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n.80 febbraio 2018
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Oggi è il giorno:22 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Tra memoria e speranza'  >>>
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Tra memoria e speranza
Un viaggio oltre i confini
di Parisi Roberta - Didattica Laboratoriale
La memoria della shoah è un'occasione per ricordare, sviluppare una coscienza collettiva, dato che si è troppo lontani nel tempo e nello spazio per capire quegli accadimenti, e trasformare le tante informazioni facilmente reperibili sull'argomento in esperienze vive, che permettano una qualche partecipazione emotiva su fatti storici che potrebbero ridursi ad un'effimera ricorrenza, ad una banale retorica.
Attraverso quali modalità si può riflettere su tematiche così atroci senza offendere la sensibilità dei bambini? Essi ancora non sono in possesso né degli idonei strumenti conoscitivi né di quei meccanismi che possano aiutare ad affrontarle e a difendersi dalla brutalità di alcuni avvenimenti che, nonostante tutto, in alcune zone del mondo ancora fanno parte della quotidianità.
Il percorso che ho pensato di affrontare negli ultimi tre anni di scuola primaria è partito dalla memoria affettivo-emotiva dei piccoli allievi: ho pensato che dai ricordi personali, da semplici esperienze vissute con intensità sarebbe stato più semplice capire i concetti di odio, di sofferenza, di libertà, di diritto umano, di emarginazione, di persecuzione ed iniziare a costruire dei personali punti di vista sul reale.
Comprendere gli accadimenti significa assimilarli in un proprio sistema di valori.
Il mio obiettivo è stato quello di valorizzare i vissuti dei bambini per poi creare una sorta di parallelismo con le testimonianze a noi pervenute dai tanti piccoli Ebrei protagonisti, loro malgrado, della diaspora.
Attraverso circle-time per classi aperte, gli alunni hanno avuto la possibilità di riflettere sul senso della vita, di porsi domande sull'esistenza, di riflettere su tematiche quali il libero arbitrio, il rispetto, il bullismo, l'amore e l'amicizia.
Cercando, scovando, spulciando ho scoperto l'opera del Professor Oscar Brenifier che da tempo realizza atelier di filosofia con bambini ed è autore di numerosi libri sull'argomento. Come poteva essermi sfuggito dal momento che adoro dissertare con i miei alunni?
Sono così venute alla luce le piccole grandi sofferenze, le piccole grandi gioie dei nostri allievi; attraverso i racconti i bambini sono riusciti a conoscere meglio se stessi, ad essere sempre più empatici ed a porsi il problema di mostrarsi più sensibili nei confronti dei compagni, scoprendo in loro un mondo interiore molto variegato in cui prevalevano di volta in volta paura, rabbia, felicità, tristezza, senso di colpa.
Tutti hanno partecipato con grande interesse senza l'ansia da prestazione, in quanto l'unico scopo delle attività proposte era di sollecitare la discussione.
Sono stati esaminati i diritti dei bambini; sperimentando ed esprimendo il proprio pensiero liberamente, hanno capito facilmente cosa significasse la mancanza di tale possibilità e le nefaste conseguenze.
Attraverso queste conversazioni si è raggiunta una competenza fondamentale per la crescita sociale e personale dei bimbi: la capacità di assumere il punto di vista dell'altro.
Ciò ha permesso il passaggio successivo: creare un collegamento tra passato e presente, tra se stessi ed un altro lontano.
I bambini insieme riflettevano sulle emozioni e sui sentimenti provati nelle varie fasi del lavoro che prevedeva anche la visione di film come" Il bambino dal pigiama a righe" e "L'amico ritrovato". Abbiamo esaminato la figura di Giorgio Perlasca (dal 1989 iscritto nel memorial dello Yad Vashem per i meriti che ebbe nel mettere in salvo dal nazismo centinaia di ebrei), letto alcuni passi del Diario di Anna Frank, da qui il desiderio di scriverle.
Le piccole vittime dell'olocausto non erano poi così diverse dalla generazione dei nativi digitali.
Dalla lettura delle testimonianze a contenuto altamente emotivo si è sviluppato in un certo qual modo un dialogo con quei bimbi, dialogo di "speranza ostinata".

"Esistono sempre al mondo 36 Giusti, nessuno sa chi sono e nemmeno loro sanno d'esserlo ma quando il male sembra prevalere escono allo scoperto e si prendono i destini del mondo sulle loro spalle e questo è uno dei motivi per cui Dio non distrugge il mondo".
Da un racconto della tradizione ebraica


Roberta Parisi, docente presso l'I.C. di Riano (Roma)
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