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n.78 dicembre 2017
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Autobiografia di un'insegnante
Riscoprirsi come persona in ogni giorno di scuola
di Parravani Emanuela - Formazione
A Dicembre è tempo per fare riflessioni e tirare le somme di quanto abbiamo costruito nel nostro iter lavorativo e di vita.
Ripensando al mio cammino personale non posso che essere pienamente soddisfatta di quanto mi è capitato, non solo nell'anno che va concludendosi, ma, tornando un po' indietro, nei tredici anni della mia attività lavorativa.
Durante questo percorso ho incontrato tanti docenti, tutti con uno stile proprio da cui imparare e prendere il meglio, sicuramente non sono stati sempre momenti facili, specialmente per una precaria, che si inserisce in corso d'anno scolastico in situazioni a volte complicate o gestite da team "particolari".
Il mio modo di "entrare in punta di piedi" nei contesti nuovi ed osservare con occhi attenti gli adulti, i bambini e l'ambiente scolastico che mi trovavo di fronte, mi ha sempre aiutata a lavorare in modo efficace e pertinente.
Se qualcuno mi domandasse ora perchè ho scelto di dedicarmi all'insegnamento... risponderei che in realtà non è stata una scelta consapevole all'inizio.

Negli anni della mia gioventù, dopo gli studi universitari in pedagogia, per motivi personali, ho sperimentato tante e disparate esperienze lavorative che mi hanno arricchito umanamente e mi hanno dato sicurezza su come muovermi nei diversi contesti sociali.
Il campo dell'infanzia in genere però mi aveva sempre affascinato; avevo notato sin da quando ero bambina della mia facilità di rapportarmi con i più piccoli e di catturare la loro attenzione e questo mi è "rimasto dentro".
Soltanto dopo un cammino triste e doloroso a livello familiare, ho rimesso in discussione tutta la mia vita ed ho "cambiato rotta", avvicinandomi al mondo della scuola, dove ho trovato finalmente la mia dimensione e la gratificazione personale che rincorrevo da tanto tempo.
Lavorando con i bambini mi sono "riscoperta"; ogni giorno che entro in classe è come se rivelassi una parte di me che era assopita, condivido con passione i loro successi, patisco le loro ansie, come se fossi anch'io "una di loro", ma con la consapevolezza di ciò che sono oggi.
E' un po' come rivivere attraverso una foto la propria infanzia!
Tutto ciò mi dà la carica e l'energia di svegliarmi sempre con la motivazione per "contaminare nuove menti" e, al contempo, la responsabilità del grande onere che ho come docente.
Fare l'insegnante oggi vuol dire anche avere un ruolo molto diverso da quello di anni fa, ai tempi della nostra infanzia a scuola, ma certamente di grande rilevanza per le famiglie e la società, sempre più prese da ritmi concitati e nevrotici.
Ho l'impressione che i genitori moderni, presi da mille impegni e spesso poco presenti nell'educazione dei figli, siano alla ricerca di punti di riferimento che ricercano e trovano proprio nell'insegnante.
Comunemente si sostiene che il mondo scuola-famiglia viva in un rapporto di ostilità e contrapposizione; sicuramente in alcuni casi è vero, ma dal mio vissuto quotidiano percepisco piuttosto l'interesse a "fare meglio insieme", per il bene dei bambini.
E' come se i genitori fossero smarriti a volte nel vedere come i figli di oggi siano cambiati, più esigenti e più attenti verso la realtà che li circonda e non sappiano come gestirli.
I ragazzi moderni non sono affatto superficiali come sento dire da molti, anzi credo abbiano molte più capacità di autoriflessione sul proprio vissuto rispetto alle generazioni passate, hanno solo bisogno di buone guide per orientarsi nel complesso mondo che li circonda, ricco di una tale varietà di stimoli difficili da scegliere.
Sono spesso confusi, frastornati e l'insegnante può rappresentare la guida, "la bussola per orientarli", attento ai bisogni di ognuno e intento a promuovere le potenzialità del singolo.
La scuola può davvero rappresentare il "vento per il cambiamento", essere la scuola di domani, "la scuola possibile", il faro illuminante per i nostri ragazzi e lanciare un segnale forte di cambiamento per la società odierna.
Solo così riprenderemo il ruolo autentico che spetta all'insegnante, non solo trasmissivo, ma da regista, attento alle vite dei propri alunni, tese ad un fare attivo e consapevole, dirette all'autonomia di pensiero.
A riprova di tutto ciò sono gli alunni che, terminato il ciclo della scuola primaria, rimangono in un rapporto speciale con i "vecchi" insegnanti, rapporto instaurato negli anni, unico, fatto di confidenze e condivisioni delle loro esperienze sulla scuola media, dei loro successi, delle loro paure e delle loro inquietudini tipiche dell'età adolescenziale.
Il messaggio ricevuto da un'alunna di qualche anno fa, quando ero ancora una "girovaga" precaria, mi emoziona sempre e più di tutti, e mi rende consapevole ogni giorno di ciò che faccio: "Sei stata la maestra più brava che chiunque, bambino o bambina, possa avere, mi sei rimasta nel cuore, mi hai sempre aiutato in tutte le situazioni di difficoltà che avevo e aiutato a credere in me stessa".
Questo credo sia il più grande riconoscimento che fa della professione insegnante non un mestiere come gli altri, ma una "missione" che stimola all'apprendimento autentico, attraverso la motivazione e l'interesse.
E' bello essere ricordati nel tempo dai propri alunni come figure autorevoli, un punto fermo, incontrato e riconosciuto nella sua "unicità", come l'insegnante che tiene viva la speranza di lasciare in ognuno di loro un segno nella crescita e nella formazione umana.


Emanuela Parravani, docente dell' I.C. "Casalbianco" di Roma
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