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n.53 Maggio 2015
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Come si fa a non capire che le richieste sono inadeguate?
Dal rapporto scuola famiglia
di Paci Lucia Giovanna - Orizzonte scuola
Sono mancata dalla rivista per un po', distratta dalla volontà di fare altro, ma ci sono stata "richiamata" a forza. Due eventi accaduti quasi in contemporanea, mi hanno convinto che la mia voce non può spegnersi.

Qualche giorno fa, mi è arrivata dalla direzione della rivista, la notifica che era stato inserito un commento a un mio articolo di giugno 2012. Intanto, già solo questo dato ha dello strabiliante: io, un'illustre sconosciuta, che scrive su una rivista di scuola, non in qualità di tecnica competente, ma di genitore utente, vengo letta, per caso, dopo tre anni! Inoltre, il mio articolo 'Raffaella, un'insegnante, il mio mito', raccontando della mia insegnante di italiano del liceo - di trent'anni prima - che aveva incarnato per me quello che deve essere un'insegnante, (vedi articolo) ha permesso alla lettrice di riconoscere, nella descrizione dei tratti e dei modi di questa professoressa, di cui non citavo il cognome, quella che a lei, anni dopo, ma nella stessa scuola, aveva insegnato storia dell'arte, "forgiando il suo amore per l'arte".
Contattando Barbara, ho scoperto, che dopo tanto tempo che cercava di mettersi in contatto con Raffa, come ancora la chiamiamo noi affezionati ex, attraverso Google e i suoi motori di ricerca, era arrivata al mio articolo, che le ha aperto l'orizzonte. Miracoloso e commovente, direi! Potenza della tecnologia e preziosità del mio racconto! Non fosse che per questo successo, già sarebbe una bella motivazione per continuare ad esserci!

Fatto sta, poi, che questa "storia", si intreccia con qualcosa di molto più attuale e se vogliamo anche triviale. Sono stata all'ultimo consiglio di classe di mio figlio Luca, che avrà, a giorni ormai, la Maturità. Per prima cosa, l'insegnante coordinatrice parte con il ritornello che "questi ragazzi non sono maturi, hanno un atteggiamento leggero e di poco spessore, nei confronti dello studio e della prova che li attende", di fronte al quale, senza avere la minima intenzione di deresponsabilizzare i ragazzi, ma volendo approfondire, mi è venuto naturale rispondere che questo è, a parer mio, il risultato di una scuola "che chiede poco", intendendo per scuola, sia quell'Istituto, sia la Scuola come istituzione. Questo mio figlioletto è un ragazzo del '96, che, ahimé, si è vissuto sulla pelle, nel suo percorso scolastico, tutte le Riforme: è arrivato in I elementare nel 2000, quando hanno stravolto ore e programmi, in quella media, sia inferiore sia superiore, sempre "all'inizio di una nuova era". Non voglio essere né banale né demagogica, ma abbiamo sperimentato addosso che riforma ha voluto significare solo tagli, di risorse, ma soprattutto di programmi. Questi ragazzi hanno dovuto studiare sempre di meno, appiattendosi verso il basso, svuotando di contenuti il loro bagaglio. L'esempio più eloquente: Luca frequenta l'Istituto tecnico Agrario e quale materia è stata non diminuita, ma proprio cancellata? Azienda Agraria! Se non fosse vero, sarebbe una magnifica barzelletta! Poi, la colpa è delle famiglie, che li sollevano dalle responsabilità, ma, anche fosse vero, cosa fa la scuola? Se neanche a scuola devono più sgobbare, come crescono, questi ragazzi? Non sono lavativi, fanno esattamente quello che viene chiesto loro: il minimo.

Del resto, vale lo stesso per l'Università e, dunque, per quanto riguarda la "qualità" con cui arrivano nella scuola i giovani nuovi insegnanti. Altro che mito, professionisti della formazione e ideali di cui mi sono sempre riempita la testa, il cuore e la bocca! Anche loro sono il prodotto di uno svuotamento e o è nelle loro corde continuare a studiare e appassionarsi, imparare dai colleghi,avere vocazione all'ascolto, prima che all'insegnamento o non si può sperare neanche di farsi capire.
Per rafforzare il discorso della professoressa sull'immaturità, ho contestato il fatto che mio figlio avesse preso 14/15 alla simulazione della I prova d'esame, perché per quanto centrato e rispondente quasi al massimo alle griglie di valutazione, a tutti i parametri di forma, contenuto, logica, articolazione della traccia, ecc. , a me, leggendolo, era sembrato più o meno un ottimo tema di un ragazzo di III media, uno di quelli che avrei potuto fare io a suo tempo.
Mio figlio non era e non è scolasticamente colpevole o inadeguato, anzi perfettamente allineato alle richieste, ma sono le richieste ad essere inadeguate, come si fa a non capire? Beh, la giovane professoressa non ha capito e, sgranando gli occhi offesa, ha continuato a difendere il suo operato di valutazione e quello di elaborato di mio figlio!

Come ciliegina sulla torta, infine, mi è stato annunciato che, anche se probabilmente noi genitori di ultimo anno saremmo stati esclusi dalla consultazione, nei prossimi giorni, avrebbero diffuso un questionario, alle famiglie, in cui, secondo le nuove normative governative sulla Buona Scuola, viene chiesto il gradimento sull'Istituto, il suo Pof, i suoi servizi, perché, solo in caso di positività il Ministero concederà i fondi per permettere a quella scuola di esistere il prossimo anno. Io trasecolo, oltre che mi indigno: ma quei genitori che hanno i figli interni in una scuola, che probabilmente cade a pezzi e fa acqua da tutte le parti, come molte scuole, e non solo fisicamente, ma per insufficienti o anche mal gestite risorse, ma hanno comunque l'intenzione e l'interesse di continuare a mandarceli, ma come potranno mai rispondere a questo questionario? Potranno mai dire la verità? No, altrimenti la scuola non avrà l'idoneità per essere funzionante!! E, quindi, il progetto Buona Scuola è un altro proclama di facciata, inconsistente, svuotato di quello che servirebbe alla scuola per essere buona, davvero! Mi si dice:" ma si conta sulla buona fede delle famiglie!" Come? Perché? Su che basi? Lo facessero agli insegnanti, il questionario, che dentro quella scuola sono chiamati a operare! La scuola è fatta dalle persone e sulle persone bisogna investire: formandole, fin dall'Università, e, soprattutto, sul campo, nelle esperienze con gli altri, pagandole meglio, restituendo loro dignità e riconoscimento del loro valore sacrale, sostenendole e tutelandole, invece di lasciarle sole, come è accaduto in certi fatti di cronaca raccapriccianti, di insegnanti aggrediti e malmenati da studenti o genitori!

Da questo punto di vista, molta buona scuola viene già fatta ogni giorno, nel singolo e silenzioso fare di tanti insegnanti di buona volontà, ognuno di noi ne può fare esperienza, ma è dall'alto che non arrivano segnali positivi, non c'è realmente un'intenzione politica di buona scuola, anzi, se penso al Preside Sindaco e Sceriffo, come si può voler chiamare, le mie speranze naufragano del tutto!
Per questo, devo esserci, come faccio a tacere di fronte a questa deriva, che, però, s'incrocia con il mio vissuto, i miei ideali, i miei insegnamenti?

Meglio una voce al vento, che il vento muto...!

Lucia Giovanna Paci, genitore - Roma
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