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n.80 febbraio 2018
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Oggi è il giorno:25 Giugno 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Guida alla certificazione delle competenze
Riflessioni sui punti chiave di una didattica "globale"
di Pellegrino Marco - Orizzonte scuola
Con la nota MIUR del 09.01.2018 prot. n. 312, è stato trasmesso un aggiornamento alle Linee guida per la certificazione delle competenze degli alunni e delle alunne del primo ciclo di istruzione.
Le lieve modifiche apportate al testo sono scaturite dagli avvenimenti normativi dell'ultimo anno, ma operando un'analisi particolare del documento, mi preme estrapolare dei concetti che ritengo fondamentali per comprendere meglio il valore delle competenze nella vita scolastica, e non solo, dei discenti e per dirimere la questione da dubbi, polemiche e false idee su questa pratica valutativa che comunque è entrata a regime e che andrà espletata al termine della classe quinta della scuola primaria e terza della secondaria di primo grado.

1)I modelli della certificazione adottati sono "ispirati ad una preminente funzione formativa e di orientamento".

A scuola, la valutazione, soprattutto quella in itinere, deve assolvere ad una funzione di orientamento e guida continui. Durante il primo ciclo di istruzione, è opportuno rendere significativi i momenti di "verifica", più o meno strutturati, e di conseguenza attribuire un senso alle espressioni utilizzate. L'alunno e l'alunna hanno bisogno di munirsi di strumenti di autovalutazione e di autonomia, nel comprendere quali mettere in atto per migliorare e proseguire il cammino formativo in modo sano e funzionale. Le pratiche di assegnare voti, scrivere note, verbalizzare gli esiti di una prova o di un compito non equivalgono ad una sentenza ma ad una fase del percorso che possa dare adito a progressi ed evoluzioni.
La polemica nata dalle nuove disposizioni in merito alla "bocciatura" alla scuola primaria e secondaria di primo grado fa riferimento al ruolo di "giustizieri" che i docenti starebbero perdendo, dato che i casi in cui gli alunni possono essere respinti sono sempre meno; respingere un alunno può sicuramente costituire un modo per indurlo alla riflessione su quanto abbia funzionato o no, ma non si può esaurire il discorso in un atto finale, dato che il percorso si costruisce in un anno scolastico ed è frutto della collaborazione di tutte le figure educative che gravitano intorno a chi apprende.
"La compilazione dei modelli è il momento conclusivo di un processo educativo e formativo".

2)"La certificazione delle competenze non rappresenta solamente uno strumento amministrativo che consente di ampliare l'informazione per i genitori, ma si configura soprattutto come documento che arricchisce e integra il profilo valutativo degli alunni"

Altro mito da sfatare riguarda la compilazione stessa del modello, che, come viene anticipato nel punto 2, non è solo un mero obbligo amministrativo, perché di per sé l'atto di riempimento della tabella porta via ai docenti poco tempo, rispetto a quello che occorre durante tutto il ciclo per progettare, monitorare e valutare i traguardi di competenza, unico aspetto prescrittivo della valutazione, che rappresenta un atto educativo legato ad un processo di lunga durata e aggiunge informazioni utili in senso qualitativo in quanto descrive i risultati del processo formativo, quinquennale e triennale.
Il profilo dello studente è così più completo, perché viene arricchito da elementi che integrano i risultati espressi in decimi, che fanno riferimento agli obiettivi raggiunti nelle singole discipline.
I documenti di valutazione sono dunque complementari e importanti anche in funzione della collaborazione tra scuola e famiglia, proprio perché forniscono un quadro più completo di ogni alunno, che supera la suddivisione in campi disciplinari e si apre a profili più ampi, in cui si evidenziano capacità relative all'autonomia, al senso di responsabilità e all'organizzazione del sapere, applicato a situazioni e contesti di vita scolastica e non.
"Tale operazione, pertanto, piuttosto che come semplice trasposizione degli esiti degli apprendimenti disciplinari, va intesa come valutazione complessiva in ordine alla capacità degli allievi di utilizzare i saperi acquisiti per affrontare compiti e problemi, complessi e nuovi, reali o simulati".

3)I singoli contenuti di apprendimento rimangono i mattoni con cui si costruisce la competenza personale.

Altro aspetto da chiarire riguarda la presumibile "dicotomia" tra conoscenze e competenze. Le competenze non azzerano le conoscenze ma le contengono; non è un discorso da analizzare in senso lineare ma considerando la profondità, la verticalità; funziona come nelle scatole cinesi: le conoscenze si trovano all'interno delle abilità, le abilità nelle competenze, dunque anche le conoscenze sono parte delle competenze, anche se apparentemente non si vedono.
Per partecipare ad una mostra scientifica dedicata ai Pianeti, l'alunno dovrà sapere necessariamente come si chiamano, quali caratteristiche hanno, le distanze ecc., ma allo stesso tempo dovrà mettere in campo l'abilità espositiva che, insieme ad altre, costituirà la competenza. Non si tratta di annullare il contenuto ma di creare situazioni alternative per conferire ad esso una rappresentazione più complessa.

4)Progettare l'attività didattica in funzione delle competenze e della loro certificazione richiede una professionalità docente rinnovata e attenta alle domande

Come già si affermava nel punto precedente, la didattica per competenze non è incarnata nel solo atto certificativo, ma si sostanzia delle attività quotidiane progettate nel medio e lungo periodo, proprio nel rispetto dell'esperienza scolastica del discente che dura 11 anni (dalla scuola dell'infanzia alla secondaria di primo grado).
La progettazione tiene vivo nei docenti il bisogno di aggiornamento continuo e di osservazione della realtà educativa, intesa nella sua globalità; il rinnovamento della pratica professionale parte proprio dalle situazioni che si vivono a scuola e dalle sollecitazioni che sorgono dal contatto diretto con gli alunni, dalle loro domande, perplessità e interessi. La scuola delle competenze non può prescindere dalle relazioni e dalle abilità sociali che ogni componente del processo dovrà sviluppare e allenare nel tempo.

5)La valutazione e certificazione delle competenze possono costituire un'occasione importante per realizzare l'autonomia delle scuole e valorizzare la creatività e la responsabilità professionale degli insegnanti

L'autonomia delle scuole italiane non si può certo esprimere attraverso scelte arbitrarie e comportamenti non in linea con quanto sancito dalle leggi dello Stato ma si può proprio avvalere della decisionalità che rende ogni Istituto diverso dall'altro, per motivi storici, geografici ma soprattutto educativi. Il perseguimento delle competenze permette alla singola Scuola di caratterizzarsi per alcuni progetti e di orientare anche le decisioni che ogni anno, proprio tra gennaio e febbraio, le famiglie prendono, in vista delle nuove iscrizioni.
I diritti sono gli stessi per tutti gli studenti che vivono e si formano sul territorio nazionale ma tra questi vi è il diritto di far parte di una comunità che necessariamente ha aspetti peculiari, perché frutto di idee e programmi nati in quella specifica realtà sociale, dagli insegnanti che vi operano, dalle famiglie e dalle entità pubbliche e private che formano il tessuto, collaborano e offrono occasioni di apprendimento e crescita.
Il PTOF, che è il documento d'identità del singolo Istituto e che contiene il curricolo verticale, dovrebbe (e uso il condizionale non a caso) fotografare la situazione del singolo Istituto e illuminare quanti lo consultano, soprattutto nella sezione riguardante la progettualità e la valutazione.
Il curricolo di istituto è perciò "espressione della libertà d'insegnamento e dell'autonomia scolastica" e la sua costruzione è un "processo attraverso il quale si sviluppano e organizzano la ricerca e l'innovazione educativa".

6)Il modello nazionale per gli alunni con disabilità certificata viene compilato, con gli opportuni adeguamenti, per renderlo coerente con gli obiettivi previsti dal piano educativo individualizzato (PEI)

Ultimo chiarimento che tengo a dare, proprio perché su questo punto ho elaborato un percorso formativo specifico per docenti di sostegno, riguarda la certificazione nel caso di alunni con disabilità o con altri bisogni educativi. Anche per questi vigono le stesse disposizioni, ma dato che ogni processo valutativo deve essere coerente con quello formativo, è possibile integrare il modello previsto a livello nazionale con documenti che si riferiscono a quanto programmato nei PEI o nei PDP.
Anche nelle e dalle situazioni di svantaggio estremo è possibile formulare quadri valutativi che rilevano i reali traguardi raggiunti. Spesso sono proprio i contenuti a scoraggiare alunni, docenti e famiglie, perché chi è in forte difficoltà fatica nel dimostrare quanto sa, ma non di certo quanto sa fare in modo più pratico, concreto ed operativo. Quindi la didattica per competenze non pone ai margini chi è in svantaggio, anzi, mi sentirei di affermare che è la più indicata, proprio perché varia, flessibile e rispettosa del singolo e del gruppo.


Marco Pellegrino, docente di sostegno presso l'IC "Maria Montessori" di Roma e formatore Sysform
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