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n.78 dicembre 2017
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La divergenza come forma di rinnovamento
Ripensare la scuola in un'ottica non banalizzante
di Ansuini Cristina - Orizzonte scuola
Il bravo insegnante non è solo colui che sa ma colui che, per usare una bella immagine del padre sopravvissuto, celebrato da Cormac McCarthy ne "La strada", sa portare il fuoco.
Portare il fuoco significa che un insegnante non è qualcuno che istruisce, che riempie le teste di contenuti, ma innanzitutto colui che sa portare e dare la parola, sa coltivare la possibilità di stare insieme, sa far esistere la cultura come risorsa per la comunità, sa valorizzare le differenze, la singolarità, animando la curiosità di ciascuno senza però inseguire alcuna immagine di "allievo ideale", esaltando piuttosto i difetti, persino i sintomi, di ciascuno dei suoi allievi, uno per uno
.
Massimo Recalcati

Secondo lo scienziato-filosofo Heinz von Foerster, la nostra società tende all'appiattimento del pensiero originale e dissonante: "Inventiamo le scuole e gli esami per mettere alla prova quanto siamo stati banalizzati e se il processo di banalizzazione è incompleto ci tocca ripetere un anno. Una pagella perfetta indica una perfetta banalizzazione. Non sarebbe preferibile che le scuole incoraggiassero la varietà nelle loro verifiche?" (H.von Foester, 1987).

Alcuni elementi che compongono la nostra scuola sembrano dargli decisamente ragione: si ha spesso la sensazione di essere immersi in incombenze che spesso non rientrano nella relazione didattica e che sembrano mirare ad un'offerta indifferenziata ed univoca, nonostante la maggiore sensibilità verso le difficoltà ed i "bisogni speciali".
Come recuperare quella scuola ricca, militante, con proposte sociali efficaci, in una parola "divergente"?
Innanzitutto riprendendo i Grandi Maestri che hanno dato spunti e consentito trasformazioni epocali, contribuendo a far crescere e maturare la considerazione verso la professione e la classe insegnante. Penso a Don Lorenzo Milani, che con la sua esperienza di Barbiana ha creato un modello di scuola efficace ed innovativo, con lo sguardo rivolto al sociale e al dare possibilità di riscatto agli alunni meno fortunati. Penso a Mario Lodi, ad Alberto Manzi, a Maria Luisa Bigiaretti... che in anni difficili, quelli del secondo dopoguerra, hanno saputo fare ricerca sul campo, sperimentare le teorie innovative di pedagogisti come Célestin Freinet e Ovide Decroly.

In questo tipo di scuola la parola d'ordine è differenziare, offrire proposte didattiche alternative e ludiche, un po' a tutti i livelli, per consentire ad ognuno di trovare le proprie strategie conoscitive, in linea con Gardner e le sue intelligenze multiple e la sua idea di "buon lavoro", qualitativamente pregevole, responsabile e disciplinato(H.Gardner, 2007).
"Porre la relazione educativa al centro dei processi di apprendimento, sollecitare un'attitudine positiva al cambiamento; pensare la conoscenza come necessariamente soggettiva e quindi approssimativa e in continua evoluzione; considerare il tempo di apprendimento come il tempo che ci vuole; evidenziare l'importanza delle storie nella costruzione delle identità personali e di gruppo; valorizzare la creatività e le emozioni di chi apprende per incoraggiarne motivazione e passione: la relazione ricorsiva tra queste componenti deve costituire la nostra epistemologia di riferimento, la base etica della nostra ricerca e di progettazione didattica" (A.Quagliata, 2014).
Un emblematico esempio di scuola non banalizzante è quella che propone il professor Keating, ancora più stupefacente perché inserita in una concezione vetusta e graniticamente fissa da un paio di secoli.
In quel contesto polveroso, l'istrionico professore utilizza strategie decisamente alternative per consentire ai suoi studenti di esprimersi e comunicare, per dare loro strumenti conoscitivi preziosi.
La poesia è, guarda caso, tra questi strumenti espressivi, come ad indicare che la scrittura e la lettura sono chiavi di lettura del mondo e di se stessi.

Un "maestro di oggi", il professore-scrittore Alessandro D'Avenia, utilizza gli strumenti comunicativi offerti dalla poesia e dalla letteratura, per coinvolgere i ragazzi e rimettere la passione al centro del mondo della scuola.

D'Avenia fa un po' ripensare al professor Keating, con la sua capacità di coinvolgere e di appassionare e con la sua modalità particolare di presentare i classici: con il suo libro "L'arte di essere fragili" ha messo in luce la preziosa sensibilità e la ricerca linguistica di Giacomo Leopardi e sulla base di questo libro ha tenuto una serie di incontri-spettacolo in parecchi teatri italiani, riscuotendo un successo clamoroso e dimostrando come le esperienze emotive sono riconoscibili e condivisibili al di là del tempo, dello spazio, delle convenzione e degli incasellamenti.
Nel suo ultimo libro "Ogni storia è una storia d'amore" riprende proprio questo elemento del "riconoscersi", racconta diverse storie d'amore famose, viste dalla parte femminile della coppia, come se ci fosse un filo narrativo che unisce tutte le storie e le accomuna nella loro "riconoscibilità".
Una scuola divergente, che si riappropria della sua centralità sociale e culturale, deve fare tesoro di esperienze e vissuti professionali come questi, per dare vita a nuovi entusiasmi e a nuovi impulsi e far nascere e crescere esperienze valoriali e valorizzanti.


Cristina Ansuini, Dottore in Psicologia, Docente presso l' I.C. "Piazza Borgoncini Duca", Roma
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