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n. 54 giugno 2015
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A Scuola non ci si deve "spallare"
Intervista a Luigi Berlinguer
di Riccardi Barbara - L'intervista
Lo spazio dell'intervista di questo mese è dedicato ad un personaggio di "grande bellezza" dal punto di vista professionale ed umano. Tra mille convegni e seminari, eventi e manifestazioni porta il suo credo e la sua passione ovunque. E' stato Professore presso l'Università di Siena, uomo politico e Ministro della Pubblica Istruzione dal 1996 al 2000, nel 2009 all'età di 77 anni ha accettato la candidatura al Parlamento Europeo per il PD. Cugino dello storico segretario del PCI Enrico e di Giovanni, politico e professore universitario di medicina sociale.
Dovunque è presente arriva prima la sua voce e poi il suo nome, è lui il Professore Luigi Berlinguer.

Più volte ha affermato in senso ironico e sottile: "A scuola non ci si deve spallare". Per evitare questo, quali ingredienti occorre miscelare per ottenere una buona scuola?
La scuola per le nuove generazioni di studenti di ogni livello e grado, soprattutto per quelli della scuola secondaria, si presenta un po' estranea perché non sempre dà risposte alle loro curiosità. Occorre avere sì una scuola dove si fatica e si studia, ma anche una scuola dove si gode, come diceva Platone: "E' l'eros che muove la vita", ...è il piacere, è la gioia. A scuola non ci si deve solo annoiare imparando il sapere lontano da sé, ma il sapere e la scuola devono penetrare nei ragazzi. Due sono i punti fondamentali: 1 Il metodo di insegnamento, che è lo strumento principale del sapere che non deve essere un sistema chiuso, non deve essere più una semplice e prevalente trasmissione di saperi che dalla cattedra scende agli alunni; oggi il metodo deve arrivare dagli studenti, devono essere loro stessi che, sotto la guida dei docenti, costruiscono il proprio itinerario, il proprio viaggio di Ulisse nella conoscenza e questo non deve avvenire in modo enciclopedico, con un'infarinatura di tutto. In questo modo i ragazzi non si sentiranno più estranei e vivendo in prima persona e soddisfacendo il proprio bisogno culturale, contribuiranno al proprio apprendimento e al proprio modo di imparare.
2 Un altro aspetto fondamentale è l'arte come componente educativa, essenziale nella formazione umana. La vecchia scuola logocentrica aveva perpetrato il crimine di escludere l'arte come componente essenziale dell'educazione. Ogni forma di arte deve essere presa in considerazione, anche e soprattutto la musica, la musica per tutti, dall'apprendimento pratico dello strumento, all'educazione della voce fin dalla più tenera età con all'intervento di maestri specialisti che accompagneranno questo profondo cambiamento.
Grazie a questi due ingredienti sarà un'altra scuola, una scuola che attira e che coinvolge nel metodo e nel merito, per conquistare e suscitare interesse nei ragazzi. Questo è già in atto in alcuni paesi avanzati ed è già praticato in molte scuole italiane grazie all'eroismo intellettuale di centinaia di migliaia di docenti che hanno iniziato il cambiamento.


Noi de La Scuola Possibile ritroviamo in Lei lo stesso nostro stile di fare scuola insegnando con passione ed impegno: quali caratteristiche dovrebbe avere il "buon" docente in una scuola di qualità?
Deve essere preparato e bravo, deve conoscere le sue materie perché si è realizzata una rivoluzione nel mondo e anche in Italia, cioè la scuola oggi è diventata patrimonio di tutti perché vanno tutti a scuola, mentre prima era solo un'èlite. Oggi arrivano le persone più disparate e da ambienti diversi per questa ragione e per questo cambiamento la scuola non va più bene, la ripartizione delle diverse materie e delle discipline blocca una ricomposizione del sapere per questo oggi non basta più essere docenti trasmettitori di metodi e contenuti della centralità dell'apprendimento. Il discente insieme al docente deve essere partecipe, deve contribuire anche lui ad affrontare gli stessi temi del mondo delle conoscenze che andranno prospettate che non devono essere informa trasmessa, ma problematizzandole, evidenziando quesiti. I docenti devono sollecitare gli studenti ad affrontare i problemi sforzandosi di dire la loro opinione, responsabilizzandosi e sollecitando la loro vocazione, presente in ogni essere umano.

A suo parare qual è il pacchetto formativo ed educativo che la scuola dovrebbe offrire per essere una buona scuola?
Dipende dai livelli di istruzione, però le componenti essenziali devono essere due più un'altra, quella della formazione di base che è comune a tutti e che si fa prevalentemente nel primo ciclo, cioè fino alla terza media, fatta dalla materia della conoscenza, materie cognitive e conoscitive, quelle che noi chiamiamo logocentriche, che sono le materie che si studiano anche ora; e poi insieme a queste, dedicare una parte dell'attività didattica all'arte in genere, non solo a studiare la storia dell'arte che va benissimo, ma creare delle esperienze artistiche che vanno dalla pittura, al teatro e a tutte le altre. Secondo, tra tutte le esperienze artistiche la più importante per me è la musica, perché la musica è più ricca e richiede una fatica e uno sforzo nell'educare la voce e nell'usare uno strumento. La scuola, come la musica, è prima di tutto impegno e poi fatica, bisogna darsi da fare, è proprio questo l'aspetto che educa, unendo lo sforzo alla gioia, il piacere alla fatica e il gusto di produrre musica come interpreti e compositori si arriva a fare esperienze artistiche di alto livello formativo e culturale. Tutti devono poter fare un'esperienza nell'arte da dilettanti, non da professionisti, con i primi rudimenti, impegnandosi ed imparando un'altra disciplina, un'altra materia, ma soprattutto cimentandosi con il proprio apporto personale, perché ognuno è diverso dall'altro e ognuno ritrova se stesso e ritrova la gioia più elevata che è la più remunerativa, con soddisfazione,e quando c'è soddisfazione si può affrontare anche la fatica, i ragazzi così si impegnano, perché fanno cose che li rendono felici e per questo non "si spallano".

Cosa ritrova della Sua riforma di quando era Ministro nella proposta di Legge dell'attuale Governo e del suo credo, che sempre porta avanti con estrema convinzione: l'autonomia scolastica ieri, oggi e domani?
Ritrovo molte cose, è la continuazione con qualche modifica della nostra dell'epoca in cui ero Ministro e oggi come allora, il centro di questa riforma è l'autonomia scolastica, cosa che abbiamo inventato noi quindici anni fa. Molti docenti non sono contenti perché l'autonomia è un azzardo, perché bisogna inventare cultura e non camminare su dei binari preconfezionati e precostituiti, bisogna animare un progetto che non vuol dire rifare tutto il programma, tutto il curricolo, il curricolo di base rimane uguale per tutti, ma c'è una parte del curricolo che va modellato a seconda dell'esigenze di una scuola rispetto all'altra, soprattutto nella scuola di stato, perché ogni istituzione scolastica è diversa, ognuno è diverso, sono diversi gli ambienti umani e anche i livelli di preparazione e gli ambienti territoriali per questo ci vuole questa ricchezza di fantasia. Importante è contenere l'iperdisciplinarismo che non deve essere la somma delle discipline come tutti binari paralleli, dove ogni docente fa le proprie materie, per conto suo; per questo occorre la ricomposizione del sapere attraverso confronti, discussioni, attraverso trasversalità e seminari. La scuola non si occupa degli studenti che studiano, degli studenti che fanno i compiti ed ascoltano, così un elemento che può essere preso in considerazione per esempio può essere l'apertura della scuola tutto il giorno, tutto l'anno, tutta la vita oserei dire, non facendo solo le ore di cattedra, ma aumentano l'offerta formativa, ricorrendo anche alle risorse del territorio e alle altre possibilità che ci vengono dalle strutture di tutto il paese. Lo sforzo quindi è rafforzare l'autonomia per avere grandi possibilità dalle conoscenze che ne derivano.

In cosa si differenzia Luigi Berlinguer nel ruolo di padre/nonno e di professore e in cosa si equivale?
Quando ero genitore ho cercato di portare la mia esperienza umana anche dentro l'attività istituzionale per fare in modo di arricchire l'attività professionale. Lo stesso professore è anche un padre, anche lui deve ugualmente adoperare la componente affettiva, non si può insegnare senza una componente affettiva per dare, per sollecitare e per far crescere, questo è indispensabile. Il professore ha anche un ruolo oggettivo e neutrale e quindi nel suo ruolo istituzionale non può farsi influenzare troppo come accade ad un genitore in cui gli affetti predominano, anche un genitore dev'essere giusto, bisogna trovare un equilibrio che non significa smorzare l'affetto, ma conservare l'oggettività del proprio ruolo.

Quale canzone o musica dedicherebbe/userebbe come motto di tutti "noi possibili" che insieme facciamo e vogliamo fare rete per una scuola possibile e buona?
Canterei una canzone napoletana, perché è vero che oggi i ragazzi non le conoscono le canzoni napoletane però la più alta musicalità italiana è a Napoli, anche se è vero che i cori alpini sono bellissimi, somigliano ad un organo, le Alpi sono un organo con questo straordinario senso dell'armonia di una comunità a più voci; ma la musicalità più penetrante nel nostro paese, che parte come musica popolare, è data dalle canzoni napoletane che però hanno anche una componente di cultura musicale. Ecco mi metterei a cantare una canzone napoletana, anche se poi i nostri giovani preferiscono il rock, quindi alla fine va bene tutto per insegnare il bello per una scuola di tutti.

Cosa aggiungere dopo le tante belle cose dette, la tanta enfasi che veniva fuori da tutti i forellini del mio cellulare durante la lunga intervista telefonica avuta con lui: mi ha inondato ancor di più di positività e di ottimismo, più di quanto non lo sia già di mio, mi ha dato conferma che per arrivare al cambiamento bisogna essere uniti e fare rete. Essere inventori di noi stessi e del nostro lavoro, uno dei più belli del mondo, passare parola delle nostre buone prassi e contaminare con il nostro virus della possibilità dello stesso nostro agire, dove la creatività e la professionalità emergono a guida dei nostri ragazzi, coadiutori insieme a noi della proposta formativa calzante per ogni diversa realtà sociale, economica, culturale e territoriale per essere competitivi e di successo, queste sono le chiavi di cambiamento di successo.

Barbara Riccardi docente I.C. Via Frignani - Spinaceto - Roma Counselor della Gestalt Psicosociale e Giornalista pubblicista
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