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Almanacco di autunno  
Oggi è il giorno: 20 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo '1° Convegno ICF'  >>>
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1° Convegno ICF
E' aperto un nuovo cantiere!
di Ruggiero Patrizia - Integrazione Scolastica
Nei giorni 28, 29 e 30 settembre ho partecipato al 1° convegno nazionale " La classificazione ICF in Italia: 2001- 2009 esperienze e progetti a confronto" e alla giornata di formazione " Introduzione all'ICF ".

Il posto - Riva del Garda- è stupendo, veramente eccezionale!
Di ICF avevo letto e ascoltato a proposito dell'Intesa Stato-Regione dal dott. Nicola Pannocchia e mi aveva subito incuriosito.
Quando mi è capitato di sentir parlare di questo convegno, insieme a quello di novembre a Rimini sull'integrazione, ne sono stata subito attratta e mi sono organizzata per andare.
È stata la parola CONTESTO, associata ad una valutazione di disabilità, ad avere l'effetto di una calamita.

Le tre giornate di full immersion mi hanno aperto le porte di una grande fucina di comparazione, approfondimento e sperimentazione dell'ICF.
La Classificazione internazionale sul funzionamento, la disabilità e la salute (ICF) è stata adottata all'unanimità dall'Assemblea Mondiale della Sanità nel maggio 2001 ed è il risultato del processo di revisione dell'ICIDH promosso dall'OMS, dovrebbe quindi prendere il posto degli altri sistemi di classificazioni in uso fino ad ora (DSM IV) in tutto il mondo.

Ho ancora molto da studiare, capire e maturare su questo argomento.
È uno strumento molto articolato e complesso. Il rischio, che è stato evidenziato nel convegno, è che si diano giudizi senza una approfondita conoscenza.
Nel contempo, alcuni concetti mi hanno molto interessato, sia per la loro caratteristica di innovazione, sia per la forza con cui sono stati esposti e penso che possano contribuire a cambiare in modo radicale delle modalità di approccio alla disabilità.
Si è parlato infatti spesso della filosofia dell' ICF che è stata successivamente ampliata e rafforzata dalla Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità.
Essa ha il cardine proprio nella concezione di persona con disabilità e quindi di essere umano unico e irripetibile con le sue caratteristiche peculiari. Questa terminologia sostituisce in modo irrevocabile qualunque altra definizione che voleva indicare questa condizione, qualunque altro precedente appellativo, e trasforma l'approccio alla disabilità in approccio alla persona e quindi in una questione di rispetto dei diritti dell'uomo (sembra incredibile doverlo ribadire!).

"La consapevolezza nuova che la disabilità stessa è una condizione ordinaria che ogni essere umano vive prima o poi nella propria esistenza impone alla società di tenerne conto in tutti i processi di sviluppo e organizzazione sociale" (G. Griffo)
Così il focus non è più nell'assistenza, negli interventi sanitari, nella cura del singolo ma si sposta nell'azione e nel cambiamento sociale, politico e soprattutto culturale che ancora tanta strada deve fare.

L'ICF sostituisce il modello medico lineare- causale con un modello bio-psico- sociale in cui la condizione di salute e disabilità sono il risultato di un intreccio tra varie dimensioni della persona nella sua globalità e dell'ambiente in cui vive. "La salute di un individuo colpisce direttamente il suo contesto di vita (implicando dei cambiamenti sulle sue abitudini, sul suo lavoro, sulle sue relazioni), così come questo interagisce con e influenza la salute delle persone (per esempio a livello di leggi , atteggiamenti, barriere, inquinamento ambientale o stress situazionale)" (M. Leonardi).

Risalta quindi la reciprocità tra l'ambiente e la persona dando significato e potere ad ogni individuo di influenzare ed essere influenzato dal suo ambiente di vita.

Straordinario il concetto di funzionamento che promuove una visione positiva della persona, di quello che può fare, sganciandola dalla diagnosi e mettendo in campo fattori personali e ambientali, il contesto, appunto. È una innovazione che può accelerare dei cambiamenti sostanziali non solo nell'approccio terapeutico ma anche educativo. Uscendo dalla vecchia concezione di abilità residua fa sfumare il tentativo troppo spesso vano di riabilitare rispetto a indeterminati, non più qualificabili "standard di normalità" e introduce invece l'azione di "abilitare a .." tenendo conto della persona, dei suoi bisogni delle sue aspettative e dei suoi obiettivi.

La cosa grandiosa che mi porto dall'esperienza di questo convegno è l'idea di ragionare in termini planetari, della ricerca di qualcosa che possa accomunare tutti gli uomini, dai componenti di una tribù africana agli abitanti di New York, che mi apre ad una affascinante complessità, e mi offre la spinta a superare, gestire o anche solo affrontare e vedere, divergenze, diversità piccole e "locali".
Mi sembra di aver colto un' altra essenziale caratteristica: proprio perché rappresenta un inizio di lavoro, apre una prospettiva nuova, non ha carattere di finitezza, ma di continua perfettibilità.

Patrizia Ruggiero, Docente di sostegno SMS Fellini - Roma
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