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Articolo '"I compiti vanno in vacanza"'  >>>
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"I compiti vanno in vacanza"
Come un appuntamento scomodo diventa un momento di serena riflessione
di Parravani Emanuela - Orizzonte scuola
Sono trascorsi ormai tre mesi dall'inizio dell'anno scolastico e ci avviamo verso la conclusione del primo quadrimestre; finalmente le sospirate vacanze natalizie sono arrivate (e anche terminate) per bambini stanchi ed insegnanti esausti, ma ciò è coinciso con un appuntamento scomodo per i genitori che si sono imbattuti nei famigerati compiti per le vacanze.
Questi ultimi rappresentano un incubo per molti genitori lavoratori, costretti a cercare soluzioni per la collocazione dei figli nelle lunghe feste natalizie e a ritagliare, nei pochi momenti di pausa, il tempo per l'assistenza e la supervisione dei compiti assegnati.
La questione è da sempre oggetto di discussione e conflitti: da una parte c'è chi sostiene l'inutilità dei compiti, visti come uno stress da sostenere durante un periodo che dovrebbe essere di riposo per le famiglie, alle prese con mille impegni quotidiani e che vorrebbero un break almeno per il periodo festivo; dall'altra chi invece è a favore, come la maggior parte degli insegnanti, pronti ad assegnare "pacchetti ad hoc" che spesso sintetizzano tutti gli argomenti trattati durante i mesi di scuola e che fungono come modo per un ripasso veloce, ma funzionale secondo loro, e che a volte fa sentire meno in colpa per non essere stati al passo con il programma stabilito.
Insegnando in una classe prima, io e la mia collega di team abbiamo pensato invece a qualcosa di alternativo ma d'effetto: una lettera, indirizzata alle mamme e ai papà, che li accompagnasse in questo momento nuovo, ma certamente ricco di attese e timori per molti, e che avrebbe visto i piccoli alunni impegnati in poche e semplici attività a loro note perché affrontate a scuola.
L'abbiamo consegnata al termine della manifestazione natalizia, dove i bambini si sono espressi egregiamente in canzoni e filastrocche sulle vocali, sui numeri, sui mesi, sui giorni della settimana...insomma non una tipica e tradizionale recita di Natale, ma un compito significativo sul percorso svolto sin dai primi giorni di scuola.
Il compito di realtà ha coinvolto durante l'esibizione anche genitori entusiasti, ma sicuramente sorpresi nel ricevere una missiva impacchettata a festa con tanto di indicazioni precise e puntuali su come affrontare in modo sereno e positivo il "momento compiti".
Credevamo fosse importante che le famiglie sentissero la nostra "forza" e competenza come docenti nella conduzione dei bambini, ciò avrebbe giovato sia alla collaborazione che alla condivisione dell'educazione dei figli.
Abbiamo cercato di comunicare, attraverso parole semplici, che era giunto per i bambini il momento di riflettere, rivedere e applicare in autonomia ciò che avevano già fatto in classe.
Il nostro scopo era quello di far comprendere alle famiglie che era importante che i bambini lavorassero da soli a casa, affinché sviluppassero l'attenzione, la memoria, l'impegno, la capacità di riflettere e trovare soluzioni personali, tutti aspetti fondamentali per l'apprendimento.
Abbiamo chiesto ai genitori di mostrare interesse per ciò che i loro figli stavano imparando, dando così importanza e peso all'impegno scolastico, non sempre facile, non sempre gratificante.
Lo spazio da dare ai compiti, allora, non sarebbe stato all'insegna del "falli subito così ti togli il pensiero", ma di decidere insieme quando sarebbe stato il tempo più opportuno, anche rispetto agli impegni delle famiglie.
Abbiamo consigliato di scegliere insieme il luogo dove fare i compiti, se possibile sempre lo stesso, perché avrebbe aiutato man mano a concentrarsi, a ritrovarsi prima e meglio nell'affrontare l'impegno.
I genitori spesso diventano "ostaggi", ciò quindi andava evitato, non era necessario sedersi accanto ai loro figli per supervisionarli, perché i bambini devono essere convinti, anche dall'atteggiamento degli adulti, che sanno fare da soli.
Le indicazioni erano di leggere prima insieme cosa c'era da fare, rassicurandoli, dicendo ai propri figli che quello era un loro impegno di cui si dovevano occupare.
Alla loro richiesta di aiuto "non so fare, non ricordo, non lo capisco ..." gli adulti dovevano solo tranquillizzarli con "sai fare" e spiegare che se le maestre avevano dato loro quel compito erano in grado di affrontarlo.
In caso contrario, se non avessero capito, avevamo dato indicazioni di far tornare a scuola non con il compito fatto dall'adulto, ma con la richiesta di chiarimenti, tanto avrebbero avuto il tempo per svolgerlo nei giorni successivi al rientro a scuola.
Il suggerimento prezioso è consistito nel darsi un appuntamento al termine del lavoro, per fare qualcosa insieme: giocare, disegnare o andare a spasso, un tempo esclusivo da dedicare solo a loro, non necessariamente l'intera giornata, ma un breve tempo che abituasse i bambini a legare l'impegno a qualcosa di piacevole e rassicurante.
Abbiamo utilizzato, sin dai primi giorni di scuola, un quaderno degli avvisi per comunicare con le famiglie e per l'appuntamento dei compiti, questo è stato sicuramente un valido strumento per il passaggio delle informazioni.
Se i genitori si fossero accorti che il momento dedicato ai compiti non era ben calibrto, avrebbero dovuto scriverci e renderci partecipi, leggendo però ai bambini quanto scritto, perché sapessero; in caso di informazione più riservata, "un discorso tra adulti", ovviare per una lettera in busta chiusa...ormai sanno leggere!
Ecco dunque come un appuntamento scomodo come quello dei compiti, può diventare un momento per una serena riflessione, dove ogni bambino mette in pratica ciò che ha imparato in classe e che condivide con mamma e papà, dove ciò che è entrato nel bagaglio delle sue conoscenze si trasforma in occasione per sperimentare insieme, attraverso il vissuto di ogni giorno; tutto può diventare un "compito...di esperienza".
Si può così toccare con mano, osservare, scoprire senza noia o preoccupazione, ma con gioia e divertimento, che i compiti di scuola non finiscono tra i banchi, ma sono compiti di vita!

N.B. Ovviamente gli "impegni" dati ai bambini sono stati molto pochi!


Emanuela Parravani, docente di scuola primaria, I.C. Casalbianco-Roma
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