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n.78 dicembre 2017
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Il tempo tecnologico e il "filtro" pedagogico
Partecipazione dialogica e innovazione tecnologica per la valorizzazione dell'apprendimento
di Rago Giuseppe - Scuola & Tecnologia
Il processo di innovazione tecnologica, lo sviluppo delle nuove tecnologie e la diffusione dei contenuti digitali, fattori spesso trasversali rispetto al contesto sociale e culturale, pongono, oggi, la scuola e la normale attività didattica di fronte ad una nuova sfida generazionale: studenti e insegnanti sono immersi in ambienti sempre più ricchi di stimoli culturali che richiedono prepotentemente, in modo più o meno esplicito, una riorganizzazione della didattica tale da non poter più tenere lontani i media dal circuito della formazione curriculare.
Spesso, però, purtroppo, i docenti appaiono ancora disorientati o colti da disagio. Ciò accade ogni qualvolta si ritrovano a dover affrontare le nuove sfide lanciate dalle tecnologie, utili per quell'importante upgrade dello stile educativo. Eppure non è solo questione di tecnologie. Il problema ha radici più profonde che portano ad indagare sulle relazioni in classe e sul "valore" di scuola come luogo sociale di confronto e partecipazione: il fenomeno, d'altro canto, inteso come prendere parte ad un determinato atto o processo decisionale all'interno di una specifica comunità politica, è stato analizzato fin dalla Grecia antica, dove nell'agorà, luogo simbolo della politica, ogni cittadino libero, poteva partecipare, senza alcuna restrizione, alle discussioni che riguardavano le decisioni dell'intera collettività, influenzandone le scelte.

Il metodo retrivo di insegnamento adoperato ancora in diverse realtà scolastiche, rappresenta, di fatto, un vero e proprio ostacolo a quella che le diverse teorie sulla didattica definiscono come partecipazione attiva dello studente al proprio processo di apprendimento. È il MIUR, con una ben precisa direttiva (n. 1455/06), a scrivere: "La scuola di oggi non può vivere senza la partecipazione attiva e propositiva di tutti i soggetti che la compongono, compresa la componente degli studenti". Il documento, denso di significati, incoraggia tutti ad "un rinnovato ed essenziale protagonismo", ed ancora: "In tale contesto, il pieno coinvolgimento dei discenti nella vita democratica della comunità scolastica è diventata ora più che mai un'esigenza irrinunciabile per il corretto funzionamento della scuola dell'autonomia e per una piena realizzazione del diritto all'apprendimento e al conseguimento di risultati formativi da parte dei giovani". Si guarda quindi alla partecipazione studentesca come "uno dei tasselli fondamentali di una scuola moderna, capace di combattere e prevenire il drammatico fenomeno della dispersione scolastica, di mettere al centro dei suoi obiettivi la valorizzazione delle inclinazioni personali di ciascuno studente, di creare le migliori condizioni per un apprendimento efficace".
L'auspicio è quello della "scuola palestra", capace di sviluppare nella persona che apprende la consapevolezza dei propri percorsi formativi e favorire e sostenere un processo relazionale finalizzato alla crescita globale, nella convinzione che le ragazze e i ragazzi, attraverso l'assunzione di responsabilità partecipative, si educano al confronto ed imparano le regole fondamentali del vivere sociale.
Gli studenti di oggi, prima dell'esperienza scolastica, vivendo il tempo tecnologico, sono soggetti ad un alfabetismo spontaneo che avviene tra i media. Sempre loro, vivendo a contatto con le nuove tecnologie, non soltanto mostrano dipendenza da queste ma manifestano un nuovo modo per guardare il mondo, di cogliere i segnali, di ricercare gli stimoli.
Ha senso - in questa visione - parlare di educazione come "più della somma delle tante cose che possono abitarla. Più di una mera istruzione ricevuta, assimilata, restituita in opere e saper fare: più dell'imparare, più dell'addestramento; più di una pedissequa imitazione e copia di quanto a un individuo sia dato di apprendere [...] L'educazione appartiene al divenire dell'esistenza, che auto produce occasioni, incidenti, fantasie imprevedibili, motivazioni" (D. Demetrio, 2009).
In questo nuovo quadro di riferimento, alla scuola è demandata quell'azione di nuova alfabetizzazione al linguaggio delle new technology, affinché gli alunni sappiano leggere, scrivere e confrontarsi con i media. Si configura, in questi termini, quella strategia d'attacco della media education che risponde a quanti demonizzano le tecnologie dell'apprendimento e della conoscenza schierando atteggiamenti di carattere difensivo (limitato a proteggere le nuove generazione da quelli che possono essere considerati gli effetti negativi).
Si sta puntando, sostanzialmente, verso un innovativo progetto educativo che abilita i giovani al digitale utilizzando un approccio creativo per insegnare competenze di base e fornire loro un percorso rinnovato capace di aprire al confronto con l'universo dei media, efficace per la comprensione e il confronto su un sapere che nasce dalle nuove forme di espressione e comunicazione con le nuove tecnologie (A. Calvani, 2001).
Difatti la tecnologia da sempre, quando ben integrata nella prassi didattica, aiuta gli studenti: gli studi dimostrano la naturale tendenza a distrarsi meno, a cooperare, a diventare più creativi e a sviluppare capacità di produzione di idee innovative proprio grazie agli strumenti digitali (e-book, LIM, OER, app e piattaforme dedicate).
Si è dimostrato, inoltre, che il rinnovamento degli ambienti scolastici attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie può favorire alcune modifiche generali del contesto educativo ed essere quindi positivo per l'apprendimento: non si può affatto ignorare quanto le tecnologie siano in grado di stimolare la curiosità, l'esplorazione, lo scambio tra pari, la comunicazione, la creatività, tutti ingredienti fondamentali di ogni tipo di apprendimento.
In particolar modo, l'utilizzo della tecnologia e l'efficace integrazione nel setting didattico ed educativo da un lato accrescono la motivazione dei soggetti in apprendimento, dall'altro accrescono quell'autostima tipica dei nativi digitali, generando di conseguenza una maggiore socialità per il successo formativo.
Un approccio didattico di questo tipo incoraggia lo studente all'apprendimento.
C'è bisogno, quindi, di media education.
Il rischio, alto, che la scuola moderna corre nel suo rapporto con i media, è di proporre un approccio episodico, frammentario, non scientificamente fondato. L'istruzione ha un ruolo fondamentale, gli educatori devono essere formati per essere in condizione di mantenere l'attenzione-connessione degli studenti, selezionando le informazioni interessanti, porgendole loro nel modo più efficace, con metodi e formati adeguati e rinnovati.

Bibliografia di riferimento:
-Caligiuri M. (2003). Comunicazione pubblica, formazione e democrazia. Percorsi per l'educazione del cittadino nella società dell'informazione. Soveria Mannelli: Rubbettino.
-Calvani, A. (2001). Educazione, comunicazione e nuovi media. Torino: UTET.
-Ferraris A. O. (2012). Bambini in rete: tra didattica e tempo libero in Una scuola a misura di futuro - Infanzia e primaria, Roma.


Giuseppe Rago, Docente INF/01 incaricato UniFg e pedagogista, esperto di didattica digitale
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