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n. 79 gennaio 2018
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La continuità orizzontale e verticale
Pratiche educative e organizzative per rendere più proficuo il passaggio
di Ventre Angela - Orizzonte scuola
Vince Ricotta 2010 tratta da www.ricotta.net
Vince Ricotta 2010 tratta da www.ricotta.net
La mia nuova esperienza lavorativa, come insegnante di sostegno nella scuola secondaria di primo grado, mi ha portato a riflettere su uno dei tanti pilastri della scuola odierna, la continuità educativa e didattica, e sulla validità della moltitudine di progetti che, nelle scuole di ogni ordine e grado, vengono attuati per realizzare quel progetto formativo globale che la normativa vigente ha affidato in primis alla scuola.
La continuità nasce dall'esigenza primaria di garantire il diritto dell'alunno ad un percorso formativo organico e completo, che mira a promuovere uno sviluppo articolato e multidimensionale del soggetto il quale, pur nei cambiamenti evolutivi e nelle diverse istituzioni scolastiche, costruisce così la sua particolare identità. Una corretta azione educativa, infatti, richiede un progetto formativo continuo. Essa si propone anche di prevenire le difficoltà che sovente si riscontrano, specie nei passaggi tra i diversi ordini di scuola [...] Continuità del processo educativo non significa, infatti, né uniformità né mancanza di cambiamento; consiste piuttosto nel considerare il percorso formativo secondo una logica di sviluppo coerente, che valorizzi le competenze già acquisite dall'alunno e riconosca la specificità e la pari dignità educativa dell'azione di ciascuna scuola nella dinamica della diversità dei loro ruoli e funzioni" (C.M. n. 339 - 18/11/1992).
La normativa, quindi, stabilisce che per creare le condizioni educative e operative, affinché lo sviluppo dell'alunno possa avvenire in maniera armonica e completa, è necessaria una collaborazione e cooperazione tra le Istituzioni e agenzie formative, e non solo, coinvolte nel processo: famiglia, associazioni, territorio (continuità orizzontale); tra i diversi ordini di scuola e tra le classi dello stesso Istituto (continuità verticale).
Gli scopi educativi della continuità sono sicuramente chiari a tutti noi e nessuno mette in discussione il ruolo fondamentale e irrinunciabile, ma dobbiamo ammettere che, non sempre, i progetti che la riguardano sono completamente validi e creino i presupposti per un intervento pedagogico valido e coerente. Accade spesso, infatti, che un grado scolastico non è spontaneamente interessato a quello che lo precede o lo segue, se non per quanto riguarda gli alunni stranieri, con BES e DSA, e prende in considerazione ragioni estranee al vissuto dell'alunno, allontanandosi da quello che è il principio della continuità e cioè prestare maggiore attenzione al vissuto del bambino e promuovere in modo positivo il passaggio al grado scolastico successivo.
Delle volte, un progetto di continuità, pur apprezzato a parole, finisce per diventare, in realtà, un impegno burocratico, un obbligo e una fatica per noi insegnanti oberati di scadenze: programmi da finire, verifiche e valutazioni da fare, ecc.. e si riduce nel portare gli alunni a "conoscere", "esplorare" fisicamente l'altra scuola: le aule, il giardino, la palestra.
Il progetto di continuità va visto, invece, come filo conduttore che unisce i diversi ordini di scuola per coordinare i percorsi degli anni - ponte e collega il graduale progredire e svilupparsi dello studente, soggetto in formazione. Una particolare attenzione va data al coordinamento dei curricoli degli anni iniziali e terminali in modo da superare recriminazioni, malintesi, e delusioni degli insegnanti dei diversi gradi con ripercussioni negative sul rendimento degli alunni, che spesso già vivono con ansia e difficoltà il momento del passaggio al grado scolastico successivo (C.M. n. 339 - 18/11/1992).
Varie volte mi sono sentita dire dai colleghi delle medie, essendo stata io un'insegnante della scuola primaria, "ma cosa e come insegnate a questi bambini? Non sono scolarizzati, Non sanno fare un tema, ecc..."
Per evitare tutto ciò sarebbe opportuno proporre progetti che non si limitino solo alle giornate di incontro tra le classi ponte, ma mettano in pratica azioni positive, tangibili che riguardano una continuità di tipo verticale e orizzontale. Non organizziamo solo incontri tra docenti delle classi ponte per trasferire informazioni riguardanti il percorso formativo di ogni singolo alunno. Non predisponiamo solo una scheda informativa sulle competenze dei bambini in uscita, ma stiliamo un curriculo verticale veritiero tra i tre ordini di scuola, andiamo nelle classi a svolgere una lezione o più lezioni per guidare gli alunni verso la conoscenza dei nuovi saperi, delle nuove competenze e conoscenze richieste.
Ad esempio nelle scuole dell'infanzia, privilegiando il gioco ludico e la partecipazione attiva con i compagni più grandi, si potrebbe tenere una lezione di matematica di una classe prima, utilizzando strumenti propri della matematica come i regoli, abachi, e oggetti vicini al vissuto dei bambini, per un primo approccio alla conoscenza dei numeri: come si scrivono e si leggono e la corrispondenza con la quantità. Nelle classi di V della primaria, invece, si potrà organizzare una lezione sul problem solving, proponendo agli alunni di risolvere dei problemi matematici, utilizzando la LIM, secondo le modalità di risoluzione previste nelle scuole secondarie di primo grado. In questo modo i docenti avranno modo di valutare i diversi livelli di conoscenza degli alunni e la loro capacità e modalità di impostazione, svolgimento, risoluzione di un problema.
Attraverso opportune strategie, rendiamo il passaggio da un grado scolastico all'altro meno traumatico possibile, aiutando l'alunno a superare la confusione, rassicurandolo circa i cambiamenti che lo aspettano, promuovendo in modo positivo il passaggio futuro.


Angela Ventre, insegnante di sostegno, IC "Alfieri - Lante della Rovere", Roma
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