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N. 76 ottobre 2017
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
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Oggi è il giorno:18 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Dillo tu alla maestra!'  >>>
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Dillo tu alla maestra!
La "diversità" a scuola si affronta parlando
di Pellegrino Marco - L'intervista
Chiedo scusa a Pierpaolo Mandetta, autore del romanzo "Dillo tu a mammà", per aver rivisitato il titolo della sua opera, ma ho ritenuto opportuno anticipare ai lettori dell'articolo quanto avranno modo di leggere nell'intervista che segue.
Ringrazio il giovane autore salernitano per aver accolto la mia proposta di trattare il tema dell'omosessualità applicato alla Scuola, affrontato in modo raffinato ed incisivo nell'opera edita da Rizzoli, che in pochi mesi ha raggiunto un grosso successo, facile da prevedere, visti lo spessore e le qualità del racconto.
Con un linguaggio diretto e cristallino, Mandetta è riuscito a ricostruire uno spaccato della società e a fornire tanti spunti di riflessione. Occupandosi di scuola e rispetto delle diversità, la rivista mi è sembrata la "scatola" adatta per contenere un argomento di questo tipo, che negli ultimi anni è stato al centro dell'attenzione e ha suscitato anche polemiche; è importante alleggerirlo dagli stereotipi e dalle false ansie e contestualizzarlo, renderlo tema di discussione e di lavoro nelle classi del nostro Paese, a partire dagli anni della scuola primaria, se non addirittura da prima. I romanzieri assurgono in questo caso al ruolo di educatori, ma gli educatori sono investiti comunque delle responsabilità proprie del loro mestiere, che dovrebbe contemplare, tra i "ferri", la sensibilità, lo spirito di osservazione e la capacità di trattare le questioni con professionalità e conoscenza della materia, evitando pressappochismi e ridicole semplificazioni (con è sinonimo di semplicità).

Il romanzo è lo specchio fedele della realtà e nella trama tanti giovani possono riconoscersi: come pensi (ci diamo del tu, data la tua giovane età) che il racconto possa aiutare ragazzi e ragazze ad affrontare una storia omosessuale?
Penso che la paura spesso ci convinca alla fuga e alla menzogna, soprattutto quella personale. Quando abbiamo paura, mentiamo a noi stessi per non dover affrontare le difficoltà esterne o ciò che proviamo. Samuele, il protagonista, è un ragazzo che riesce a superare gli ostacoli proprio guardandosi dentro. È ansioso, infantile, egocentrico, è tante cose che non ammettiamo di noi, ma lui se ne rende conto. Tutto il resto dovrebbe sempre arrivare dopo - come lo dico in casa, a scuola, al lavoro - prima è importante la sincerità con se stessi. Spero perciò che "Dillo tu a mammà" possa aiutare a guardarsi dentro.

In questo periodo stai affrontando il tema nelle scuole, proprio a partire dal libro: a quali studenti stai presentando l'opera? Con quali modalità? Su quali aspetti ti soffermi?
Tutto comincerà a Caltagirone, Sicilia, a metà ottobre. Poi si accoderanno altre scuole. La modalità che vorrei attuare è quella del confronto. I ragazzi hanno bisogno di parlare, di chiedere e capire, anche quando sembra che non sia così o non vogliono. Quando andavo io a scuola, noi studenti eravamo allo sbando. Vivevamo alla giornata, senza obiettivi, e ci facevamo male a vicenda senza capirne gli effetti. Nessuno ci chiedeva "ehi, come stai?" Vorrei partire da quello. Dal chiedere a quei ragazzi come stanno. E poi bisogna parlare di educazione sentimentale, perché l'era in cui viviamo è pericolosa: abbiamo informazioni continue, ma nessuno le spiega. Abbiamo i social per stringere amicizie, ma coltivando distanze. La moda è più accessibile a tutti, ma crea discriminazioni. E tutto questo ha effetto doppio sui ragazzi, che senza una guida, senza un supporto emotivo, rischiano di crescere anestetizzati.

Quando ti rivolgi ai docenti e agli educatori, cosa consigli loro? Quale messaggio possono lanciare alle generazioni che formano ogni giorno?
Gli educatori sanno bene che ogni forma di educazione parte dal rispetto. Oggi c'è una grande attenzione sul tema della diversità, anche se credo siamo davvero tanto indietro, siamo partiti tardi. Gli studenti si trovano in un'età in cui è più facile fare branco e discriminare i più deboli, per sentirsi al sicuro. Bisogna quindi insegnare che essere diversi non deve fare paura o istigare il bullismo, ma che invece è un arricchimento per tutti. Un'opportunità per sentirsi liberi di essere se stessi.

A che età pensi si debba cominciare a parlare nelle scuole e in famiglia di tale argomento?
Il mio primo "ric..." l'ho ricevuto alle elementari. Perciò è inutile credere che i bambini siano innocenti o da tutelare nei confronti dei temi umani. In un modo o nell'altro, questi temi li riguarderanno fin da subito. Perciò prima si comincia a parlarne nelle scuole e in famiglia, prima si investirà sul futuro emotivo dei bambini e dei ragazzi.

Anche se non sei un docente, ti chiedo di ipotizzare un piccolo intervento nelle aule: quale percorso proporresti per approfondire le questioni legate ai rapporti gay?
Io inizierei con lo scrivere sulla lavagna la parola "fr...". Sicuramente partirei da questo, dal domandare agli studenti cosa pensano dell'omosessualità, se usano la parola per deridere qualcuno. Se si rendono conto che possono ferire e umiliare un compagno. Ascoltarli, quindi. Una volta capito cosa pensano, si può partire col demolire tutte le credenze che assorbono dall'esterno, se ne hanno: dall'omosessualità come contronatura all'omosessualità da non sbandierare in giro. È un tema di cui si parla poco, purtroppo, ancora tanti genitori non vogliono esporre i figli a questi argomenti, perciò è facile che gli studenti abbiano in testa un sacco di luoghi comuni.

Qual è l'ultimo consiglio che ti senti di dare a tutti i nostri lettori, per affrontare tali situazioni in modo naturale e sereno?
Di non trattare nessun tema al mondo come poco adatto. Di non proteggerli da qualcosa a cui comunque andranno incontro, e a quel punto lo farebbero da soli. Che sia il sesso, che sia l'amore, che sia il lavoro, che sia il divorzio, che sia qualunque tema, basta parlarne.

Grazie ancora a Pierpaolo per il suo contributo; speriamo di ritrovarlo sulla rivista o, meglio, di incontrarlo in una delle tante scuole d'Italia.


Marco Pellegrino, docente e formatore, IC "Maria Montessori", Roma
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