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n.53 Maggio 2015
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Oggi è il giorno:18 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Bes e ancora bes'  >>>
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Bes e ancora bes
Le controdomande
di Ruggiero Patrizia - Inclusione Scolastica
Nel gruppo di lavoro sul curricolo verticale nella mia scuola, stiamo cercando di individuare e definire la competenza spirito di iniziativa e intraprendenza, una delle competenze chiave europee.
L'aspetto sicuramente interessante è il confronto tra gli insegnanti dei diversi ordini di scuola e la ricerca di pensare percorsi insieme.
E' emersa, in maniera crescente, la necessità di sollecitare domande e non fornire risposte preconfezionate cercando di sostenere gli alunni nella ricerca di soluzioni personali- funzionali, in modo autonomo e originale.
Abbiamo l'impressione che sempre più le nuove generazioni si irrigidiscano e si mettano in una posizione piuttosto passiva rispetto ai "problemi" scolastici, da quelli matematici a ...non ho la penna.
Certo c'entra tanto la motivazione e in effetti può essere tutto collegato. È come se avessero sempre bisogno di capire il senso, il perché di quello che fanno, cosa che portata agli eccessi diventa irrealizzabile!
Una tecnica molto utile, in questi casi, è l'attesa. Si tratta di far seguire una pausa, un silenzio, alla domanda o all'affermazione "di blocco", sorretti da un atteggiamento fiducioso che il richiedente abbia tutti gli strumenti per trovare autonomamente una risposta. Questa modalità può essere dichiarata o sottintesa a seconda delle situazioni. È un'attesa attiva, come la definisce Ianes.
È una tecnica che necessita tempo e molto autocontrollo, almeno all'inizio, elementi che nel nostro mondo frenetico sono davvero preziosi e rari.

Un'altra tecnica che ho sperimentato è la controdomanda, l'ho appresa al corso di counseling.
A volte ci facciamo sempre le stesse domande che rischiano di farci girare in tondo e di portarci in situazioni chiuse, in un loop. Dritti contro muri che ci confermano in immobilità, incapacità.
Sto parlando degli adulti adesso, di professionisti, a partire da me e dai miei colleghi.
Sono referente BES nella mia scuola e in questo periodo formatrice in un'altra scuola, e una domanda che gli insegnanti pongono spesso è: perché dare a questi ragazzi prove differenziate (semplificate, ridotte o alternative) se poi agli esami devono fare tutti la stessa prova?
In effetti, la domanda resta inattesa e "legittima" per quanto riguarda l'aspetto legislativo ma....mi è stata posta anche in una prima media quando ci sarebbe tutto il tempo di accelerare, modificare, indirizzare gli step e il percorso per avvicinarsi alla prova finale e il traguardo sono ancora molto lontani!
In questo caso ci può orientare la domanda sostenere verifiche che non sono in grado di svolgere, dove porta i nostri alunni?. Anche se fosse solo per un anno, perché pensiamo di fermarli, è utile continuare a sottoporli a insufficienze?
Non pongo la domanda in attesa di una risposta scontata, ma proprio come possibile apertura di un punto di vista diverso.

Tantissime le questioni che sorgono, rispetto a questo tema, quasi in un incalzare di onde: per quali ragazzi dobbiamo fare il PDP? Quali sono i criteri oggettivi? E se poi i genitori non vogliono firmare? Ogni quanto tempo bisogna rifarlo? E le prove invalisi?
Ho provato a spostare il focus e ho chiesto: secondo voi, la normativa sui BES, la direttiva del 2012, che cosa ha cambiato? Quali sono le differenze sostanziali antecedenti questa data?
In effetti io per prima mi sono posta questa domanda per districarmi nel ginepraio labirintico nel quale mi sono sentita in alcuni momenti. Il "cambiamento", se così si può definire, è solo la conferma che gli insegnanti possiedono, e hanno la possibilità di utilizzare, tutti gli strumenti didattici e di flessibilità organizzativa che possono consentire a tutti gli alunni di avvicinarsi il più possibile ai traguardi comuni nel più breve tempo.
L'unica cosa che dobbiamo fare è stabilire quali tempi, strategie, azioni siano più funzionali nelle specifiche situazioni ed eventualmente modificare, aggiustare.

Ragionare in termine di competenze per i nostri ragazzi è un'impresa tutta da affrontare e, chiederci quali sono le nostre competenze, ci può aiutare a "stare sul pezzo".

Patrizia Ruggiero,docente di sostegno IC Belforte del Chienti e counsellor - Roma
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