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n. 79 gennaio 2018
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Oggi è il giorno:17 Ottobre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Come cambia la didattica'  >>>
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Come cambia la didattica
La flipped classroom all'IC "Indro Montanelli" di Roma
di Riccardi Barbara - L'intervista
Insegnante Rita Faustinella
Insegnante Rita Faustinella
Per comprendere meglio cosa significa essere accoglienti a scuola, mi è bastato entrare in contatto con la docente dell'I.C. "Indro Montanelli" di Roma, Rita Faustinella, che definirei "competente con brio", oltre che appassionata; con lei è stato possibile parlare di scuola per un confronto costruttivo sul tema della "didattica capovolta". Alla domanda "Chi è Rita Faustinella?" ha risposto con una battuta tratta dal film "La scuola" di Daniele Luchetti: "Mi hanno fatto prigioniera a sei anni e non mi hanno rilasciata più! Insegno da più di 30 anni in una scuola di Roma, a parte una parentesi di un paio di anni nei corsi di lingua e cultura italiana nella circoscrizione consolare di Stoccarda. Ho cavalcato l'onda, una ventina d'anni fa, dell'ingresso del digitale nella scuola, ricoprendo il ruolo di tutor nei primi corsi di formazione blended, organizzati dal Ministero. Da allora mi sono specializzata nella formazione a distanza e collaboro con vari Enti come docente nei corsi online. Attualmente sono formatrice per corsi sulla didattica capovolta".

Chi o cosa è stato a catturarti nella rete della Classe capovolta?
Ho conosciuto la didattica capovolta in modo... capovolto! Circa 3 anni fa, durante un periodo di malattia, avevo prodotto dei materiali multimediali per i miei alunni e cercavo un modo per poterli mostrare loro. Sono entrata così nel mondo delle piattaforme e delle classi virtuali e, postando le mie lezioni, ho scoperto di essere un docente capovolto senza saperlo. Nell'ottica della condivisione (in rete tanto si lascia e tanto si trova), ho pubblicato i miei lavori e sono stata contattata dal prof. Maurizio Maglioni che, insieme a Fabio Biscaro, ha introdotto in Italia la flipped classroom con il libro "La classe Capovolta" Ed. Erickson e mi ha invitata a produrre materiali per corsi sulla didattica capovolta nella scuola primaria (insieme alla collega Francesca Muraca), che eroga attraverso l'associazione Flipnet.
Come funziona la didattica capovolta?
Molto si è detto e molto si dice sulla didattica capovolta. Per chi non conosce bene questo approccio o ne ha sentito parlare senza addentrarvisi troppo, capovolgere l'insegnamento equivale a sostituire la lezione frontale con un video. In verità la didattica capovolta (o flipped, dall'inglese "to flip" = capovolgere) è qualcosa di più, di diverso. A me piace definirla un "kit di attrezzi" al cui interno trovano posto moderni strumenti multimediali e metodologie di salda tradizione, tra cui l'apprendimento cooperativo. Alla sua base è previsto il capovolgimento delle normali fasi di lavoro a scuola e a casa. Gli alunni, a casa, fruiscono dei contenuti che l'insegnante ha preparato: un video o un insieme di informazioni costituite da mappe, immagini, audio, testi che vengono assemblate grazie ad applicazioni ormai molto diffuse (Thinglink, Padlet, Adobe Spark, Emaze ecc...). A questa prima fase, quella più conosciuta, segue il secondo capovolgimento che avviene in classe, e qui viene il bello! Questa è la parte più importante, quella svolta in aula dagli alunni, guidati dal docente. Qui si elaborano compiti ed esercizi, quelli che normalmente si assegnano a casa, attraverso attività di gruppo finalizzate alla realizzazione di prodotti comuni e compiti autentici.
Hai parlato di apprendimento cooperativo. Come si colloca nella didattica capovolta?
Uno dei primi passi da compiere per avviare la flipped classroom è quello di rimodulare gli spazi dell'aula predisponendo i banchi ad isola, in modo tale che gli alunni possano guardarsi e parlarsi mentre lavorano. E' una cosa semplice, che può sembrare solo logistica, ma provate a farlo e ne vedrete delle belle (in tutti i sensi)! Guardare il viso del proprio compagno, e non soltanto la sua nuca, potergli parlare, attiva dinamiche nuove in classe che non devono essere sottovalutate, ma incentivate nell'ottica di imparare a confrontarsi ed accettare pareri diversi dai propri. Si crea così un contesto educativo fortemente collaborativo entro il quale piccoli gruppi di alunni possono affrontare compiti complessi, sfidanti e reali che richiedono processi cognitivi di livello più elevato. All'inizio non è semplice imparare a lavorare insieme per uno scopo comune. Purtroppo questa logica non è molto diffusa nella scuola che spesso spinge verso la competizione, trascurando il valore dell'apprendimento tra pari che si dimostra altamente inclusivo e fortemente efficace.
Quali sono le caratteristiche di un docente capovolto? Cosa deve fare e come dev'essere?
Come ho detto prima, c'è l'errata convinzione che la didattica capovolta si esaurisca in un video e che il docente, smettendo di fare lezione frontale, non faccia più nulla: niente di più sbagliato! Il ruolo dell'insegnante non viene meno, anzi si amplifica e si sviluppa attraverso attività altamente impegnative. L'insegnante capovolto è un tipo curioso, che di sicuro nella scuola ha già sperimentato esperienze diverse, sempre volte al cambiamento e al miglioramento. Sa bene che la scuola sta cambiando e sente l'esigenza di modificare la propria didattica per restare al passo con i tempi. Ha il delicato compito di coinvolgere le famiglie e gli studenti nel nuovo percorso didattico, pianificare le attività, scegliere i materiali, postarli sulla piattaforma, preparare compiti ed esercizi da svolgere in classe, predisporre modalità di valutazione adeguate al lavoro di gruppo. Se ti capiterà di entrare nella mia classe o in quella di un docente capovolto (in Italia attualmente ce ne sono parecchi), non mi troverai alla cattedra. Gli insegnanti capovolti sono impegnati a seguire i lavori dei gruppi o a fornire nuove spiegazioni per chi chiede delucidazioni o fa domande. Questo secondo me rappresenta il valore aggiunto della didattica capovolta, poiché il docente è in grado di intervenire durante le fasi più delicate dello studio, quelle in cui l'alunno rielabora le conoscenze acquisite all'interno del suo processo di apprendimento. Possiamo definirlo un "direttore d'orchestra", in grado di mediare conflitti nelle attività di gruppo, organizzare nuove modalità di interazione nella classe, facilitare il percorso di acquisizione delle competenze per ogni alunno. Ti pare poco? Ah! Se ti capiterà di entrare nella mia classe, ovviamente non ci sarà silenzio...
Quali sono i punti di forza di questa metodologia? Cosa la rende vincente?
I nostri alunni, oggi totalmente nativi digitali, o per dirla utilizzando una definizione più attuale "Mobile born", sono esposti ad infinite sollecitazioni quasi del tutto appartenenti al mondo tecnologico: tv, videogiochi, immagini, tablet, smartphone. Sulla base di studi neurologici si è accertato che, in seguito a questa pluralità di linguaggi e stimoli quotidiani, i bambini di oggi elaborano le informazioni ricevute in modo diverso dagli alunni di epoche precedenti, ed io posso affermarlo senza ombra di dubbio. E' cambiato il loro modo di interagire, di ascoltare, di relazionarsi, di prendere appunti e quindi, necessariamente, deve cambiare il nostro modo di insegnare. La didattica capovolta permette di guidare gli studenti all'uso della tecnologia con fini didattici, integrandola con l' apprendimento tradizionale, allo scopo di garantire un'offerta didattica diversificata ed il più possibile ampia, finalizzata al raggiungimento di tutte le competenze. Quello che mi piace di questo approccio metodologico è la sua flessibilità. Fermo restando la sua impostazione di base, la didattica capovolta non ha rigidi paletti metodologici da applicare, ma consente di essere gestita dal docente secondo i tempi ed i modi che, in base alla realtà in cui opera, ritiene opportuni. La pratico da più di 3 anni e posso affermare, in base alla mia esperienza, che più di ogni altra strategia didattica, essa si presenta altamente rispondente a quelle che sono le raccomandazioni contenute nelle "Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione" del 2012. Nel documento cardine, intorno al quale deve ruotare la progettazione didattica dei percorsi di insegnamento/apprendimento nella scuola attuale, è più volte riportata l'attenzione sul concetto di competenza, sganciando esplicitamente l'insegnamento dagli obiettivi didattici disciplinari e collegandolo ad una veduta più ampia di intervento, finalizzata a rendere gli alunni competenti nel loro agire, secondo profili tracciati al termine dei vari cicli. Come si possono rendere competenti gli alunni, se ciò che viene chiesto loro continua ad essere una mera ripetizione di nozioni impartite dal docente? Come posso certificare le competenze acquisite dagli studenti (certificazione prevista alla fine dei vari cicli scolastici) se non creo occasioni per evidenziarle e valutarle? La didattica capovolta propone attività in cui gli alunni sono chiamati a mettersi in gioco, singolarmente o in gruppo, attivando la competenza dell' "imparare ad imparare" che costituisce lo strumento fondamentale per l'apprendimento lungo l'arco della vita. L'ho applicata dalla classe terza alla quinta. I miei ex alunni stanno ottenendo ottimi risultati nel primo anno della scuola secondaria di primo grado. Sono bravi o meno bravi, come tutti gli altri. Ma hanno acquisito fiducia in loro stessi, consapevolezza dei propri limiti e delle proprie qualità e la capacità di adattarsi e gestire situazioni diverse e complesse. Lo hanno imparato attraverso le attività della scuola del fare, che affonda le sue radici nelle teorie montessoriane, utilizzando anche moderni strumenti digitali. La didattica capovolta in fondo è un po' questo: uno sguardo al passato, con gli occhi puntati al futuro.
E per quello che riguarda la valutazione?
La didattica capovolta favorisce il lavoro attraverso compiti di realtà finalizzati al raggiungimento delle competenze. E' evidente che questo tipo di progettazione, che parte in un percorso a ritroso dalla competenza da raggiungere e ne definisce le evidenze attese da rilevare, richiede una valutazione che utilizzi modalità e strumenti appropriati. Quello che mi preme sottolineare è che, cambiando il modo di fare scuola, superando l'insegnamento trasmissivo e valorizzando l'apprendimento costruttivo ed esperienziale, la didattica capovolta utilizza momenti valutativi vari e diversificati, a seconda delle fasi in cui si sta operando. Il loro scopo non è unicamente quello di attribuire voti o di sanzionare errori, ma anche di accompagnare l'alunno durante il suo processo di apprendimento stimolandolo continuamente al miglioramento. La valutazione diventa così formativa, per l'apprendimento e, grazie ai continui feedback che fornisce agli alunni, li stimola ad una riflessione metacognitiva sui processi da attivare per superare l'errore.
Quali sono i progetti e gli strumenti che vuoi condividere e far conoscere?
Da formatrice quale sono, mi farebbe piacere che sempre più insegnanti mostrassero curiosità ed interesse per questa strategia didattica. Come dico io, che ci mettessero il naso. A tal fine ho creato un piccolo sito che ne spiega i principi fondamentali e fornisce alcuni esempi di lavori realizzati dai miei alunni. Si può consultare a questo link: https://sites.google.com/site/insegnanteritafaustinella/
Fornisco anche il link alla pagina Facebook che raduna il più ampio numero di docenti capovolti in Italia o di interessati all'argomento: https://www.facebook.com/groups/laclassecapovolta/
Qui di seguito indico un altro un sito utile per chi fosse interessato alla formazione: www.flipnet.it

Cosa hai in cantiere per il nuovo anno, come buon auspicio?
Quest'anno ho una classe prima. Mi sono lanciata senza paracadute ed ho iniziato anche con loro il percorso capovolto! Per ora sembra andare tutto liscio, le famiglie mi seguono ed i bambini sembrano interessati e collaborativi. Ce la faremo? Scegliendo di applicare la didattica capovolta ci si spinge in un processo all'interno del quale alunni ed insegnanti procedono insieme in un percorso di continua crescita e scoperta. Crescerò con loro e da loro imparerò. Mi sembra un ottimo auspicio!
Come afferma Tullio De Mauro: "La scuola non può cambiare solo attraverso Leggi e Decreti". I tempi cambiano e i ragazzi con loro, noi adulti non possiamo più permetterci di rimanere arretrati rispetto all' essere nel mondo, il nostro essere docenti attivatori di interesse è il compito precipuo per essere efficaci. Capovolgendo le situazioni in una visione più ampia, si rende la didattica inclusiva, si crea uno scambio di visioni condivise, investendo sulle competenze e sulle abilità di ciascuno
.

Grazie a Rita Faustinella e al suo esempio di docente capovolto; i suoi risultati ci spingono a dire: "Provare per credere".


Barbara Riccardi, docente I.C. "Padre Semeria" di Roma, Global Teacher Prize, Counsellor della Gestalt Psicosociale e Giornalista pubblicista
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