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Registro elettronico: è ciò di cui avevamo bisogno?
Contenitore di documenti e strumento educativo. La sua utilità nella scuola primaria.
di Calcagni Maria - Scuola & Tecnologia
L'inserimento "obbligatorio" del registro elettronico nelle scuole italiane fa parte di un progetto di innovazione "senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica" denominato "Piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie"¹.
Il Piano include iscrizioni e certificati online, pagelle, registri di classe e personali in formato elettronico. Ogni Istituto ha predisposto una connessione wireless, scelto il programma (web application) di cui avvalersi, formato i docenti al suo utilizzo, trovato le risorse per acquistare o affittare computer per le aule, pagato contratti alle aziende incaricate per risolvere gli inevitabili contrattempi tecnici.
Il registro elettronico permette di avere a disposizione online le assenze, le programmazioni didattiche, i contenuti affrontati in ogni disciplina ora per ora, i compiti assegnati, le valutazioni ecc... Le famiglie, fornite di password, vi accedono in qualunque momento e con qualunque dispositivo, verificano in tempo reale la presenza del figlio a lezione, il voto ricevuto ad una interrogazione o verifica, eventuali note disciplinari. Alla luce di quanto espresso, si può affermare che lo strumento rappresenta certamente una innovazione. La tecnologia adempie così al suo compito, ossia dematerializzare le procedure amministrative, ma è sempre vero?
E' indubbio che per le scuole, soprattutto secondarie, i vantaggi amministrativi e organizzativi ci siano, pur se alcuni docenti lamentano una ricaduta nelle relazioni scuola-famiglia sempre più virtuali e meno "Vis a vis".

Nella scuola primaria l'utilizzo del registro elettronico, con tutto l'impegno economico che comporta, ha apportato un concreto vantaggio a utenti e docenti? Generalmente i bambini al di sotto dei 10 anni vengono accompagnati a scuola da adulti, viene così meno il facile controllo delle assenze da parte dei genitori. Spesso nelle classi computer o tablet, necessari per la compilazione del registro, non ci sono, i docenti utilizzano quelli personali assumendosi il costo della linea nel caso in cui manchi una connessione wireless o non sia funzionante, oppure annotano assenze e contenuti affrontati prima a mano sul registro cartaceo per riportarle successivamente sul registro elettronico.
Il mantenimento contestuale del tecnologico e dell'analogico determina così un rallentamento delle procedure invece di velocizzarle con un aggravio di tempo dedicato alla parte burocratica che nel migliori dei casi determina una diminuzione del tempo dedicato alla didattica. Nelle scuole organizzate con l'aggregazione di due o tre classi gli insegnanti ad esse assegnati, come i colleghi di lingua o religione, hanno un orario giornaliero distribuito in più aule. La mancata presenza di computer funzionanti in aula comporta una tempistica difficilmente conciliabile con l'annotazione di assenze o contenuti affrontati in ogni singola ora e l'obbligo di non lasciare le classi scoperte a fine lezione.
Gli alunni della scuola primaria sono piccoli di età, richiedono insegnanti pronti a cogliere in ogni momento i bisogni del singolo e fatta eccezione della annotazione delle assenze nella prima ora, tutte le altre trascrizioni richieste durante la lezione sottraggono tempo e attenzione alle pratiche educative. La didattica per competenze, pur rimandando ad una puntuale e dettagliata programmazione inseribile nel registro elettronico nelle ore preposte, si nutre di immediatezza e rispetto dei tempi di apprendimento degli alunni che mal si confà alla catalogazione disciplinare impostata nel registro secondo i canoni della scuola del profitto, fatta di voti e obiettivi ben scritti; i bambini sono in continuo divenire soprattutto nei primi anni di scuola, l'oggettività nella valutazione si discosta dalle modalità "canoniche" . Personalmente riterrei pedagogicamente corretto adottare, almeno in prima, seconda e terza classe primaria, una "scuola senza pagelle" per riprendere le parole di Mario Lodi, auspicando una modifica dell'attuale sistema di valutazione con un metodo meno "competitivo" e più rispettoso delle potenzialità in crescita dell'alunno; "Fa quel che può, quel che non può non fa" suggeriva Alberto Manzi, con una conseguente rivalutazione del sistema di certificazione delle competenze acquisite.
In sintesi il registro elettronico, efficace contenitore di documentazione amministrativa, diventa un valido strumento di lavoro quotidiano nel momento in cui l'Istituto possa dotarsi delle infrastrutture adeguate a renderlo funzionale al lavoro del docente in e per la classe. Inoltre, in presenza di giovani alunni, solo un dispositivo pratico, pensato in modalità adeguata all'organizzazione e alle esigenze specifiche, può persuadermi dell'esigenza di adottarlo a pieno nella scuola primaria. Stili d'insegnamento e criteri di valutazione, necessariamente diversi tra ordini di scuola, difficilmente convogliano in un unico programma: l'uguaglianza ancora una volta non è sinonimo di equità.

¹D.L. n.95 del 6 luglio 2012


Maria Calcagni, docente IC Boville Ernica (FR), sociologo e pedagogista clinico
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