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n.48 dicembre 2014
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"Mi dispiace che sia finita, vorrei ricominciare!"
La mia esperienza con il Teatro Gabrielli
di Briganti Claudia - Inclusione Scolastica
Quando Rossella è stata interrogata in Italiano, ha dimostrato di essere spigliata e sicura di sé: davanti ad una domanda su un argomento che non ricordava bene, ha mantenuto lucidità e sangue freddo ed è riuscita a dare comunque una buona risposta, ragionando con calma, seguendo le indicazioni dell'insegnante. Ai miei complimenti, ha ribattuto: "E' merito del Piero Gabrielli."

Rossella l'anno scorso ha frequentato il Laboratorio, recitando in una delle parti principali, ed oggi dimostra di aver superato un'innata timidezza e una marcata insicurezza di sé.

Quindici anni fa Giuseppe, uno dei protagonisti de "La nave di Arlecchino", entrando nel Teatro Argentina esclamò: "Siamo nel teatro dei ricchi!", con l'innocenza e lo stupore di un ragazzo semplice. Era la prima volta che entrava in un teatro, non ne aveva mai visto uno, figuriamoci che impressione gli poté fare uno così bello e grande.

Il cambiamento di Rossella e la meraviglia di Giuseppe dimostrano molto bene a mio parere che le finalità del Piero Gabrielli sono state del tutto raggiunte.

Nell'esperienza pluriennale effettuata nel nostro Istituto, iniziata con il progetto pilota "La nave di Arlecchino", abbiamo potuto constatare le diverse fasi e i diversi stati d'animo attraverso cui passano gli alunni. All'inizio c'è solo la contentezza di evitare alcune ore di lezione; successivamente si alternano fatica per l'impegno, paura di mettersi in gioco, conforto nel sentirsi parte di un gruppo, ansia da debutto che porta anche a rinunciare a qualsiasi altra attività extra-scolastica. Alla fine dell'ultima rappresentazione, nella stanchezza del sollievo, il sentimento dominante è la nostalgia e la frase più ascoltata è: "Mi dispiace che sia finita, vorrei ricominciare!"

Anche i docenti non direttamente impegnati nel progetto attraversano diverse fasi: dall'iniziale preoccupazione per le ore sottratte alle lezioni, allo scetticismo sull'effettiva efficacia dell'attività teatrale, fino alla soddisfazione nel verificarne la ricaduta didattica. Molti di loro si stupiscono nel vedere i loro alunni impegnati sul palcoscenico o dietro le quinte, scoprendo che sono molto più in gamba di come appaiono seduti sui banchi.

E' cambiato quindi anche il modo dei docenti di rapportarsi con gli alunni: più attenti alle loro esigenze, più disponibili a comprendere le loro necessità.

I ruoli in teatro si possono scambiare e tutto diventa possibile, senza barriere uniti per lo stesso scopo.

Claudia Briganti, docente referente del Laboratorio Gabrielli, IS Lombardo Radice - Roma
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