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n.80 febbraio 2018
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Oggi è il giorno:22 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'BullyBully'  >>>
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BullyBully
Lettera aperta alla scuola di Federico Stocola
di Stocola Federico - Inclusione Scolastica
Cari prof, cari genitori, cara Scuola, cari tutti voi che leggete, mi presento:

Sono Federico Stocola, scrittore del libro "BullyBully", in cui ho raccontato le avventure e le disgrazie di Carlo, un quindicenne in sovrappeso e per questo bullizzato tra i banchi della sua classe di liceo (e non solo).
Così com'è avvenuto nella mia vita, anche Carlo trova il coraggio e la forza di parlare di se stesso attraverso la scrittura, con la quale ripercorre le sue esperienze e quelle dei suoi compagni, cercando di capire i perché di quel disagio collettivo che tiene prigioniera la vita di giovani ragazzi, senza escludere nessuno: dal "boss" dei bulli all'amica disabile dal cuore d'oro, dalle ragazze che si nascondono dietro le tastiere dei propri smartphone per insultarsi fino ai ragazzi che non sanno fare altro che "branco", per creare problemi a chi, probabilmente, già ne ha troppi.

Diciamocelo, la scuola è ormai più una giungla che un istituto di formazione, o quanto meno per Carlo; è sempre più evidente la perdita di potere dei professori nei confronti degli alunni. Cosa si intende per "potere"? La loro capacità nel farsi ascoltare, di essere seguiti e mai contraddetti. Perfino io, in terzo e quarto superiore, sono riuscito a strappare un sette in condotta e di certo non sto qui a farmene un vanto! Lo dico perché ho provato sulla mia pelle il fatto che ci vuole davvero poco a superare quella linea che separa l'alunno "buono" da quello "cattivo".
Il protagonista ha provato a chiedersi di chi fosse la colpa per quel malessere che aleggia nelle classi di moltissime scuole, perché è vero che anche nell'aula a fianco ci potrebbe essere "un altro Carlo" con altrettanti problemi. Anche se avesse voluto dare la colpa ai propri genitori, avrebbe comunque poco da recriminare perché comprende ben presto che c'è sempre qualcuno messo peggio, nonostante sia chiaro (almeno per lui) che in alcuni suoi compagni, soprattutto i bulli, mancano delle figure genitoriali che si impongano o che trasmettano giusti insegnamenti o che siano più spesso dalla parte del professore.
Col passare dei giorni il ragazzo capisce che è solo una stupida questione di pregiudizi ad innescare tutto l'odio, che si trasforma, poi, in violenza (non solo fisica, ma anche verbale e psicologica).
Attraverso le riflessioni di Carlo ho voluto evidenziare un'altra forte problematica adolescenziale: l'uso degli smartphone, che per quanto possano essere indispensabili (e simbolo della nuova generazione di adolescenti) nelle nostre vite, restano uno dei mezzi più infami per rovinare la reputazione di un ragazzo o ragazza, sconfinando nel "cyber-bullismo".
I social network giocano un ruolo essenziale nelle loro vite; la facilità e l'immediatezza di divulgazione delle informazioni fanno sì che una rissa si trasformi in un "video virale". Se per alcuni questo può essere visto come un atto infame, per altri (in questo caso, chi lo fa) è solo un gioco, uno stupido scherzo da fare ad un amico di classe, senza riflettere sulle conseguenze. Quando però queste conseguenze arrivano, ormai è sempre troppo tardi.
E allora, che fare?
La vita vale sicuramente di più di una presa in giro su Facebook, più di un "non ti metto like" su Instagram, più di una foto imbarazzante che gira nei gruppi Whatsapp.

Il bullismo è la violenza di chi non ha coraggio di affrontare le proprie debolezze, fragilità e paure. Fino a quando queste persone non faranno pace con se stesse non impareranno mai a stare al mondo, di conseguenza non c'è bisogno di punire un quindicenne per un errore che avrebbe dovuto capire circa dieci anni prima. L'isolamento della violenza sarebbe il metodo più efficace per sconfiggerla, così da permettere di spegnersi da sola, come una fiamma senza ossigeno.

Quindi, cari miei tutti, è inutile trattare il bullo come un delinquente da incarcerare o un disgraziato da compatire, il risultato non sarà mai produttivo.
Miei cari bulli, se dovete cercare una scusa per dare fastidio partite da voi stessi, anche solo per gioco.
Miei cari professori, non siate troppo accondiscendenti né troppo severi e ingiusti, mettete in risalto la vostra passione per quello che insegnate e sicuramente verrete seguiti di più.
Miei cari genitori, non create nei vostri figli i pregiudizi che vi appartengono e con cui loro cresceranno e siate sempre dalla parte dei professori, sono loro gli adulti responsabili, non noi.
Mia cara Scuola, ritorna ad essere quello che eri un tempo, un posto in cui chiunque di noi vorrebbe tornare, con tutto il bello (e il brutto) che ci trasmetti.

Credo che in molti potrebbero ritrovarsi nella mia storia perché non ha nulla di speciale se non il fatto di essere proprio una come tante, una delle tante voci che per molto tempo sono state in silenzio e che, finalmente, ha avuto il coraggio di alzare la mano per chiedere parola e, credetemi, non c'è nulla di più gratificante che essere se stessi davanti a chiunque.


Federico Stocola
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