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n.60 febbraio 2016
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"Maestra, non so cosa scrivere!"
Tecniche di amore per la scrittura
di Bono Liliana - Orizzonte scuola
Per anni mi sono sforzata di insegnare ai bambini a scrivere un testo.
Ho cercato di seguire vari suggerimenti: dal componimento collettivo al lavoro individuale, dal componimento guidato alla traccia lasciata sulla lavagna, dalla discussione sull'argomento alla scelta libera.
Tutti validissimi sistemi, e infatti la maggior parte dei bambini scrive testi accettabili, con nessi logici, in modo piuttosto chiaro e scorrevole.
Però c'è sempre il gruppetto che mugugna, che recalcitra e che, a dispetto di ogni discorso introduttivo, mi guarda ed esclama sconsolato "Maestra, non so cosa scrivere!"

Ebbene, per strano che possa sembrare, io in fondo questo gruppetto l'ho sempre capito.
A me piace scrivere, ma a volte "mi viene" e altre volte "non mi viene", non è il momento. Non lo è soprattutto se non nutro entusiasmo verso l'argomento che vado ad esporre, e non lo è se sono presa da mille occupazioni parallele e non riesco a fermarmi, non per riflettere ma per ascoltarmi.
Così, durante gli ultimi anni di scuola, ho aggiunto due punti forti alla mia tecnica per trasmettere ai bambini l'amore per la scrittura: puoi scrivere che non sai cosa scrivere e che l'argomento non ti interessa molto, oppure che non lo conosci a fondo, senza andare incontro a nessuna misura punitiva, a cominciare dal voto, a condizione che tu lo spieghi in modo chiaro e corretto.
E poi, devi darti tempo, cercando di ascoltare quello che pensi.
Educazione all'ascolto? Forse, ma francamente io avevo sentito parlare più che altro di educazione all'etero-ascolto. Ascolta la maestra, ascolta la mamma, ascolta il papà, ascolta quello che ti dicono.
Mi piace anche che ascolti quello che tu senti, e poi magari me lo racconti.
Mi piace anche molto l'ipotesi, che finora non ho ancora attuato, però, di suddividere la classe in piccoli gruppi: angolo lettura, angolo scrittura, angolo arte. Perché dobbiamo sempre far fare tutto al passo dell'oca? Certo, una delle condizioni chiare dovrebbe essere che ogni bambino entri in tutti e tre i gruppetti.
Un esperimento del genere in realtà lo abbiamo fatto, a classi aperte, lo scorso anno con i colleghi delle Quarte.
Il blocco dello scrittore io lo capisco, dunque. Non è affatto indice di incapacità, non è segnale di scarsa attenzione, nemmeno di disinteresse, a parer mio.
Quando siamo sottoposti ad un esame scritto, noi adulti ci prepariamo prima.
Siamo avvertiti sull'argomento, più o meno vasto, su cui andremo a relazionare con la prova scritta. Eppure molti di noi falliscono comunque il tentativo.
Chi è scrittore, anche solo un pochino, sa perfettamente che non sempre può esprimersi. Sei folgorato da un'idea, hai un'intuizione nella mente, oppure no.
Perché per i bambini dovrebbe essere differente?
Quello di scrivere non è un mestiere ad ore, e difficilmente viene fatto a comando.
Così, mi sono messa in mente di provare a divertire i miei alunni con qualche espediente: la pagina di libertà, per esempio. In questa pagina puoi fare quello che ti piace. Se vuoi puoi scrivere, oppure disegnare, farne un origami -sono bravissimi in questo- raccontare una barzelletta, il testo di una canzone che ti piace. Ci sono alcune regole, non molte: non scrivere parolacce, cerca di essere chiaro, fai una cosa che ti piaccia.
Così non ti annoi, e magari ti sblocchi!

di Liliana Bono
Docente scuola primaria "G. Parini", Torino
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