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n.80 febbraio 2018
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Oggi è il giorno:24 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Il potere dello sguardo'  >>>
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Il potere dello sguardo
16 motivi per utilizzare la "lettura" filmica in classe
di Melchiorre Simonetta - Didattica Laboratoriale
Nel precedente articolo (n. 79 della rivista "La Scuola possibile"- gennaio 2018) ho raccontato a grandi linee il progetto La settimana del cinema entra in classe da me proposto e abbracciato da quasi tutti i docenti del mio Istituto.
Per chiudere "in bellezza" questa esperienza, inoltre, ho consigliato un'uscita al cinema di quartiere, per vedere il film "Wonder". Anche in questo caso sono state molte le adesioni: quasi tutte le classi della scuola primaria e secondaria di primo grado hanno voluto concludere con questa visione "corale".
È stato un momento molto bello per me. Tutto il progetto di lettura filmica lo è stato.

Lavoro da molti anni con il linguaggio filmico, lo uso non solo per far amare la scrittura e la lettura ai miei alunni, ma per aiutarli a crescere come persone. So che è un lavoro efficace anche per la costruzione del gruppo, per la creazione di un linguaggio condiviso e per così tante ragioni che vedere le mie colleghe accogliere questa passione, seguirmi nei suggerimenti o semplicemente lavorare con entusiasmo nelle proprie realtà per realizzare la settimana del cinema è stato davvero emozionante.
So che in ogni classe è accaduto qualcosa: un dibattito, una poesia, un racconto, una frase, anche solo un commento di un compagno oppure della maestra avranno lasciato un seme che continuerà a crescere e a portare il suo frutto, non so quando e non so come... ma lo porterà.

Questo è il potere dell'arte, dell'arte condivisa.

Parlo di condivisione perché ancora una volta mi sono convinta che non è il solo e semplice atto di vedere un film che può bastare per un efficace lavoro sulle emozioni, sul pensiero e sui valori ma è ciò che ne faremo di quella visione che farà la differenza.
Può capitare frequentemente che a scuola si guardi un film per poi non far seguire nulla, se non il disegno di una scena o la scrittura della sinossi, questo può andar bene ma è solo la punta dell'iceberg, è come possedere una Ferrari e utilizzarla solo per farci il giro dell'isolato.
Ai bambini rimangono domande, dubbi, impressioni, paure, incertezze, emozioni che non possono rimanere inascoltati, sono elementi troppo preziosi per lasciarli cadere nel vuoto ma, soprattutto, per rimanere "sospesi".

Questa è stata la mia risposta ad alcune critiche nei confronti del film, considerato una storia "troppo perfetta", "per nulla aderente alla realtà, una favola!". Alcuni spettatori si sono sentiti "traditi" dai toni troppo rosa del racconto, dalla famiglia perfetta, troppo felice nonostante la malattia del figlio.
Ho compreso le reazioni di chi queste storie di dolore e pregiudizio le vive sulla propria pelle e non attraverso uno schermo e, per certi versi, sono d'accordo sul fatto che si è voluto raccontare una favola, ma le favole possono comunicare grandi significati anche se finiscono bene. Questo film ha il merito di parlare ai bambini di argomenti difficili ed offre l'occasione a noi adulti ed educatori di riflettere e far riflettere su alcuni passaggi nodali della storia.
Questo film ci fa ragionare sullo sguardo, ad esempio, perché una realtà può essere vista in infiniti modi, dipende dalla posizione che si vuole assumere. Io ho deciso di assumere quella di chi dal film vuole ricavare il maggior numero di opportunità di riflessione.
Inizio dal primo oggetto che mi ha colpito, che entra in scena da subito ed è legato all'importanza dello sguardo: il casco da astronauta.
Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, la sindrome di Treacher-Collins, affronta per la prima volta il mondo della scuola.
L'inizio di un'esperienza, che intimorisce nella realtà qualsiasi ragazzino, diventa per Auggie l'inizio di un viaggio interstellare, dall'Universo familiare, accogliente e protettivo, a quello scolastico in cui la diversità diventa in un primo momento un nemico da sconfiggere per poi trasformarsi in un'opportunità per tutti coloro che la frequentano, compresi i genitori e gli insegnanti.
Il ragazzino indossa il casco da astronauta praticamente sempre, ogni volta che deve affrontare lo sguardo degli altri, lo vorrebbe tenere anche al momento del suo ingresso nell'edificio scolastico, ma i suoi genitori, lottando contro la propria paura e l'istinto di protezione, palese negli occhi della madre, amorevolmente glielo sfilano. È il momento di affrontare il mondo, di crescere, è il momento dell'autonomia, di affrontare i veri mostri: il giudizio degli altri, il nostro giudizio.
Questo passaggio, così come molti altri in cui Auggie si serve di maschere per trovare il coraggio, mi ha offerto la possibilità di parlare con i bambini della differenza tra l'atto di nascondere e negare una difficoltà (rappresentato nel film dal casco, dalle maschere di halloween) e la capacità e il coraggio di trasformare ciò che ci fa male.

Quante volte abbiamo desiderato eliminare una parte di noi stessi che ci metteva in imbarazzo? Cosa preferiamo nascondere agli altri: una paura, un difetto, un pensiero? Come ci fa sentire questo? Come abbiamo pensato di superare questo disagio (se lo abbiamo fatto) per tornare a stare bene con noi stessi e con gli altri?

È un film sullo sguardo, come ho avuto modo di dire precedentemente, anche perché racconta la storia da più punti di vista, perché ci fa vedere che dietro un'apparente normalità ci può essere una storia dolorosa e che il bullo è una vittima a sua volta e che, forse, smettendo di etichettare riusciremo finalmente a capire.
La "lettura" di questo film è ancora in corso con la mia classe, abbiamo appena compiuto quella che ha seguito la visione di Azur e Asmar; clicca qui e troverai una sintesi dei momenti più significativi dell'attività e i motivi che mi spingono a lavorare a scuola con le immagini in movimento.


Simonetta Melchiorre, Dottore in Scienze dell'Educazione, docente presso l'I.C. "Maria Montessori" di Roma, Art-counselor e formatrice per l'Associazione Sysform (ente accreditato dal MIUR)
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