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n.78 dicembre 2017
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L'accettazione della mediocrità
La normalizzazione dei doni non coltivati
di De Angelis Giovanna - Inclusione Scolastica
dall' APOLOGO DI G.H. REAVIS

Tanti e tanti anni fa, gli animali decisero che dovevano fare qualcosa per affrontare i problemi del "mondo nuovo" e così organizzarono una scuola. Essi adottarono un curricolo di attività consistenti nel correre, arrampicarsi, nuotare e volare e, perché ne fosse reso più facile lo svolgimento, tutti gli animali parteciparono all'insegnamento di tutte e quattro le materie.
L'anatra era un'alunna eccellente nel nuoto, migliore di fatto dello stesso istruttore, e fece dei buoni passi avanti nel volare, ma era una frana nella corsa. Dato che era così lenta in quest'ultima materia, fu costretta ad andare al doposcuola e anche a saltare il nuoto per praticare la corsa. Questo finché le sue zampe membranose si consumarono in malo modo e finì per diventare mediocre anche nel nuoto. Ma la mediocrità a scuola la si accettava pure, sicché nessuno se ne preoccupò tranne l'anatra stessa.
Il coniglio fu dall'inizio il primo della classe nella corsa, ma ebbe un crollo nervoso tanto fu la fatica che dovette porre nel nuotare.
Lo scoiattolo era bravissimo nell'arrampicarsi, finché non sviluppò una grave frustrazione nella classe di apprendimento del volo, dove il suo insegnante lo fece cominciare dal basso in alto, anziché dalla cima dell'albero in giù. Si beccò pure, a causa della iper-esercitazione, delle contrazioni muscolari e finì quindi per avere un " buono" nell' arrampicamento e un " discreto" nella corsa. L'aquila era un bambino problema e si dovette sottoporla a severa disciplina. Nella classe di arrampicamento batteva tutti gli altri nel raggiungere la cima dell'albero, ma insisteva nell'usare il suo proprio modo di arrivarvi.
Alla fine dell'anno, un'anguilla anomala che poteva nuotare straordinariamente bene, e un poco anche correre, arrampicarsi e volare, ebbe la media più alta e, promossa, ebbe l'onorifico incarico di tenere il discorso di commiato.

Partecipando ad un corso di formazione sulla didattica per competenze, mi sono imbattuta in questo testo che mi ha sollecitato una serie di riflessioni ed interrogativi sulla nostra scuola con la convinzione che sarà spunto di riflessione anche per molti di voi. Chi segue i miei articoli già da un po´ di tempo, è ormai perfettamente consapevole di quanta attenzione cerco di porre sul "problema" della plusdotazione, anche se la presenza di alunni ad altissimo potenziale intellettivo nelle nostre aule, dovrebbe essere considerata una inesauribile ricchezza, fondamentale per il miglioramento della società e per il progredire della nostra civiltà, una riserva di talenti da cui attingere. Ma la "mediocrità" a scuola la si accetta, l'eccellenza meno. Spesso la didattica tradizionale, volta alla mera trasmissione dei contenuti e delle conoscenze, è considerata opposta e divergente rispetto alla didattica per competenze, dimenticandosi, forse, che il possesso dei contenuti, fondamenti e pilastri di sostegno di ogni disciplina, costituiscono la base sulla quale costruire la "casa" delle competenze. La risposta concreta e reale, fattibile per destrutturare meccanismi obsoleti, automatici e ripetitivi, insiti nelle nostre aule, può essere credo proprio il cambio di rotta sulle metodologie, sulle strategie di apprendimento-insegnamento. L'attenzione da porre sul singolo individuo che abbiamo di fronte è evidente in moltissimi documenti normativi, vincolanti, eppure semi-sconosciuti ai più. Il concetto di personalizzazione ricorre come un habitus dalla Scuola dell'Infanzia fino ai Licei e agli Istituti Tecnici. Prendere ciascuno esattamente nel punto in cui si trova e portarlo "oltre" è un dovere non solo nei confronti di chi è più indietro rispetto agli altri, ma una necessità anche per i più capaci e meritevoli. Loro non possono e non vogliono aspettare e gli insegnanti non devono lasciare trapelare il messaggio del: "Tanto se è intelligente, può anche fermarsi ad aspettare gli altri!" E' un errore macroscopico, deleterio per il dono di cui sono portatori che, con molta probabilità, non avrà modo di svilupparsi e tramutarsi in talento.
L'anatra, eccellente nel nuoto, non allenandosi atrofizzerà le sue zampe e non sarà più un'ottima nuotatrice, allo stesso modo accadrà per le abilità da velocista del coniglio, così come quelle da arrampicatore dello scoiattolo e da incredile esperto di volo dell'aquila. Queste loro peculiarità non si svilupperanno come avrebbero potuto. I doni non coltivati col tempo si normalizzano e si allineano a quelli degli alunni nella "media". Inoltre il danno psicologico che ne deriva è ancor maggiore di quello fisico. Non sentirsi adatti, capaci in nulla, anche in quello in cui si sembrava più esperti, è frustrante, demotivante, conduce ad un circolo vizioso in negativo che spesso si manifesta con depressione infantile, devianza e un alto tasso di abbandoni scolastici. Quanti talenti sprecati, frutti non ancora maturi che abbiamo lasciato cadere troppo presto dall'albero della conoscenza e del progresso. Ci passano tra le mani tanti alunni di cui siamo direttamente responsabili, più di quanto a volte non ci rendiamo conto. Un potenziale che potrà sbocciare, fiorire, generare o perdersi mestamente. Pur consapevole che andrò incontro all'errore, perchè sono un essere umano e come tale posso sbagliare, cerco di prestare attenzione alla personalità, ai doni, alle necessità di ciascuno dei miei alunni dai quali mi piacerebbe sentirmi dire che sono stata un faro illuminante nel loro cammino scolastico. Adoro pensare che ho la possibilità di lasciare un seme, un piccolo segno nelle loro vite e che ciò, in parte, condizionerà la tipologia di uomini e donne che diventeranno e ciò che saranno in grado di fare, creare, inventare, immaginare in un prossimo futuro.

Giovanna De Angelis - docente IC Fara Sabina (Ri)
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito mercoledì 10/01/2018 ore 09:14 da Ilio rapanà
Potenziae gli alunni più dotati....tema ricorrente molto meno del recupero di quelli svantaggiati. invece sono due temi che dovrebbero essere affrontati insieme nella scuola (come in apparenza si fa). Ma tutte le attenzioni sono sul recupero, almeno nella secondaria di primo grado, perche..... non puoi lasciare nessuno indietro. Giustissimo ma assorbe tutte le risorse.
inserito giovedì 04/01/2018 ore 17:59 da Daniela
Commovente...d'altronde in-segnare vuol dire proprio essere capaci di lasciare un segno! Penso anche che l'eccellenza di quell'anatra nel nuoto rispunterà fuori, nonostante la normalizzazione forzata. È solo una questione di tempo, perché ciascuno prima o poi si riprende il diritto di diventare ciò che è.
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