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n. 79 gennaio 2018
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I significati dei compiti per le vacanze
Opportunità di crescita e di autovalutazione
di Tani Stefania - Orizzonte scuola
Cari lettori e care lettrici, eccomi qua a scrivere per il primo numero dell'anno 2018.
Affronto un tema abbastanza caldo: i compiti, che io preferisco chiamare "impegni", perché ogni ragazzo deve assumersi la responsabilità di portare a termine quanto richiesto; ciò lo condurrà ad acquisire quelle competenze che gli permetteranno di gestire un lavoro o di relazionarsi in vari settori della società.

Considero i compiti come un dono per i bambini, per aiutarli nella loro crescita e sviluppo.
Gestire il compito non è semplice: non bisogna pensare alle solite attività ripetitive e frustranti che non servono a niente, ma a compiti più intelligenti. Due ore ogni pomeriggio, non di più, vanno bene. Gli studenti devono capire a che cosa servono. Insomma i compiti devono rappresentare un'opportunità.
Per esempio, leggere a casa tutti i giorni nella prima classe di scuola primaria serve ad automatizzare il processo di lettura, così per le tabelline in seconda; altri compiti permettono di fare collegamenti, favoriscono l'apertura mentale, stimolano curiosità e attenzione (per es. con ricerche e approfondimenti), consolidano l'autonomia.
I compiti che sono assegnati vertono solitamente su contenuti elaborati in classe e sono proposti in modo che tutti siano in grado di svolgerli. L'alunno non dovrebbe vivere in casa alcuna sorta di frustrazione per eventuali incapacità a svolgerli.
L'impegno dato è tuttavia uno strumento in mano agli educatori per verificare come possono continuare ad aiutare quei bambini che ancora non hanno raggiunto gli obiettivi proposti.
Nel lavoro corale della classe, gli alunni sono sostenuti dal gruppo e possono non emergere difficoltà di comprensione e di esecuzione.

Il compito a casa assume una certa importanza: serve per verificare un'ipotesi, acquisire strumenti, suscitare nuove domande, rendersi conto dei passi compiuti, fare propri i contenuti, consolidare quello che si è appreso a scuola, valutare le competenze acquisite e mettere in pratica il metodo di studio.
Bisogna prestare attenzione a non bombardare i bambini di attività extrascolastiche: hanno bisogno di tempi conformi al loro essere e vivere.
Il ritmo continua ad assumere grande importanza per l'acquisizione di una sana abitudine ad affrontare lo svolgimento dei compiti in modo sistematico e autonomo.

Altro tema caldo sono i compiti assegnati per le vacanze.
Io penso che il tipo di compiti per le vacanze che di solito assegnano gli insegnanti non serva a nulla: espressioni noiose, monotone e meccaniche da svolgere, come anche gli esercizi di grammatica e di sintassi. Tutto ciò diventa una specie di punizione non un piacere alla conoscenza. Compiti che poi difficilmente sono corretti con completezza...Gli insegnanti fanno un controllo generale per vedere che li abbiano svolti.
E allora cosa si dovrebbe dare per le vacanze, quelle natalizie e soprattutto quelle estive ?
L'idea che durante le pause non si faccia niente è assurda. Stare in vacanza (più o meno lunghe) non significa non fare niente, ma fare altro, uscire dalla routine e dalla consuetudine. L'estate (ma anche durante la pausa natalizia), per la distensione del tempo familiare, è il miglior momento per condividere, senza stress, i compiti affidati dagli insegnanti e per scoprire che l'entusiasmo e le passioni dei nostri ragazzi sono un ottimo veicolo per consolidare e interiorizzare conoscenze. I bambini sono esploratori, ogni esperienza è per loro stimolante e arricchente. Si potrebbe partire dai luoghi di vacanza o dalle attività che ciascun bambino svolge durante il periodo estivo, o delle feste natalizie, per raccogliere esperienze diverse per tutta la classe: i bambini potrebbero catalogare e raccogliere ciò che hanno avuto modo di osservare durante le gite in montagna; fotografare monumenti visitati in altre città; tenere un diario delle loro avventure esercitandosi, così, nella scrittura; possono scoprire le caratteristiche degli invertebrati anche al mare o in un prato; possono andare soli a fare spesa usando i soldi e la logica per riportare a casa ciò che gli è stato richiesto e magari anche il resto; possono manipolare utensili e costruire oggetti sperimentando forme e dimensioni; leggere libri, magari concordati con l'insegnante. La lettura è fonte di nuove competenze, stimola la fantasia e arricchisce il lessico dei nostri alunni, fornendo loro un bagaglio di conoscenze variegato e fruibile.
I compiti devono essere visti come un'opportunità e, in quest'ottica, non sarà importante la quantità ma la qualità, soprattutto se la pausa coincide con le feste natalizie: l'obiettivo sarà di avere ragazzi con il desiderio di condividere tante novità ed esperienze, di avere alunni più competenti e più motivati al piacere del sapere.
I compiti più intelligenti sono strumenti e momenti di crescita del ragazzo: crescere nella responsabilità e nell'autonomia, imparare a gestire il tempo, riconquistare conoscenze, imparare a conoscere se stesso, acquisire e sviluppare competenze, imparare ad imparare.

Il ruolo del genitore è aiutare a sviluppare l'autonomia del ragazzo, sia a Natale che durante l'estate.


Stefania Tani, docente di sostegno, IC "Casalbianco", Roma
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