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n.53 Maggio 2015
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Oggi è il giorno:22 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La misura della creatività'  >>>
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La misura della creatività
Come dare corpo ad un elemento tanto inafferrabile.
di Ansuini Cristina - Orizzonte scuola

Ma accorgersi che si era capaci di inventare qualcosa;
di creare con abbastanza verità da esser contenti di leggere ciò che si era creato;
e di farlo ogni giorno che si lavorava, era qualcosa che procurava una gioia maggiore di quante ne avessi mai conosciute.
Oltre a questo, nulla importava.
Ernest Hemingway

È opinione comune, e argomento di diverse ricerche accademiche, che la creatività venga addormentata dall'attuale stile di vita.
La grande mole di stimoli sensoriali a cui siamo sottoposti sollecita sì certe capacità legate alla concentrazione, all'associazione e alla combinazione di facoltà diverse, ma toglie un elemento fondamentale per creare: la noia.
La noia deve essere intesa come l'otium dei Romani, come cioè un'attività legata al "far niente" che consente una ricerca intellettuale; questa attività porta inevitabilmente a concentrarsi su se stessi e a individuare dentro di sé quel mondo di storie che fa parte di ognuno.
Come ricreare un ambiente adatto alla creatività ed in particolare ad una creatività affabulatoria e scrittoria, che porti cioè ad inventare storie e a scriverle?
Secondo lo scrittore Giuseppe Bordi, che ho incontrato in un paio di occasioni, occorre imparare o re-imparare a fare 5 cose: leggere, scrivere, spegnere la TV, spegnere i videogiochi, giocare.
Possiamo provare ad applicare questo "regime" su noi stessi e verremo sicuramente sorpresi dai risultati: inizialmente ci annoieremo a morte senza il nostro smartphone, ci sembrerà di essere assordati dal silenzio, avremo l'impressione di perdere tempo prezioso... ma poi recupereremo quell'abitudine che avevamo da bambini di inventare situazioni e vicende, ricorderemo storie chiuse da tempo dentro di noi, ripenseremo a fatti e persone che di solito trascuriamo. È un esercizio decisamente salutare!
Per i nostri alunni non sarà altrettanto facile: loro sono nati e cresciuti nell'epoca del virtuale, a contatto con la tecnologia più avanzata, con una vita piena di impegni di ogni genere, ma vale la pena fare sperimentare loro questa assenza di TV e videogiochi per toccare con mano quanta ricchezza di idee, pensieri, sogni è nascosta dentro di loro e aspetta solo di essere tirata fuori.
In concreto, cosa fare? A scuola non abbiamo TV e videogiochi, quindi partiamo già a buon punto, ma che vuol dire "leggere", "scrivere" e "giocare"?
Cosa intendiamo con queste parole? Sono attività che facciamo sempre, ma che spesso si fermano a strumentalità da acquisire e da affinare, magari a causa della mancanza di tempo o della frammentazione dell'orario.
Per leggere si deve intendere un'attività che dia piacere, che sia coltivata costantemente ed in modo efficace: attraverso l'ascolto, la drammatizzazione di storie, la presentazione di tipologie testuali diverse, i bambini devono avere la possibilità di conoscere e scegliere il loro genere preferito e di provare piacere nella lettura. Solo così potranno farsi avvolgere dalle storie, stimolare l' immaginazione, entrare nelle vicende dei personaggi.
Molto si può fare in questo senso, anche con i tempi ristretti e frammentati che si hanno in classe, magari prendendo come spunto un'uscita alla biblioteca di quartiere - dove spesso si organizzano lettura animate - o la Giornata Mondiale del Libro dello scorso 23 aprile. Sono occasioni preziose, in cui i bambini possono concentrare tutta la loro attenzione sul libro e su tutto ciò che a lui è connesso.
Nella mia scuola per la Giornata del Libro, istituita dall'UNESCO da 20 anni e fissata il 23 aprile perché proprio in questo giorno morirono tre grandi delle letteratura mondiale: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e l'inca Gracilaso de la Vega, sono state organizzate maratone di lettura, circoli letterari, letture animate, discussioni e brain storming sul perché si legge e sul perché è bello leggere... Ne sono usciti materiali e pensieri a tratti inimmaginabili.


Ma, seguendo lo schema di Giuseppe Bordi, come passare dalla lettura alla scrittura e al gioco?
Innanzitutto diciamo che il gioco deve essere inteso come il gioco simbolico, non strutturato, quello che dà vita a storie nuove, che fa agire oggetti inanimati, che fa parlare bambole e mollette per i panni, peluches e ammassi di plastilina, il gioco del "Facciamo che ero..."
Questo tipo di gioco, spesso estraneo ai nostri bambini, più abituati a giochi preconfezionati, li avvicinerà decisamente all'invenzione di storie perché darà vita a luoghi e personaggi, a ruoli e passaggi narrativi.
A questo punto la scrittura diventa un modo per mettere un'idea sulla carta, ma dove trovare l'idea, oltre che nel gioco simbolico?
A scuola si ha spesso esperienza di bambini che vengono afferrati dall'ansia da foglio bianco: anche se stimolati con spunti e suggerimenti, restano bloccati, cercando all'esterno di sé qualcosa che invece è già dentro di loro.
Seppur soffocate da play station e wii, da innumerevoli impegni, le storie che gli si chiede di scrivere, sono già dentro di loro e chiedono solo di essere tirate fuori. Fin da piccolissimi hanno ascoltato storie familiari, visto film, sfogliato libri e album cartonati... e tutto questo non è andato certo perduto, ha solo bisogno di essere riportato alla luce. Come fare? Giuseppe Bordi ci dice di recuperare quello che è dentro di noi utilizzando i cinque sensi: inseguendo un odore, riascoltando una canzone o guardando una foto ci riappropriamo della storia che era ad essi collegata.
È esperienza comune mangiare un cibo e rivivere emozioni ad esso collegate: lo zucchero filato che fa ripensare agli innumerevoli giri sulle giostre del luna park o i biscotti allo zenzero che riportano all'ultima festa di Halloween.
Si tratta dunque di stimolare all'osservazione e alla riflessione su cose vissute, a ricordi e pensieri: questi materiali possono diventare idee narrative, possono cioè costituire il germe di storie nuove, tutte da plasmare a proprio gusto.
Puntare dunque a stuzzicare la curiosità dei bambini, aiutarli a guardarsi intorno, a saper cogliere aspetti stimolanti, anche insospettabili.
E poi far raccontare loro esperienze e vissuti, invitandoli a farcirli di aggettivi e particolari: è un allenamento alla creatività notevole.


Un libro sogna,
è l'unico oggetto inanimato che possa avere sogni.
Ennio Flaiano









Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
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