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n. 79 gennaio 2018
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Mamma, non vedo l'ora di tornare a scuola!
Il bambino "costruttore di saperi" a scuola e a casa
di D'Agosta Luciana - Oltre a noi...
Siamo tornati dalle vacanze di Natale.
Per i piccoli tra i 3 ed i 5/6 anni, rientrare nel quotidiano dopo un periodo abbastanza lungo come quello delle festività natalizie significa ritrovare un aspetto spesso sottovalutato, e che i bambini generalmente colgono: il piacere del conosciuto.
Sappiamo infatti che le ritualità sono molto importanti per loro, proprio perché rendono riconoscibile e quindi prevedibile quel che accadrà o sta per accadere. Ciò ha un aspetto rassicurante, che tranquillizza e che funziona da pista di decollo per nuovi traguardi. Questa è una delle cose di cui hanno bisogno i nostri bambini a quest'età: momenti chiari e riconoscibili all'interno dei quali muoversi liberamente e con sicurezza, mentre portano avanti l'arduo compito di conoscere la realtà che li circonda, di esplorarla e "sistemarla ordinatamente", così da non esserne intimoriti ma anzi essere messi nella condizione di utilizzarla per imparare tutto ciò che servirà loro per svilupparsi in modo competente ed armonioso.
Noi adulti utilizziamo sapientemente questo bisogno quando rendiamo i momenti della giornata, sia scolastica che familiare, molto o sufficientemente riconoscibili. Non a caso ci salta subito agli occhi il bambino che non è capace di stare nelle situazioni, che ne fugge muovendosi troppo o troppo poco, intervenendo troppo, troppo poco o a sproposito, comunicando troppo o troppo poco ciò che vuole fare, dire, creare.
Ogni volta che l'adulto facilita la crescita del bambino, utilizzando le sue necessità, lo sta "sostenendo mentre cresce". Il bambino, affinché possa costruire la sua identità, ha bisogno di contesti adeguati in cui sperimentare capacità e difficoltà, allenare abilità, costruire strumenti. In questo senso l'incoraggiamento costante a fare insieme e, una volta imparato, a fare da solo, è una modalità che permette di sviluppare la naturale capacità di imitazione che è alla base di ogni apprendimento, dal linguaggio all'andare in bicicletta. Il "fare insieme" mette in moto numerosi processi, sia cognitivi che affettivi, relazionali e sociali.
Aiutami a fare da solo è la richiesta inespressa dei bambini, a cui noi diamo voce col nostro comportamento educativo. E questa è la via maestra per l'autonomia.
E, incredibile ma vero, è proprio nella ricchezza della vita quotidiana che troviamo tutto quel che ci serve per sviluppare queste competenze. È sorprendente riflettere sul fatto che svolgere attività ovvie come andare a letto dopo aver ascoltato la favola della buona notte, o aver aspettato tutti prima di iniziare a mangiare, chiedere con gentilezza ciò che si vuole, aiutare ad apparecchiare la tavola, sapere il posto dei propri giochi o abiti, rispettare le regole della famiglia e della classe... possa essere il prerequisito, la precondizione per leggere, scrivere e far di conto.
Queste abilità sono effettivamente "lontane" temporalmente dall'età in cui i bambini saranno in grado di riuscire a comprendere ciò che leggeranno, o dal momento in cui padroneggeranno i contenuti di ciò che scriveranno, o dal possesso della terminologia adeguata a ciò che vorranno esprimere. Eppure, queste abilità si sono formate vivendo giorno dopo giorno, quotidianamente; sono il frutto di esperienze sempre più complesse e articolate, che hanno richiesto un linguaggio sempre più strutturato e una capacità di capire e ragionare sempre più profonda e differenziata.
Mentre giocano, i bambini si allenano molto seriamente e coscienziosamente ad acquisire tutte le competenze che serviranno loro per crescere. E se giochiamo insieme a loro li sosterremo mentre portano a termine questo compito. I bambini imparano giocando, approfittano di ogni momento per farlo, con giochi linguistici, cognitivi, motori ...osservandoli si apprende come si impara, come si insegna, come si fanno tante cose apparentemente impossibili; non a caso i più grandi pedagogisti sono partiti dall'osservazione per formulare le loro teorie. Parlando e giocando con i bambini, li possiamo aiutare a costruire la realtà, a risolvere problemi, a provare e riconoscere sentimenti...a trasformarli.
Quante volte abbiamo detto questa frase da piccoli: Tocca a me! No... c'ero prima io! Grazie ad essa abbiamo potuto sperimentare l'importanza di darci delle regole. Le regole ci aiutano a divertirci di più e a stare meglio con noi stessi e con gli altri, insieme al dialogo, all'ascolto, al confronto con la diversità, al rispetto, sono presenti in tanti giochi, intrattenimenti e divertimenti che, senza parere, aiutano il "cucciolo" umano a crescere.
E infine, il re di tutti i giochi, è quello che segna l'inizio del sapersi mettere da un altro punto di vista oltre che dal proprio: facciamo che io ero ... e che tu eri...Il gioco di finzione è la via maestra per sapersi mettere nei panni degli altri e sviluppare il pensiero, il linguaggio, il ragionamento la socialità.
Quanto detto finora vuole mettere in evidenza alcuni dei principali precursori delle competenze di lettura scrittura e calcolo, fruibili già dalla scuola dell'infanzia e certamente utilizzati, anche se non sempre con piena consapevolezza. L'obiettivo è creare un momento, una finestra spazio/temporale, in cui riflettere insieme su quante attività, quotidianamente praticate, potrebbero servire da spunto per creare ulteriori giochi, ritualità, regole.
Nella velocità che caratterizza il vivere moderno, le potenzialità presenti nel quotidiano a volte sfuggono, mentre potrebbero essere inserite nei percorsi didattici ed educativi più frequentemente e consapevolmente. Non vi pare?


Luciana D'Agosta, logopedista e formatrice
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