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N. 76 ottobre 2017
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Oggi è il giorno:21 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Il Piano di formazione 2016-19
Occasioni di confronto e crescita per la comunità educante
di Presutti Serenella - Formazione
La legge 107/2015 (Riforma sulla "Buona scuola"), all'art.1/comma 124, ridefinisce così i termini della formazione dei docenti: "Nell'ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale. Le attività di formazione sono definite dalle singole istituzioni scolastiche in coerenza con il PTOF e con i risultati emersi dai piani di miglioramento delle istituzioni scolastiche previsti dal regolamento di cui al DPR 28 marzo 2013, n. 80, sulla base delle priorità nazionali indicate nel Piano nazionale di formazione, adottato ogni tre anni con decreto del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, sentite le organizzazioni sindacali rappresentative di categoria".
Con il DM 797 del 19 ottobre 2016 viene adottato in seguito il "Piano Nazionale di formazione del personale docente per il triennio 2016-2019", mettendo insieme tutti gli elementi di attuazione della norma con le necessità organizzative e gestionali che comporta un piano a respiro nazionale; si ribadiscono elementi portanti come:
-la qualità dei percorsi formativi;
-gli aspetti di innovazione;
-l'individuazione delle priorità, da ricercarsi negli obiettivi di crescita personale e professionale del singolo docente, in quelli di miglioramento della scuola e nelle strategie per lo sviluppo dell'intero Paese.

La Riforma della Buona scuola non ha di certo innovato in modo così profondo l'impianto della formazione docenti nazionale, del resto non c'è stato neanche il tempo, ma dobbiamo riconoscerle il merito di aver riportato all'attenzione del mondo scuola, e anche dei fruitori dei servizi di istruzione, il tema della qualità dell'insegnamento e, di conseguenza, la qualità della formazione dei docenti, sia quella iniziale che quella in servizio, sollecitando inevitabilmente prese di posizione di varia natura, sindacale e pedagogica.
Le qualità riconosciute alla formazione, obbligatoria, permanente e strutturale, hanno rappresentato l'ennesimo motivo di polemica e scontro a tratti aspro, ma anche l'occasione per riaprire il confronto all'interno degli Istituti, riconoscendo l'urgenza di interventi seri e duraturi che superassero l'intermittenza delle risorse e l'aspetto della buona volontà da parte dei docenti più motivati e preparati.

Il piano di formazione ha dunque carattere di triennalità e procede di pari passo con la durata del PTOF; l'obbligatorietà viene resa tale dalla deliberazione dall'organo tecnico del Collegio docenti, che individua le connessioni con il percorso progettuale dell'Offerta formativa triennale, con i suoi punti di forza, le criticità e l'implementazione degli elementi di sviluppo, rendendo il tutto un continuum permanente e strutturale.
I Collegi dei docenti e i Consigli di Istituto hanno potuto avvalersi, sin dai primi anni del Duemila, delle esperienze di autonomia, imparando a costruire Offerte formative, ad individuare le risorse umane e finanziarie, ad analizzare ed individuare percorsi contestualizzati, esprimendo al meglio l'idea di scuola.
Indubbiamente non tutti sono stati all'altezza del compito, soprattutto per difetto di formazione mirata e di preparazione adeguata.

La mia esperienza come Dirigente di un Istituto comprensivo è maturata nell'humus di queste problematiche, e ad oggi credo di poter indicare le maggiori criticità in questo ambito, non tanto nell'assenza di motivazione dei docenti o nei livelli di collaborazione tra le diverse componenti e anime nella scuola, ma nelle scarse capacità di condividere metodologie di lavoro e di chiarezza di obiettivi, cioè nelle componenti più strutturali della costruzione di un Piano di formazione.
La costruzione strutturale di un piano di formazione penso debba muovere i passi più importanti verso la direzione di un'analisi attenta e concreta dei bisogni dell'utenza e dei contesti dove si inserisce l'istituto scolastico, per evitare di rincorrere attività e progettualità che rispondano a logiche diverse dalle reali necessità o mode pedagogico-didattiche non coerenti e poco significative. Si potrebbe obiettare che le azioni progettuali vengano schiacciate dal peso dell'analisi e dalla mole dei bisogni; il rischio è reale ed è bene esserne profondamente consapevoli, per non perdere quella spinta ad innovare, quella motivazione a dare di più ai nostri studenti che può fare la differenza: che fare allora?


La mia esperienza sul campo (ho lavorato in aree a rischio per molti anni) mi ha insegnato a riflettere sul come trovare l'equilibrio tra "bisogno di base" e "offerta di innovazione"; credo che un buon piano debba riflettere questo sforzo di ricerca coerente di connessioni con il Piano triennale dell'Offerta formativa, nonché con il Rapporto di Auto-Valutazione (PTOF-RAV) e con il Piano di miglioramento (PDM), individuando attentamente una scala di priorità che risponda a termini di concretezza e di fattibilità.
Una "sponda" importante nelle azioni di analisi e di costruzione del Piano di Istituto è rappresentata senz'altro dal confronto interno/esterno tra scuole del territorio, appartenenti alla "rete" che con la Riforma è diventata "ambito territoriale"; le azioni di confronto che si possono attuare sono molteplici, cominciando dalle procedure in uso nelle scuole, che fungono da potente specchio di comparazione per ulteriori e preziosissime riflessioni, per tentare un lavoro di "meta-connessione" verso l'ottimizzazione di un servizio territoriale di istruzione: si chiama "Sistema territoriale" nell'idea delle scuole autonome.
Altro passaggio nella costruzione del Piano (legato perlopiù alle realtà delle altre agenzie educative, Enti locali e terzo settore) risiede nelle possibilità di avviare e gestire questo tipo di confronto; le difficoltà incontrate nella mia esperienza sul campo sono da attribuire alla propensione dei diversi attori a confrontarsi con la "visione di sistema", lontani cioè dalle "logiche di cortile", che purtroppo sono ancora molto presenti.
L'esperienza vissuta recentemente nella costruzione del "Piano territoriale di formazione" nell'Ambito VI, a cui appartiene la scuola che dirigo, risente molto degli sforzi sopra descritti; sposare le necessità di formazione individuale dei docenti con le logiche di innovazione nazionali è stato un buon punto di partenza, a partire dalla somministrazione di un sondaggio al singolo docente; è stato possibile ricevere un primo risultato di analisi di sistema, con dati a livello di scuola e di ambito VI.

Il Piano territoriale di ambito ha rispettato le indicazioni delle priorità nazionali, attivando i diversi corsi formativi nelle scuole-polo, declinando il tema "Formazione e progettualità nella creazione di ambienti educativi di apprendimento e coesione sociale: nuovi e vecchi strumenti per la didattica" in 4 moduli ripetibili, a secondo delle richieste pervenute dai docenti delle scuole:
1.Creatività, competenze e innovazione didattica, "open space e open mind";
2.competenze per la prevenzione del disagio e promozione del "welfare" dello studente;
3.scuola, lavoro e profilo delle competenze: dall'aula al territorio;
4.didattica per competenze e certificazione degli apprendimenti.
Infine un quinto modulo è stato progettato e proposto per implementare le esigenze formative del sistema territoriale, con gli approfondimenti delle connessioni tra PTOF, RAV e PDM, scommettendo sulla formazione trasversale e in rete proprio di quei docenti che ogni scuola ha identificato come "figure di sistema".
Questo ultimo modulo è la risultante di un lavoro di intreccio tra il passato prossimo della rete di scuole e il suo futuro sviluppo.

I risultati di questa prima fase sono stati incoraggianti, soprattutto per l'apprezzamento degli stessi docenti, che si sono riconosciuti nel lavoro individuale e di gruppo; su questa strada credo si debba continuare a lavorare, sul doppio binario delle dimensioni necessarie allo sviluppo del "sistema Scuola".


Serenella Presutti, Dirigente scolastico dell'IC "Via Padre Semeria" di Roma, psicopedagogista e counsellor della Gestalt psicosociale
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