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n. 79 gennaio 2018
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Oggi è il giorno:19 Febbraio 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Andiamo al cinema, ho voglia di parlarti
La settimana del cinema entra in classe
di Melchiorre Simonetta - Didattica Laboratoriale

Alzi la mano chi non è mai uscito da una sala cinematografica con il cuore gonfio di sensazioni, emozioni, convinzioni e sogni legati alla storia in cui ci si è trovati immersi e alle immagini che l'hanno raccontata.
Abbiamo bisogno di narrare storie per vivere, per crescere come persone, per conoscerci e conoscere ciò che accade intorno a noi.
Non si tratta solo di comprendere lo sguardo dell'autore, il suo pensiero sul mondo, i valori che desidera condividere con la sua opera d'arte, si tratta soprattutto, almeno per me e per l'uso che faccio del linguaggio filmico nella mia professione, di risonanze profonde, di attivazioni legate ad un linguaggio, quello delle immagini, che arriva a profondità differenti, più o meno consapevoli ma potentissime.
Il solo atto di guardare una storia proiettata su uno schermo illuminato in una stanza buia attiva dei processi: siamo soli, totalmente immersi in questo fluire di ricordi, emozioni, reazioni, in un processo completamente empatico eppure, contemporaneamente, ci troviamo avvolti anche in una coralità, costituita dagli altri spettatori, che insieme a noi partecipa alla creazione di quell'atmosfera speciale di immersione che assomiglia al sogno.

Il cinema è l'arte per eccellenza del nostro tempo ma il suo linguaggio è solo apparentemente di facile fruizione; il fatto di essere immersi in un mondo di immagini, statiche e in movimento, fin dalla nascita non ci rende automaticamente esperti di "lettura" filmica. Proprio perché il film ha una sua grammatica e una sua potenza, abbiamo necessità di educare i nostri alunni a riconoscere gli elementi chiave che lo compongono.
Questo lavoro di analisi e "smontaggio" consente comunque di essere sfiorati dall'emotività sollecitata da associazioni empatiche, favorisce allo stesso modo quella comunicazione interiore di chi si ascolta intanto che vive, non scalfisce quel contatto profondo con se stessi mentre si percepisce un'emozione e la si fa fluire liberamente, prima all'interno di se stessi e poi nella coralità, attraverso la condivisione dei successivi lavori di gruppo.
Ecco il potere educativo: mi alleno ad ascoltarmi mentre sento, percepisco, vivo e, successivamente, mi alleno a condividere tutto questo vissuto con gli altri e, contemporaneamente, mi alleno all'ascolto empatico del sentire dell'altro diverso da me.
Tutto ciò non avviene spontaneamente, tutto questo va educato.
Mossa dalle profonde convinzioni avvalorate dalla mia lunga esperienza in questo campo, ho proposto alla mia scuola un progetto: "La settimana del cinema entra in classe" per affrontare il tema dell'identità e delle diversità. Un evento a cui parteciperanno molte classi dell'istituto, di ogni ordine e grado, dalla scuola dell'infanzia alla scuola secondaria di primo grado.

Nella settimana che va dall'8 al 12 gennaio, le classi che hanno aderito sceglieranno un film adatto al tema proposto: identità e diversità come ricchezza ed opportunità.
Ho proposto diverse pellicole per ciascun ordine scolastico, per la mia interclasse (la terza di scuola primaria), le quarte e le quinte ho consigliato "Azur e Asmar" di Michel Ocelot, un film di animazione del 2006.

Breve sinossi

Azur e Asmar è una fiaba che ha per protagonisti due bambini: Azur, europeo, biondo con gli occhi azzurri e Asmar moro con gli occhi scuri, proveniente dal Maghreb.
La madre di Asmar fa anche da nutrice ad Azur. I due bambini crescono come fratelli, giocando sempre insieme finché, divenuto ormai grandicello, Azur viene affidato ad un tutore e la nutrice scacciata in modo ingrato. Divenuto adulto, Azur decide di andare al di là del mare per cercare la Fata dei jinn di cui aveva sentito narrare nella fiabe che la nutrice raccontava quando era piccolo.
Questo sogno, questo progetto è il punto di partenza per un viaggio alla scoperta di un nuovo mondo, un'avventura tutta votata a raccontare come i pregiudizi siano presenti in entrambe le culture. Infatti Azur nel nuovo mondo viene trattato come un emarginato perché "gli occhi azzurri portano maledizioni", considerati invece un simbolo di bellezza nel mondo occidentale da cui proviene.
Così quando ritrova la madre/nutrice diventano quanto mai eloquenti le parole di quest'ultima: "Io conosco due lingue, due paesi, due religioni, e per questo so il doppio rispetto a tutti gli altri. Quando gli altri si fermano a un gatto nero o a un occhio azzurro, io vado avanti".

Tecnica
Il regista ha usato una tecnica mista: sfondi immobili ma ricchi di colori e dettagli da sembrare veri e propri quadri da mille e una notte, mentre i personaggi, realizzati al computer, appaiono essenziali nei loro tratti e nei movimenti poco fluidi, i disegni sono bellissimi soprattutto nella rappresentazione dei costumi tradizionali indossati. Forse il regista vuole attrarre lo spettatore sul racconto di una cultura, sui dialoghi in cui esplicitamente l'autore manifesta il proprio pensiero e i propri valori piuttosto che sull'azione, forse vuole incantarci inebriandoci di colori e immagini arabescate.

Sono molte le riflessioni che possiamo fare con i nostri alunni:
-Analizzare il significato della gratitudine;
-ragionare sui limiti posti dalle nostre paure; ciò che non conosciamo lo classifichiamo come pericoloso ma ci impedisce anche di incontrare la verità e l'altro;
-riflettere sui pregiudizi;
-riflettere sul concetto di fratellanza;
-indagare il significato del viaggio (fuori ma anche dentro di noi), del progetto o del desiderio che lo muove e le scoperte che porta con sé;
-approfondire la tecnica del racconto nelle favole africane;
-approfondire culture, costumi ed usanze del paese in cui viene narrata la maggior parte della storia.
Tanto altro ancora cela un lavoro possibile con la narrazione filmica, possibili strade, "letture", riflessioni e approfondimenti che sicuramente ci riconsegneranno al mondo differenti da come eravamo prima di assistere alla visione del film.

Se sei interessato ad approfondire la tematica, leggi il programma del corso di formazione "La lettura dei film nella scuola per competenze. La potenza del linguaggio filmico al servizio della persona e della didattica" che sta per partire.
Per info clicca qui


Simonetta Melchiorre, Dottore in Scienze dell'Educazione, docente presso l'IC "Maria Montessori" di Roma, Art-counselor e formatrice per l'Associazione Sysform (ente accreditato dal MIUR)
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