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n.78 dicembre 2017
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:16 Luglio 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Il rapporto con la Politica'  >>>
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Il rapporto con la Politica
Quale formazione per il futuro cittadino?
di Rosci Manuela - Editoriali
Il titolo scelto per questo editoriale potrebbe indurre il lettore a pensare che voglia disquisire sui processi formativi che accompagnano la crescita dell'individuo, da quando entra nella scuola fino alla formazione universitaria. Tranquilli, non ho l' intenzione né le competenze per potermi introdurre in questo discorso. Inoltre, nel nostro decimo anniversario-oggi compiamo 10 anni sulla rete!- non affronterei mai un discorso che mi allontanerebbe dalla vocazione di questa rivista, di essere portavoce cioè di situazioni "dentro" la scuola raccontate da chi la scuola la vive e la interpreta ogni giorno.
Il senso del titolo è legato "semplicemente" all'esperienza vissuta recentemente nella mia scuola, situazione che ha indotto, non solo me, a riflettere sulla relazione cittadino-Politica, evidenziandone le caratteristiche di contrapposizione che sempre più spesso sento di vivere nel quotidiano.

Questo è l'antefatto: dopo le scosse di terremoto avvenute nel reatino e di altri disguidi all'impianto termico (nel mese di dicembre dello scorso anno siamo stati senza riscaldamento), oltre a evidenti carenze strutturali in una scuola consegnata alla comunità solo nel 2005 (pioveva dai solai!), i genitori hanno premuto affinché una valutazione dei vigili del fuoco facesse luce sulle misere condizioni del plesso, dando vita ad una serie di pressanti trattative portate a termine dalla Dirigente con il Comune di Roma e la Regione Lazio, affinché venissero assicurati i lavori di risanamento dell'edificio, ripristinando (se mai ci sia stata nel passato) una condizione di sicurezza, essenziale all'incolumità delle persone che vi abitano quotidianamente.
I lavori avviati al termine dello scorso anno scolastico hanno complicato l'avvio di quello in corso, consentendo tuttavia di andare a conclusione degli interventi in un lasso di tempo soddisfacente. E fin qui niente da dire, o meglio abbandoniamo l'idea di comprendere perché i lavori per le scuole non possano essere potenziati durante l'estate per riconsegnare gli edifici in tempo, evitando i doppi turni, il ritardo di tre settimane nell'avvio del tempo pieno, con tutti i conseguenti problemi che si innescano nella progettualità del lavoro scolastico e nella vita dei genitori. Ma non si può avere la perfezione, di questo ci hanno convinto!

La sorpresa è stata l'inaspettata inaugurazione avvenuta in pompa magna alla presenza di un assessore comunale (la sindaca all'ultimo momento ha dato forfait), del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, del parroco (per la benedizione del "nuovo" edificio, in sintonia con la visione poco laica della scuola nel nostro Paese) e di una miriade di accompagnatori al seguito. Ma l'elemento più strabiliante, dal mio punto di vista, è stato il fermento che ha animato la scuola dieci giorni prima. Non si è trattato tanto di preparare gli alunni all'evento (Inno d'Italia , la canzone "Tanto pe' cantà", visto che il nostro plesso è intitolato a Nino Manfredi, e una filastrocca simpatica presentata dai ragazzi delle classi quinte), quanto il lavoro di molte persone che hanno accompagnato le nostre giornate. La presenza più sorprendente? Il servizio giardini, non ho capito se del Municipio o di Roma Capitale, viste l'efficienza e l'efficacia dimostrate. Nel nostro cortile, l'ultimo giorno, si poteva anche mangiare in terra, data la cura con cui alcuni addetti hanno pulito, centimetro per centimetro, la zona che seppur lustrata accuratamente il giorno precedente, aveva subito il torto di veder cadere ancora le ultime olive rimaste sui nostri alberelli, gli stessi che fino a dieci giorni prima, appunto, sembravano spaventapasseri circondati da sterpaglia e vecchi cespugli secchi, che fino a giugno avevano retto anche agli assalti dei più despoti dei bambini, rimanendo comunque verdi. La cura che l'operaio stava offrendo al nostro cortile è stata quasi commovente, sebbene sia stata forse "la goccia che ha fatto traboccare il vaso", come sul dirsi.

La riflessione banale, seppur d'obbligo, è stata: quanto vale la Politica rispetto al cittadino che vive una vita normale, in una scuola e in un quartiere di periferia? In questi sei anni, da quando sono arrivata in questa scuola, ho pensato che il servizio giardini avesse tracciato una frontiera e che noi fossimo al di là del loro territorio, per qualche inspiegabile motivo. Eppure, all'apparenza esterna, la nostra è una bella/buona scuola, con un cortile abbastanza esteso e anche con del verde che, se curato, darebbe agio a noi insegnanti nel predisporre azioni educativo-didattiche anche all'esterno. Proprio lo scorso maggio avevamo richiesto un intervento di ripulitura dello spazio giardino, soprattutto nel percorso che rende contigue la scuola primaria e la secondaria, per realizzare all'aperto la sintesi dei lavori di un anno o, con termini più appropriati alla nostra attuale preparazione professionale, a dar vita a quei compiti di realtà che sono elemento ormai imprescindibile del nostro operato, per dare valutazione a quelle competenze europee che con tanta solerzia, seppur con qualche contrapposizione e resistenza inevitabile, stiamo cercando di sviluppare nei nostri alunni, insieme a loro.

Tornando quindi all'immagine dell' operaio che ripuliva le sciagurate olive cadute, ignare di non essere apprezzate come decoro per l'evento atteso, il disappunto è nato dalla poca considerazione data a noi mortali cittadini che sembravamo non necessitare della stessa cura che in genere viene riservata ad un rango superiore della Politica, che interpreta il mandato dentro le istituzioni pubbliche che ci governano (vedi Comune e Regione, in questo caso, senza di fatto aver nulla contro le persone che di fatto sono intervenute).

La domanda, anche questa probabilmente banale se non irriverente, è: ma non siamo anche noi "istituzione"? In qualità di docenti, non siamo forse degli emissari dello stesso potere politico che vive e organizza l'istituzione che anche noi rappresentiamo? Non abbiamo forse quel mandato istituzionale, delegati dello Stato a impartire educazione/istruzione/formazione ai piccoli e ai giovani con il preciso scopo di elevare non solo il singolo al ruolo di cittadino e poi, tutti insieme, a dare spessore culturale alla nostra Nazione? Non siamo forse noi il Front Office della scuola (e del MIUR, e dello Stato tutto) su un distretto territoriale di nostra competenza che coincide con il bacino territoriale da cui proviene il nostro "pubblico"? Non siamo noi, dunque, a mettere la faccia, a dare risposte, a cercare soluzioni ai problemi, a volte molto grandi, di una fetta di cittadinanza attiva (mamme, papà, nonni e zii) e in divenire (gli alunni) che chiedono una nostra presenza degna del ruolo che ricopriamo?

"È d'uopo qui ricordare che il docente quando si trova all'interno della scuola riveste il ruolo di pubblico ufficiale e offenderlo è considerato dal codice penale "oltraggio al pubblico ufficiale". La definizione di "pubblico ufficiale" la si trova nell'art.357 del c.p. comma 1 che recita testualmente: "Agli effetti della legge penale sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Quindi tutti coloro che svolgono un lavoro nella Pubblica Amministrazione sono considerati "pubblici ufficiali" e l'offesa arrecata loro è perseguibile penalmente anche con la reclusione. Infatti l'art. 341 bis del c. p. precisa che "Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone offende l'onore e il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d'ufficio ed a causa o nell'esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni". (*)

Spesso ci indigniamo perché siamo soggetti a offese rivolte da genitori, riluttanti a pensarli come soggetti poco attrezzati a relazionarsi con l'istituzione che noi rappresentiamo. Devo confessarvi che mi sono indignata molto di più con la "mia" Istituzione perché ho toccato con mano il diverso trattamento riservato al rango superiore, sostenuto anche dalla convinzione che chi sta in alto va ringraziato per quello che ha fatto (trovare i soldi per la messa in sicurezza della scuola). Ma i nostri delegati non hanno proprio questo compito, non li eleggiamo per fare questo? Dobbiamo dunque ringraziare per la "normale" routine di lavoro?
Il dubbio allora mi assale: vuoi vedere che la preparazione delle future generazioni, quelle che passano "sotto le nostre mani" nelle aule scolastiche, deve prevedere anche una materia che illustri i vantaggi di avviarsi alla Politica (gli altri ti devono ringraziare) e gli svantaggi di essere un cittadino al servizio dello Stato (devi ringraziare, assoggettarti)? Chissà, magari nei percorsi di orientamento dei prossimi anni troveremo anche questa proposta!

Eppure in questi anni ho davvero sentito l'importanza - in termini di RESPONSABILITA'- di essere un pubblico ufficiale, un cittadino al servizio dello Stato (non sottomesso a), in sintonia con quanto dichiarato nell'art. 1 della nostra Costituzione "... La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."
Sarà bene allora continuare a rimanere "in vita", augurandoci altri 10 anni (o forse più) in cui raccontare della nostra Scuola Possibile, in cui le persone hanno ancora la forza di indignarsi ma di proporre ai loro alunni percorsi di formazione tesi allo sviluppo di un pensiero critico.

Buon compleanno a tutti noi e buon tutto in generale!

Manuela Rosci


(*) https://www.orizzontescuola.it/docenti-offesi-da-genitori-e-alunni-ricordiamoci-che-sono-pubblici-ufficiali-lettera/
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