Torna nella homepage
 
n.78 dicembre 2017
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:12 Dicembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Sai che vado alla scuola dei g... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Sai che vado alla scuola dei grandi?
Il bambino alla Scuola dell'Infanzia: la scoperta del mondo continua....
di D'Agosta Luciana - Inclusione Scolastica
Molte insegnanti e molti genitori da settembre ad oggi si sono ritrovati impegnati ad accompagnare i bambini all'ingresso nella Scuola dell'Infanzia.
In qualunque veste si affronti la "scuola dei grandi" che si sia genitori, insegnanti o bambini, che sia o meno la prima volta, le emozioni non mancano certamente.

A pochi mesi dall'inizio della scuola e alle porte della pausa per le vacanze natalizie, desidero dare uno stimolo di riflessione per affrontare questo periodo ricco di attese e di novità per il bambino piccolo, nel quale è possibile trovare tante cose belle, nuove, "da dire" e su cui riflettere e ragionare "parlandone" insieme. Approfittiamo dell'occasione ghiotta che ci offre il Natale regalandoci più tempo per stare insieme, per vedere quanto sono cambiati i nostri bambini in questi quattro mesi.
Non sono più gli stessi dei primi giorni di scuola, sono cresciuti, maturati, hanno imparato a fare tante cose in più, a capire situazioni, parole, comportamenti prima sconosciuti per loro. I loro discorsi si sono arricchiti di termini nuovi, di domande diverse e di nuove curiosità. Ce ne siamo accorti vero?

Dal punto di vista del linguaggio il bambino che inizia la Scuola dell'Infanzia è in piena fioritura. È passato o sta passando, dalle prime parole più o meno comprensibili, a vere e proprie frasi e a volte discorsi. Sa fare domande e dare risposte relative ai suoi interessi e al suo quotidiano, anche se ancora molto legate al contesto. E quindi, quale migliore occasione della gran quantità di novità del periodo natalizio per arricchire il linguaggio di tante parole, "per dirle" (parola creata appositamente per questo tra virgolette) queste emozioni speciali, di tante espressioni inusuali per riferirci a momenti della giornata, della settimana o dell'anno che in altri momenti non sarebbe così facile da poter "dire".

Pensate che già a 2 anni il nostro bambino può avere un piccolo repertorio personale di parole - più o meno ben articolate - con cui chiamare i suoi cari, esprimere il bisogno di mangiare e chiedere le cose più amate. Anche se va ricordata la grande variabilità di apprendimento tra un bambino e l'altro, non necessariamente foriera di ritardi.
A 3 anni il nostro bambino possiede abbastanza parole da poterle combinare tra di loro creando frasi in maniera così evoluta da far capire le proprie richieste, i suoi desideri, emozioni, sentimenti... dando vita ad un apprendimento quotidiano e inarrestabile.

Possiamo affermare con sicurezza che i bambini più esposti al linguaggio verbale lo imparano e lo usano di più. Pensiamo ad esempio a tutte quelle situazioni in cui i bambini sono abituati ad ascoltare favole e storie, ad essere coinvolti in quel che sta per accadere o è accaduto ieri, i cui genitori, familiari o insegnanti sono sinceramente interessati ai loro gusti e, soprattutto, amano giocare e parlare con loro.
Queste sono tutte ottime occasioni nelle quali il linguaggio evolve, cresce, si sviluppa.

"Ma davvero basta così poco?" Una volta mi è stata posta la domanda da una coppia di genitori che mi chiedeva una consulenza sullo sviluppo del linguaggio del loro bambino di 2 anni e mezzo.

Sono rimasta un po' sorpresa, non lo nascondo ma, a ripensarci, trovo comprensibile questa domanda, poiché il linguaggio è così inscindibile da noi, da ritenere quasi assurdo il dover fare qualcosa per favorirne la nascita e lo sviluppo... e, nei casi in cui non si manifesta spontaneamente, si potrebbe essere portati ad immaginare chissà quali sinistre difficoltà ne ostacolino la comparsa, e chissà quali pratiche complesse ne potrebbero consentire la manifestazione.
Ultimamente, riflettendo sull'aumento dei ritardi di acquisizione del linguaggio nei bambini e sull'aumento delle difficoltà ad articolare correttamente le parole, mi sono resa conto che è proprio nella diminuzione di momenti di intimità linguistica che si potrebbe ritrovare la causa del rarefarsi di una capacità così strettamente connaturata alla nostra specie.
Come ogni capacità infatti, anche la comunicazione necessità di palestre in cui allenarsi, di stimoli ai quali ispirarsi, di modelli sui quali formarsi per potersi poi esprimere nell'originalità individuale.

Da molte parti viene segnalato che ai nostri giorni si sperimenta la solitudine più che in passato, e che anche i bambini seguono la nostra sorte. In effetti, a me capita sempre più spesso, per fare un esempio, di vederli intrattenersi più che con coetanei ed adulti con cellulari e tablet.
E questo succede fin dalla più tenera età, e in tanti contesti diversi, dal passeggino alla pizzeria.
Il linguaggio però si sviluppa soltanto all'interno di una relazione interpersonale significativa, affettuosa, di reale condivisione. In assenza di tale coinvolgimento partecipato, - che va oltre il dare indicazioni, ordini o fare affermazioni - la comunicazione verbale non si espande e, a volte, rimane lungamente ferma alle prime parole, magari dette anche precocemente, ma destinate a rimanere a lungo da sole.
E quindi, alcuni "semplici" comportamenti comunicativi, che possono sembrare i rimedi della nonna, possono essere il toccasana per permettere lo sviluppo del linguaggio e, quindi, del pensiero, dei nostri bambini, a casa come a scuola. Per rimanere nella metafora degli antichi rimedi, proviamo a fare la stessa cosa di quando prendiamo un cucchiaio di miele nel latte caldo per lenire il mal di gola, e ci facciamo un po' di coccole al caldo, prima di andare dal pediatra.

Quanti ricordano le filastrocche senza senso che però fanno tanto ridere, le canzoncine coi movimenti delle mani che toccano il viso e il corpo, le conte che fanno fare saltelli e piroette, le canzoncine che fanno saltare sulle ginocchia di mamma e papà o volare in alto per essere ripresi al volo?
Spero che saremo in tanti a ricordare questi giochi semplici, alla portata di tutti e che, se smettiamo di praticare, verranno presto dimenticati.
E rimarranno solo le logopediste a ricordarseli e a farli!

In conclusione, da logopedista che adora fare regali di Natale, voglio mettere sotto il vostro albero qualche dono speciale per bimbi, genitori e insegnanti speciali!
Vi auguro di poter approfittare del maggior tempo a disposizione per scartarli insieme ai vostri bambini:

-Aiutateli a capire ciò che provano, a dar nome alle loro emozioni e ai loro pensieri. Non sono da sottovalutare o sminuire;
-Passate del tempo con loro, un tempo libero dal cellulare e dalla tv;
-Ricordate sempre che i bambini capiscono molte cose, ci sembra addirittura che capiscano tutto... ma non è ancora così. Dite le cose in modo comprensibile per loro, sia nella scelta delle parole, che delle frasi e dei contenuti;
-Passate almeno 5 minuti ogni giorno ad ascoltare quel che hanno da dirvi. Ascoltateli totalmente, veramente, senza pensare alla cena da cucinare, alla spesa da fare, al lavoro da finire...;
-Leggete ad alta voce, insieme a loro, associando parole a oggetti e ad azioni compiute, ad esperienze simili;
-Ricordate avvenimenti vissuti insieme, o che stanno per accadere;
-Create con loro un piccolo repertorio di fatti accaduti realmente e da poter raccontare: comici, emozionanti, tristi, in cui hanno superato difficoltà, vinto paure...;
-Raccontate ogni giorno qualcosa, così che possano sentire come si dialoga, come si condividono le esperienze e le emozioni...;
-Accompagnate le vostre azioni quotidiane con le parole giuste, ben articolate, con frasi corrette, ben scandite...;
-Abbandonate l'abitudine a parlare come loro, visto che è così carino come dicono le paroline... e prendete l'abitudine di usare parole nuove, magari complesse, poco frequenti;
-Ricordatevi di non sostituirvi a loro nel parlare, nel fare le cose e di sottrarvi alla schiavitù del tempo, per cui si fa prima a fare al posto loro....aiutateli invece a fare da soli;
-Giocate insieme, vi accorgerete di quanto è bello e divertente, di quanto parlerete e di quante cose farete, e, soprattutto, che il linguaggio si impara facendo.

Per ridere, ridere, ridere insieme.


Luciana D'Agosta, logopedista e formatrice
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional