Un altro modello molto importante per la nostra Scuola indubbiamente è stato poi quello legato ai processi di democratizzazione del dopoguerra, il modello della "scuola pubblica per tutti", all'origine dei Decreti delegati e della Legge 517/77; l'idea portante è quella della scuola di massa al posto della scuola per pochi, quella di élite, aprendo opportunità di crescita anche sociale per le nuove generazioni.
PAROLE CHIAVE: DEMOCRATIZZAZIONE- INTEGRAZIONE-MOBILITA' SOCIALE

Sforzandoci ed impegnandoci in un salto in avanti nel tempo, nel tentare di definire l'attuale modello imperante della nuova società del terzo millennio, troviamo difficoltà e un particolare disagio ad individuare un modello di riferimento dai tratti evidenti: è la società "liquida", molto ben descritta dal celebre sociologo Zygmunt Bauman, recentemente scomparso.
La scuola della società "liquida" non sappiamo ancora disegnarla, ma riconosciamo le più evidenti PAROLE CHIAVE: INDIVIDUALISMO VS COMUNITA'- VELOCITA' DI CAMBIAMENTO E TECNOCRAZIA- MODELLI INSTABILI MA "SOCIAL".

Oltre ai modelli sociali di riferimento, in contraddizione tra di loro, altre criticità di gestione dei processi educativi all'interno delle scuole sono rappresentate proprio da un Quadro Normativo ricco, tanto da entrare in conflitto interno più volte, e rendere molto difficoltosa l'applicazione di nuove regole sulle vecchie; le leggi a cui mi riferisco sono in particolare le "Riforme", che sono state introdotte in tempi molto ravvicinati tra loro, non sedimentate in modo adeguato tra gli operatori scolastici e gli stessi fruitori, ma ponendo invece molti interrogativi aperti ed insoluti: Perché tante Riforme a poca distanza di tempo? Riusciamo davvero ad ascoltare i bisogni della Scuola, riformandola continuamente?
Le disarmonie e le contraddizioni che si evidenziano dunque nei passaggi vissuti individualmente e anche collettivamente nelle comunità sociali e scolastiche producono divisioni e difficoltà di comunicazione tra le componenti fondamentali della Scuola: gli studenti, le loro Famiglie e gli operatori. Nonostante la continua stagione delle Riforme, che hanno riguardato in particolare modo il primo ciclo, in molti abbiamo la sensazione che tutto sia cambiato...tranne quello che è davvero importante, ossia la RELAZIONE E LE MODALITA' DI COMUNICAZIONE.
La relazione asimmetrica per definizione tra adulti e bambini/adolescenti, che osserviamo nelle scuole, si pone ancora in modo maggioritario come unilaterale e univoco, facendo riferimento a modelli "misti" di scuola che fondamentalmente ripropongono trasmissione di saperi/contenuti, mettendo in secondo piano l'esperienza attiva e la sperimentazione come obiettivo nella costruzione delle competenze; la comunicazione diventa una "mission impossible" con modelli di riferimento molto diversi dello "stare insieme"; oltre che perseguire obiettivi diversi, non si riesce a comunicare in modo efficace ed "autentico" e si produce una relazione educativa sofferente ed incompiuta.

Questo problema credo sia centrale per osservare ed affrontare il tema delle comunicazioni tra Famiglie e Scuola, e sono fermamente convinta che alla domanda posta "Genitori fuori o dentro la scuola?" dovremmo risponderci affermando che "Genitori né dentro, né fuori", e porci in un'altra prospettiva di osservazione che definirei come "Incontrarsi ed esplorare i confini", disegnati e preordinati in precedenza.

Perché incontrarsi ai confini può essere la chiave più adeguata nelle comunicazioni tra scuola e famiglia? Credo soprattutto che ciò significherebbe rimettere al centro della attenzione dell'intera comunità educante la specificità dei vari ruoli.
Le "piste" per comunicare in modo efficace possono essere due, a mio modesto avviso:
-la prima, specifica per la scuola, possiamo individuarla nella "Comunicazione Organizzativa", atta soprattutto a curare tutti quegli aspetti che favoriscono il passaggio corretto e trasparente delle informazioni, rimuovendo gli eventuali ostacoli e ponendo le basi "regolative" del flusso informativo;
-la seconda riguarda da vicino le persone e i gruppi, individuata come "Comunicazione Autentica", scevra delle sovrastrutture che bloccano le possibilità di comunicazioni intenzionali, per la costruzione di relazioni significative per la crescita degli individui e delle comunità.

Come sempre negli "affari umani", la questione che si è posta in queste righe è legata alla possibilità di scelta e alla motivazione interiore ad investire su se stessi, per cambiare punto di vista e per accettarne altri diversi dal nostro. L'arte dell'incontro è un esercizio raffinato, ma in fondo anche semplice, che si gioca ai confini tra un "IO" e un "TU" per riconoscersi in un "NOI".


Serenella Presutti Dirigente scolastico, psicopedagogista e counselor
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