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n. 49 gennaio 2015
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Articolo '"Habiba la Magica"'  >>>
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"Habiba la Magica"
Intervista a Chiara Ingrao
di Melchiorre Simonetta - L'intervista

"Habiba la Magica" è un libro simpatico e divertente, mi ha insegnato che niente è impossibile e ad avere fiducia in me stessa. Mi ha insegnato anche che le cose non sempre sono come vogliamo noi e che è giusto così". Matilde B.

"In questo libro l'immaginazione vola, per quanta ce n'è,tra i palazzi di Roma".
Samuele

"Habiba è come una casa calda e accogliente, dove mi posso rifugiare nei momenti di solitudine". Alice

"Con Habiba ho capito che tutto è possibile se lo vuoi veramente". Nicolas

"Per me Habiba è la nuova luce del mondo, è un insegnamento..il suo litigio con Silvia, ad esempio, mi ha fatto capire che anche io in una situazione di disagio reagisco con rabbia". Lorenzo

"Habiba è un luogo dove posso scappare a nascondermi, almeno un po',dalle mie paure". Matilde G.

"Habiba è una luce in una notte senza luna". Teresa

"Habiba ci insegna che tutto è possibile e ci dice anche di tifare la Roma!" Giulio

"Habiba per me è una perfetta metafora di come è diverso il mondo con occhi più magici" Alma

"Habiba è divertente, mi sono messa a ridere fino alla mia ultima lacrima". Grazia

"Habiba ti trascina..." Lara

"Habiba ha tanta passione...è sicura di sé". Flaviane

"Habiba è ribelle e ama l'avventura...dentro di sé ha un mondo di segreti". Marica

"Habiba mi insegna a trattare bene gli amici" Valerio P.


"Sissy (così mi chiamano i miei bambini!), mia zia ha scritto un libro e te lo volevo far leggere". Con queste parole Valerio, un mio alunno, timidamente, quasi in punta di piedi e con il viso trasformato dall'emozione, mi ha fatto dono di una bellissima storia. La zia scrittrice è Chiara Ingrao, il libro tra le mani di Valerio si intitola "Habiba la Magica".

Habiba è una bambina italiana di colore, vive a Torpignattara con la mamma e la zia Aminata, tifa la "magica", ha un'amica laziale e i sogni e le paure di una qualsiasi bambina della sua età. Per me e i miei alunni è stato amore a prima vista!

Mi è piaciuta subito non solo per il suo modo di guardare il mondo ma soprattutto per il mondo che porta con sé, il suo "viaggio" è un percorso di scoperta, come tutti noi Habiba è combattuta tra le diverse "anime" che la abitano, tra la forza conservatrice di zia Aminata e il desiderio di lasciarsi tutto alle spalle della mamma. Lei è lì, in quella zona di incontro, in cui fare una sintesi e trovare la propria identità, fatta di diversità e integrazione, bisogno di appartenenza e desiderio di individuazione.

Questo libro porta con sé temi che fanno riflettere, Chiara Ingrao non si è limitata a scrivere una storia per ragazzi ma, rispondendo al suo desiderio di essere nelle cose con passione e fino in fondo, ha costruito un percorso, un progetto che porta nelle scuole italiane, in cui fa dono agli altri della sua straordinaria storia personale, parla con i bambini, risponde alle loro domande e conduce insieme a loro un pezzetto di strada.
Così l'ho vista, come una donna appassionata e capace di creare incontro.

- Dovendoti presentare e farti conoscere, cosa racconteresti di te? Quali aspetti, passioni, vissuti, passaggi della tua vita pensi ti abbiano portato fin qui?
Direi che dentro di me convivono tre persone diverse. La prima è molto proiettata verso l'interno: sente un gran bisogno di leggere e inventare storie, di scrivere, di riflettere, di dare spazio all'interiorità e al rapporto con la natura. La seconda Chiara, invece, è molto proiettata verso l'esterno, ha una gran voglia di fare: di prendere sul serio il proprio lavoro ma soprattutto di fare qualcosa per le persone meno fortunate di me, per rendere il mondo un po' meno ingiusto e più solidale, usando in passato gli strumenti della politica e oggi soprattutto dell'impegno sociale e culturale. La terza Chiara, infine, è forse la più importante: è quella che ha un enorme bisogno di amore, di riceverlo e di darlo, di dedicare tempo e energie a curare gli affetti, la famiglia, l'amicizia, insomma i rapporti con le persone che amo.
Queste tre Chiare non sempre hanno convissuto pacificamente. A volte mi hanno creato conflitti, mi hanno fatto sentire in colpa perché dedicavo tempo a una e trascuravo l'altra, perché combinavo pasticci; però nell'insieme direi che mi hanno regalato una vita molto piena, di cui sono contenta. Gli errori e i conflitti non sono mai diventati distruttivi: mi hanno procurato dolore, ma mi hanno anche aiutato a crescere. Forse è per questo che sono diventata pacifista! E se devo dare di me una definizione sintetica, è quella scritta all'interno della copertina di Habiba: una "mamma e nonna, scrittrice, femminista, pacifista", che ha fatto tanti mestieri diversi, dall'interprete alla sindacalista, e che in questo lungo percorso ha avuto la fortuna di condividere le esperienze e le passioni di chi lottava per i propri diritti, soprattutto donne - dalle operaie romane alle attiviste israeliane e palestinesi in cerca di pace. Emozioni come quegli incontri e quelle mani diverse strette attorno alle mura di Gerusalemme credo che non le dimenticherò mai, e sarò sempre grata a chi le ha vissute e costruite con me
.

- Sappiamo che sei figlia di insegnanti, ciò ha influito nelle tue scelte e passioni?
Sicuramente ha influito moltissimo. Mia mamma sin da piccole ci portava ai musei, ci raccontava le grandi storie della letteratura e dei miti facendoci emozionare e divertire più che al cinema, ci faceva conoscere i suoi alunni e alunne come persone di famiglia; mia nonna anche negli ultimi anni della sua vita, quando non si alzava più dal letto, riusciva a tenermi inchiodata accanto a lei facendomi fare disegni e indovinelli, giochini per imparare la matematica e la storia, la settimana enigmistica; mia zia Giuseppina che insegnava latino e greco scriveva per noi storie in rima, ci costruiva giocattoli con le sue mani; mio zio Lucio ci trascinava con la sua allegria e i suoi giochi, era appassionato di pedagogia e aveva scritto un libro in cui definiva il cervello "il giocattolo più grande"; mia zia Giulia tuttora ci fa appassionare con i racconti del suo lavoro in una scuola di borgata. Ecco, tutti loro mi hanno fatto questo enorme dono, di capire che imparare (ma anche insegnare) è un grandissimo gioco: una cosa certo faticosa, come lo è una partita di calcio o una caccia al tesoro, ma forse proprio per questo una delle cose più divertenti del mondo! E il divertimento non è solo nel cervello: il cuore ha un ruolo fondamentale. Da mia mamma, mia nonna, le mie zie e mio zio, ho imparato anche questo: che il rapporto fra chi insegna e chi impara è un rapporto d'amore, difficile e conflittuale come tutti i veri amori, ma proprio per questo più vero. Oggi lavorare nelle scuole è per me una delle passioni più grandi, ma non credo sia un caso, per esempio, se quando faceva la sindacalista una delle attività che ho svolto con più passione è stata quella di organizzare il ritorno a scuola di operaie e operai metalmeccanici, tramite il diritto a "150 ore" di permesso dal lavoro: sono passati tanti anni, ma porterò sempre con me la gioia di vedere come può cambiare la vita delle persone il fatto di riconquistare la parola, la scrittura e il sapere.

- Scrivere per i bambini è diverso che scrivere per gli adulti?
Sia nelle storie che per adulti che in quelle per i bambini si dà voce a qualcosa di molto profondo e anche molto misterioso. Come nei sogni, sai che certe voci e certe immagini nascono da dentro di te, ma non sai bene da dove, né cosa significano davvero. Questa è la parte dello scrivere più emozionante, più magica, nella quale forse non c'è differenze fra scrivere per bambini o adulti, perché si scrive per noi stessi.
Poi viene il lavoro, ed è anche un lavoro duro. Perché non basta lasciare uscir fuori i propri sogni, bisogna renderli capaci di comunicare con altri e altre, in modo tale che quei personaggi che sono parte di te siano in grado di distaccarti da te e rappresentare la realtà e i sogni di chi ti legge. Insomma: non basta ascoltare la propria voce interiore, devi in qualche modo ascoltare la voce di chi ti leggerà, le sue emozioni e i suoi desideri. Lo sforzo di ascolto è lo stesso, ma cambiano le persone che cerchi di ascoltare e di capire, per riuscire a regalare loro la gioia di leggere. Per me è abbastanza naturale ascoltare bambini e bambine, perché amo molto giocare con loro, liberare la parte bambina di me organizzando una caccia al tesoro o costruendo mostri, facendo la scema e la buffona; quindi forse quando scrivo per bambini mi diverto di più, tiro fuori una parte di me più allegra, mentre spesso scrivendo per adulti ho tirato fuori anche le difficoltà e il dolore. Certamente per me non cambia l'ultima parte del lavoro, che è quello dedicato al linguaggio, a cercare le parole giuste, la musicalità delle frasi: mi fa molta rabbia quando leggo libri per l'infanzia scritti in modo rozzo e superficiale, senza amore per la lingua. Io i mei lettori e lettrici piccoli li rispetto profondamente, penso che abbiano diritto a leggere vera letteratura, non solo storie. Questo a volte è una vera faticaccia, forse ancora di più che per i grandi
.

- Come è nata l'idea di scrivere il libro "Habiba la Magica"?
L'idea è nata moltissimi anni fa, quando ancora la storia non si chiamava "Habiba la Magica", ma semplicemente "Scopetta". Era una storia che raccontavo alle mie figlie, e le protagoniste erano loro. L'idea delle streghe mi era venuta perché in quegli anni avevo scoperto l'importanza di lottare per i diritti delle donne, e spesso nei cortei cantavamo "tremate, tremate, le streghe son tornate". Volevamo dire che noi femministe eravamo come le streghe di un tempo, bruciate sul rogo perché troppo libere e intelligenti, perché non sottomesse agli uomini, perché conoscevano le erbe che guariscono e i segreti della natura... In "Scopetta" c'era questo riferimento alle donne, e anche tanti alla vita mia e delle mie figlie, dall'odio per lo spezzatino all'amore per Castel Sant'Angelo.
Per tanti anni questa storia è rimasta nel cassetto, non so perché mi è venuta voglia di riprenderla in mano proprio ora. So che ormai le mie figlie sono donne adulte, e io cercavo una protagonista del presente. Mi è venuto in mente di scegliere come protagonista una rappresentante di quella che è l'Italia di oggi, e soprattutto l'Italia del futuro: un'Italia di tutti i colori, che rinnova la propria cultura mescolandosi con le culture di tutto il mondo, che non ha paura delle diversità ma le considera meravigliose ricchezze... Ho scoperto con stupore che nessuna storia per ragazzi, di avventure e di magia, ha mai avuto come protagonista una bambina così, romana e insieme africana, o magari cinese, o bengalese, o araba... Insomma, le bambine e bambini che sono italiani ma hanno anche una seconda identità, perché sono nati in famiglie che vengono da lontano, nella letteratura per ragazzi semplicemente non esistono, sono invisibili: come per la legge italiana, che ancora non riconosce loro la cittadinanza e li considera "stranieri". Mi è sembrata una grande ingiustizia, e ho voluto riempire quel vuoto: una volta pensato questo pensiero, i personaggi mi sono venuti incontro da sé, da Habiba a Silvia, da zia Aminata alla mamma, da Nagib a Rajiv, Suvadra, Mei Li, ecc.

- Qual è secondo te l'aspetto più importante della storia di Habiba (un messaggio, una riflessione, un'emozione....) che ciascun lettore dovrebbe " portare via con sé"?
Non credo sia giusto per un'autrice voler comunicare un "messaggio". Una volta scritto, il libro non appartiene più a me, ma a chi legge, che ha diritto di scegliere cosa portare con sé e cosa scartare. Poi, certo, dentro al libro ci sono tante cose di me che sento il bisogno di comunicare, e che mi piacerebbe arrivassero: è mia la voce dell'Angelo che dice ad Habiba "Roma è casa tua", come quella del vento che le dice "chi vuole vola", la voce di Silvia che le spiega che quando un'amica ha bisogno di te devi saper mettere da parte i litigi, e quella di Nagib che dice che facendosi forza gli uni con gli altri si può conquistare il cielo, è mia la fatica di Habiba nell'affrontare le sue paure e quella della sua mamma che ha rischiato la pelle per darle un futuro, è mia la scelta di Filomena di accettare la vecchiaia e regalare la mia esperienza a chi è più giovane, come quella di Scopetta di fare scherzi, soprattutto ai prepotenti... Sono voci mie, miei desideri e passioni: ma sta a chi legge decidere che farne e se farne qualcosa. O magari non farne niente, e godersi semplicemente le avventure, i misteri, e la voglia di ridere.

- Secondo te è "più magico" scrivere o leggere?
Non so rispondere: è come chiedere se è più importante amare o essere amati! Chi non ha ricevuto amore difficilmente sarà capace di darne, ma purtroppo ci sono anche persone molto amate che non imparano mai a dare, e non scopriranno mai la magia dell'amore. Allo stesso modo, chi non ama leggere non scoprirà mai la magia dello scrivere, e viceversa: difficilmente potrà godere della magia della lettura chi non ha mai provato a esprimere le proprie emozioni con la scrittura, non dico di un libro, ma anche solo di un messaggio, di una lettera, o di un pensiero su un diario segreto.
Se invece non parliamo di magia, ma di bisogni primari, allora dico che sì, una scelta posso farla: potrei vivere senza scrivere, e forse a un certo punto mi capiterà, se non sentirò nascere dentro di me delle cose importanti da raccontare, o se non avrò più le forze per farlo perché sarò troppo vecchia. Senza scrivere potrò vivere lo stesso, e nemmeno troppo triste, ma a una condizione: che nella mia vita rimanga la gioia della lettura, o direttamente o tramite l'aiuto degli altri. Mio papà ha quasi 100 anni e a volte quando vado a fargli visita lo trovo davvero debole e stanco, e in questi casi sapete che faccio, per far tornare a brillare i suoi occhi? Gli leggo una poesia!


Simonetta Melchiorre docente dell'I.C. V.le Adriatico di Roma e Art-counselor


Per approfondimenti:
La biblioteca di Chiara Ingrao http://www.chiaraingrao.it/

Percorsi per la scuola http://www.chiaraingrao.it/uploads/materiali/libri/Habiba/habiba-traccia%20x%20scuole-pdf.pdf

Per le insegnanti che desiderano contattare Chiara Ingrao posta@chiaraingrao.it
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