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n.80 febbraio 2018
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Oggi è il giorno:22 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo '"Confessioni di una docente"'  >>>
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"Confessioni di una docente"
La ricerca di una nuova definizione della mia professionalità
di Lilla Claudia Patrizia - Formazione
Ho bisogno di confessare la mia inadeguatezza come docente in un tempo storico in cui il cambiamento ci trova spesso inermi, in una sorta di sospensione tesa alla comprensione di ciò che accade, perché occorre riflettere per scegliere con consapevolezza la direzione.
La prassi educativa ed i linguaggi ad essa legati devono rispondere a bisogni societari in rapidissima evoluzione e dai contenuti non sempre già codificati, il che rende difficile prevedere il futuro e di conseguenza capire come formare le nuove generazioni.
Ad una trasformazione sociale corrispondono necessariamente dei cambiamenti nella concezione delle conoscenze, del pensiero e dell'apprendimento. Anche la scuola deve porsi come luogo dove attuare la negoziazione tra il "formalismo istituzionale" ed il "costruttivismo democratico", per gestire la complessità della realtà attuale e superare il gap tra le culture, formale ed informale. Bisognerebbe ridefinire il principio dell'uguaglianza, finora complementare a quello di prestazione, e rapportarlo a quello di equità, per il quale tutti possono usare gli strumenti ritenuti più adatti al proprio stile d'apprendimento e, ancora, trasformare la classe in una comunità ove la discussione ed il confronto ridefiniscano i saperi e in cui il docente non sia più un oracolo, che fornisce risposte o soluzioni, ma indirizzi gli allievi alla ricerca individuale e collettiva del sapere.

Come delineare allora il profilo del docente in funzione di tanta complessità?

La mia confessione parte da queste considerazioni e dal peso della responsabilità nella gestione del mio ruolo. Ho sempre prestato molta più attenzione ai processi che ai prodotti, progettando un'azione didattica rivolta alla formazione nel suo complesso piuttosto che alla semplice trasmissione-acquisizione di contenuti. Ho costruito il mio bagaglio di competenze sul campo (perché mi sono laureata in psicologia e non in scienze della formazione), rimettendomi in gioco ogni anno. L'interazione con gli alunni plasma, i gruppi classe non sono mai uguali ai precedenti e questo impone di monitorare l'azione educativo-didattica per adeguarla ai bisogni ed agganciarla saldamente alla realtà contingente. Un rischio, dopo anni, è che la prassi diventi consuetudine arrivando così a spegnere la fame di conoscenza, l'entusiasmo della scoperta, il bisogno di ridefinirsi come essere umano e come professionista dopo ogni esperienza.
Può accadere, nella pratica quotidiana, di attuare un copione, reiterando quanto esperito e dandone per scontata la "bontà". L'incontro con la formatrice del corso sulla didattica per competenze dell'Associazione Sysform, è stato estremamente stimolante; ho ricontattato la voglia di crescere professionalmente e superare i miei limiti, su cui mi ero adagiata negli ultimi tempi.
Il sistema non aiuta l'emersione di nuove idee, livella verso il basso e spegne quell'entusiasmo che ti porta alla ricerca, al bisogno di sperimentazione, alla problematizzazione ed alla scoperta. Ho bisogno di imparare, di sfidare i miei limiti, di trovare modalità alternative per operare. Io sono uno strumento, la responsabilità della riuscita di tutti i miei alunni è mia. La loro motivazione ad apprendere, la loro curiosità, l'identificazione delle strategie per strutturare autonomamente la capacità di imparare ad imparare sono un mio compito. La docenza è mettersi a servizio, uscendo da un atteggiamento autoreferenziale.
Il segreto per non arenarsi sulla comoda spiaggia dell'indolenza è forse sentirsi "poveri"? Poveri di quell'ardore creativo che ti spinge a trovare strade nuove, a non sentirti inadeguata davanti alla complessità del nuovo che avanza. A questo punto del mio percorso di crescita, professionale ed umana, ho bisogno di scoprire come fare didattica in modo nuovo, uscire dal mio copione.
Per quanto cerchi sempre di rinnovare le situazioni apprendimentali, sento di non fare abbastanza o di non farlo nel modo migliore. Non tutto quello con cui mi sto misurando nei vari corsi di formazione è spendibile immediatamente nella prassi ma l'amore per la conoscenza sostiene la voglia di cambiare, di migliorare, di trovare nuove modalità, più attente e funzionali, per stimolare l'acquisizione delle competenze nei miei bambini, e supporta l'attaccamento e la motivazione verso il mio lavoro. Credo che questo aspetto di affezione verso la propria occupazione sia fondamentale per non perdere mai di vista noi stessi come "operatori" nel processo d'insegnamento-apprendimento e come "attori" che agiscono in un contesto relazionale complesso. La consapevolezza diventa una chiave di lettura fondamentale per un automonitoraggio delle proprie azioni.
Noi docenti abbiamo uno dei compiti formativi tra i più difficili ma non dimentichiamo di imparare dai bambini, perché mentre noi testimoniamo i valori di una società loro ci mostrano la strada con cui raggiungerli.

"Se non apprendo nel modo in cui tu insegni, allora insegna nel modo in cui io apprendo".


Lilla Claudia Patrizia, insegnante della scuola dell'Infanzia, IC "Anzio I"
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