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n.91 marzo 2019
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"Sperando che il mondo mi chiami"
Storia di un precariato di valore
di Pellegrino Marco - L'intervista
Copertina del libro edito da Longanesi
Copertina del libro edito da Longanesi
Dopo aver letto il romanzo scritto da Mariafrancesca Venturo, docente, collega e amica, non ho potuto fare a meno di rivolgerle delle domande, solo alcune delle tante che il testo mi ha fatto sorgere, insieme ad emozioni e ricordi. La scrittura fluida, in alcuni punti incalzante e molto evocativa, mi ha travolto, favorendo una totale immersione nel mondo di Carolina, protagonista del romanzo.

È un libro che parla di scuola ma prima di tutto di vita: quanto c'è di autobiografico nel romanzo?
L'idea di questo romanzo è arrivata nel periodo in cui ero una maestra precaria. Ho vissuto in prima persona l'esperienza del precariato scolastico e nel romanzo ho cercato di raccontare una storia che, seppur di fantasia, potesse trasmettere al lettore le emozioni e i sentimenti che ho provato durante quegli anni. C'è sicuramente un personaggio che ha fatto realmente parte della mia vita e, in qualche modo, continua a farne parte ed è la nonna Fortunata che ha fatto scuola nella prima metà del Novecento.

In Carolina è lampante il dissidio interiore sul valore dell'insegnamento: posizione sociale e impegno umano. Come si possono conciliare al meglio i due aspetti, soprattutto nel caso di docenti precari?
Credo che sia difficilissimo conciliare questi due aspetti. Essere un insegnante richiede un impegno umano notevole fatto di tempo, coinvolgimento emotivo, preparazione e senza la sicurezza economica e il riconoscimento sociale non è facile guadagnare i mezzi per fare al meglio questo lavoro che non è solo un lavoro. Carolina, la protagonista del romanzo, ha ventotto anni e vive ancora con i genitori, lavora con i bambini che essa stessa considera il futuro dell'umanità e non ha idea di come si svolgeranno le sue stesse giornate. Un bel paradosso.

Dalla lettura del romanzo emerge il vissuto della persona, che è parte essenziale per la professione di docente: quanto conta secondo te la formazione umana nell'insegnamento? In che modo può essere un valore aggiunto?
Credo che la formazione umana e la preparazione non debbano mai essere scisse, ciò che si impara senza passione, coinvolgimento e senza mai mettersi in discussione, viene dimenticato dopo poco. Penso che ogni insegnante non debba mai smettere di coltivare entrambi questi due aspetti. Carolina diventa veramente un'insegnante solo quando decide di assumersi la responsabilità che questo mestiere richiede.

Una prima frase che mi ha colpito è "L'incertezza vuole la preparazione": quanto lavoro sommerso c'è dietro ad un'ora di lezione?
Chi fa questo lavoro sa quanto costi entrare preparati in una classe di studenti per poi capire che c'è ancora molto altro da fare.
Gli insegnanti precari hanno una maggiore difficoltà soprattutto perché accade che debbano cambiare classe molte volte durante l'anno scolastico che significa nuovo programma, nuove persone, nuove esperienze ogni volta, non c'è nulla che si possa progettare in anticipo. Finisce che si ritrovano ad improvvisare sulla base delle esperienze e delle conoscenze accumulate. Un lavoro difficilissimo.


Un'altra frase che ha suscitato il mio interesse è "I bambini trovano soluzioni semplici a problemi complicatissimi": quali significati pratici riveste per te questa affermazione?
C'è un momento nel romanzo in cui Carolina deve lasciare all'improvviso una classe. I bambini hanno quasi finito le prove del coro e capiscono che senza di lei non potranno esibirsi davanti ai loro genitori. A quel punto Carolina si lascia invadere dal senso di delusione e teme di trasmettere la stessa rabbia e lo stesso disincanto nei bambini. Invece loro non si scoraggiano e avanzano possibili proposte: c'è chi le chiede di tornare lo stesso, chi dice di incontrarsi comunque fuori scuola, chi di assumere anche lei per farla tornare. Alla fine il coro si fa, sulla scalinata della scuola mentre si esce. Semplicemente. Forse il punto è che nei bambini le ragioni più importanti sono le più urgenti. Mi viene in mente a questo proposito Greta Thunberg la piccola paladina del clima che tutti dovremmo ascoltare un po' di più.

Ringrazio Mariafrancesca per il tempo che ci ha dedicato e per la storia che ci ha donato, sperando che il mondo, prima o poi, chiami ognuno di noi.


Marco Pellegrino
Docente di sostegno presso l'IC "Maria Montessori" di Roma e formatore sulla didattica inclusiva e per competenze
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