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n. 54 giugno 2015
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Presto che è tardi!!!!
Il glossario degli ultimi giorni di scuola
di Melchiorre Simonetta - Orizzonte scuola

"Presto bambini, dobbiamo scendere in teatro, i ragazzi della scuola media ci aspettano!"

"Svelti a finire il pranzo, l'insegnante del CDM ci attende per l'una" "Siamo in ritardo .... sbrighiamoci!"

"Non faremo in tempo se non acceleriamo ...."

Correte ... affrettiamoci ... non perdiamo tempo .... muoviamoci ...

Mi sento tanto come il Bianconiglio di "Alice nel paese delle meraviglie" che corre da una parte all'altra, con gli occhi spiritati e l'orologio in mano dicendo: "Macché! Macché! Non aspettano che me! In ritardo sono già! Non mi posso trattenere!" ... Oh, no, no, no, no, no, no! È tardi! È tardi, sai? Io sono già in mezzo ai guai! Neppure posso dirti "ciao": ho fretta! Ho fretta, sai? Sono in ritardo! In arciritardissimo!"

Ecco come percepisco me stessa, le mie colleghe e, purtroppo, anche i bambini, in questi ultimi giorni di scuola, una sorta di "bianconigli" moderni, pronti a passare da un'attività all'altra, da un progetto all'altro, dalla classe al teatro passando per l'aula magna, con capatina finale nella sala multimediale.

Tutto questo perché?

Gli ultimi giorni della classe quinta sono i più frenetici, noi insegnanti abbiamo sempre vissuto questi momenti con estrema fatica ma, forse è cambiato il mio sguardo e si è acuita la mia sensibilità, mai come in quest'ultimo mese, prima della chiusura della scuola, sento me e i miei bambini in una centrifuga.

Sono tanti i progetti avviati e che meritano di essere portati a termine (in verità non tutti a mio parere): la musica, la festa dello sport, lo spettacolo d'inglese in "tandem" con la scuola media, la preparazione della festa di fine anno del nostro Istituto, le ultime uscite da fare, i lavori da concludere ed io ho la spiacevole sensazione che stiamo perdendo di vista l'aspetto più importante: i nostri bambini hanno bisogno di tempi distesi, serenità, pacatezza e momenti di riflessioni sul passaggio e la separazione. Ho già avuto modo di parlare di questo argomento in un mio articolo (ottobre 2014).

Il problema è talmente vasto, e anche diffuso, da meritare la nostra considerazione e una attenta riflessione. I ritmi a cui sottoponiamo i nostri alunni (e noi stessi) non appaiono sani, sono alienanti e stressanti, fino al punto di arrivare all'ultimo giorno stremati, come al termine di una lunga maratona in cui si apprezza solo il traguardo e non il percorso, contenti solo che sia finita.

Così ci ritroviamo ad esclamare sempre più spesso frasi come:

"Non ce la faccio più!"

"Ma è una follia!"

"Sono distrutta!"

"Ma chi ce l'ha fatto fare!"

E' un vero peccato!

Soprattutto dopo cinque anni trascorsi a fare attenzione alle esigenze e ai ritmi di ognuno.

Sono dispiaciuta per questa febbre da cui mi sento trascinata e che patisco per non averla scelta fino in fondo. Mi sento responsabile perché, assorta nel mio lavoro, presa dalle attività che mi piacciono e che sento significative per i miei alunni, lascio passare distrattamente tanto altro che, onestamente, avrei dovuto filtrare. Tutti i no che non sono riuscita a dire, il timore di ferire, di non essere disponibile, di non essere integrata, l'amnesia (rispetto a situazioni in cui sono già passata) mi hanno portata fino a qui, come Bianconiglio, a correre da una attività all'altra senza respiro.

Cosa fare?

Intanto con umiltà e semplicità ho chiesto scusa ai miei bambini del vortice di impegni in cui si trovano, ho parlato loro della mia fatica e del mio disagio mostrando così comprensione per la loro stanchezza, non ho permesso che tutti questi impegni interrompessero il nostro dialogo, se c'è una difficoltà o una richiesta di aiuto si ferma tutto e si rimane in ascolto (esercizio essenziale anche se riferito alla nostra vita personale), se c'è un disagio si accoglie e non si prosegue come se niente fosse: siamo persone non degli schiacciasassi. Lavoro anche sulla "leggerezza dell'essere" (la mia e la loro) e acuisco il mio spirito di osservazione, se si è attenti all'altro da uno sguardo si comprende l'inespresso e propongo momenti di pausa e distrazione quando percepisco nei loro occhi lo smarrimento e l'affanno.

La fatica c'è ancora, queste "attenzioni" non diminuiscono le attività da portare a termine, ma credo siano funzionali a rendere "più umano" il nostro stare insieme, a godere maggiormente della reciproca compagnia, fino in fondo, fino al nostro ultimo giorno insieme. Solo questo per me è davvero importante. Per il futuro so che dovrò trovare una soluzione che non sia solo risolutiva, bensì preventiva, dovrò stare attenta ai miei sì ed essere capace di declinare quando l'attività non si mostrerà in sintonia con il mio modo di fare scuola, dovrò imparare a non distrarmi ed estraniarmi dal resto (come accade quando sono concentrata sulla mia classe,) perché solo così saprò filtrare con attenzione tutto ciò che mi verrà proposto ed essere in grado di rispondere con grazia e delicatezza (alla maniera di mio figlio Mattia): "Ma anche no, grazie".

Sono davvero alla ricerca di una soluzione, di un nuovo modo di affrontare la scuola dei progetti che ritengo attraenti, interessanti, creativi, funzionali, educativi ... ma che non possono sovraffollare i nostri ultimi mesi di scuola, in un delirio di lezioni aperte, spettacoli, questionari, incontri con esperti, rendendo difficile ciò che è prioritario in un contesto sociale ed educativo per definizione come la scuola: l'attenzione e il rispetto per l'altro. Non dimentichiamoci le parole di Bianconiglio: "Neppure posso dirti "ciao": ho fretta!".

Mi piacerebbe, ma soprattutto mi sarebbe di grande aiuto, aprire un dialogo con chi leggerà questo mio articolo; le vostre riflessioni, considerazioni, esperienze, i vostri consigli potrebbero sostenermi in questa mia ricerca di una soluzione il più possibile creativa.

Simonetta Melchiorre docente dell'I.C. V.le Adriatico di Roma e Art-counselor
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inserito mercoledì 10/06/2015 ore 15:30 da Lucia paci
Ci sono tante cose che vorrei dire, non sono sintetica e non so fare ordine. Intanto, la prima considerazione è qualcosa che non riguarda te, ma che penso da sempre e non sono la sola: la scuola media non dovrebbe esistere o almeno non dovrebbe essere come è e i bambini dovrebbero essere accompagnati al periodo che definirei "ginnasio" dalle insegnanti che li hanno "cresciuti" fin da bimbi, attenti alla loro crescita più che altro umana e interiore. Il rapporto che avranno con i professori alle medie, non sarà mai dello stesso tipo e della stessa cura! Certo, questo non eliminerebbe il distacco, né forse la fretta degli ultimi tempi, ma il tempo più dilatato potrebbe far vivere gli step con minore ansia da prestazione Dal momento che, tuttavia, non è questa la situazione, pur percependo il tuo disagio, lo inquadrerei in una normalità che probabilmente i ragazzi percepiscono come tale e il fatro stesso che tu, come li hai abituati a fare, ti metta in discussione con loro e porti il tuo disagio, annulla il problema in loro o comunque allenta il peso, inquadrandolo nella normalità. Del resto, non è così pure quando si prepara una festa, magari un matrimonio? Fai tanto per organizzare al meglio, curando ogni particolare e ogni persona mentalmente, poi quando la vivi, non ti godi niente perché stai nel pallone, piena di ansie perché tutto funzioni! Mi rendo conto che qui si tratta di bambini e il tuo problema nasce perché, dopo averli tanto curati, ognuno nei propri tempi e spazi, ti sembra poi di non averne più rispetto, ma non è così e loro lo sanno, proprio perché gliel'hai detto, hai condiviso con loro la tua umanità e la tua professionalità, dando loro una grande lezione, perché tu non sei perfetta, come nessuno lo è, ma fai tutto il tuo meglio, con tutta te stessa e la tua fede! Per il futuro? Ti direi di rimanere come sei, con tutto quello in cui credi, poi, magari, a fine ciclo, dove né tu né i bambini avete bisogno di dimostrare ormai più niente a nessuno, tranne quello che siete diventati e che vi siete dati nel corso di cinque anni, io magari mi tirerei fuori da recite, spettacoli e rappresentazioni di vario tipo! Stai serena, Simo! Lucia Paci
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