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n.80 febbraio 2018
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Oggi è il giorno:25 Giugno 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Voce del verbo giocare'  >>>
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Voce del verbo giocare
Giocare fa bene ad ogni età
di D'Agosta Luciana - Oltre a noi...
Giocare fa bene ad ogni età.
Per il bambino il gioco è l'attività più seria che possa fare. Attraverso il gioco, entra ed esce a suo piacimento dalla realtà come dalla fantasia, costruendo ponti e strade per esplorarle, distinguerle, sceglierle, confonderle. Seguirlo è abbastanza faticoso per noi adulti e, spesso, ci ritroviamo col fiatone nel tentativo di non rimanere troppo indietro. Ma che soddisfazione quando riusciamo a tenergli testa e a divertirci anche noi! Siete d'accordo?

Riflettevo sul fatto che il gioco rientra nel più vasto capitolo del "fare insieme" e, in questo senso, anche nella vita quotidiana molte cose possono diventare un gioco.
Per esempio imparare a parlare nasce proprio dallo scambio gioioso e giocoso tra mamma e bambino, tra gridolini, sorrisetti e gorgheggi che si scambiano l'uno con l'altra, occhi negli occhi, come due innamorati. E proprio da lì nasce quell'alternanza del turno che poi dovremo usare se vogliamo instaurare un qualunque dialogo o scambio comunicativo con un altro.
Sì, ad ogni età giocare con i propri figli fa bene ad entrambi.
Mi vorrei spingere a dire anche di più: giocare con i bambini fa bene, anche se non sono nostri figli.
Privilegiati sono gli insegnanti, che possono farlo tutti i giorni tutto il giorno!
Immagino che non tutti la pensino così, ma conosco insegnanti che, nonostante l'inevitabile fatica di stare tutti i giorni per tante ore con gli alunni, mi hanno trasmesso il piacere e la soddisfazione nel trascorrere il proprio tempo con loro.
La casa, come la scuola, è il "parco giochi" per eccellenza in cui allenare e sviluppare tutte le capacità necessarie al bambino per crescere, non ultime le abilità linguistiche.
In nessun altro luogo potrebbero trovare così numerose occasioni per espandere e arricchire il vocabolario, per aumentare il repertorio di termini coi quali riferirsi a cose, eventi, sentimenti. Il tutto avviene in contesti ricchi di significato - come lo sono quelli familiari e scolastici - e totalmente impregnati di necessità d'uso, nei quali la ripetizione di una parola (ripetizione necessaria per impararla correttamente) non è mero esercizio bensì necessità che emerge dalla vita.

Quanta ricchezza c'è a disposizione dei nostri bambini!

Vorrei fare un esempio per chiarire meglio ciò che intendo dire.
Tutte le mattine i bambini si svegliano, si alzano, si preparano. A seconda dell'età saranno più o meno autonomi nel fare queste attività e, a seconda dell'età, le parole che useremo per comunicare con loro potranno essere diverse.
Quando il bambino è molto piccolo in genere ci ritroviamo a dirgli cose del tipo: ciao, pappa? Mmm buona! Ancora? Basta? Pipì? Lavo...lavo...finito! Levo, metto, prendo...la maglia, le scarpe...
Quando il bambino è più grande, gli stessi dialoghi spontaneamente diventano più ricchi: buon giorno, facciamo la pappa? E' buona vero? Ne vuoi ancora? Basta così! Fai pipì, lavo le mani, lavo il viso, ...ecco abbiamo finito! Levo il pigiama, metto la maglia, prendo le scarpe, dov'è il cappello? Prendi la giacca...andiamo...!

Andando a scuola troveranno tante conferme linguistiche che permetteranno loro di apprendere l'uso oltre che il significato.
Pian piano i bambini familiarizzano con le parole legate alle situazioni che scandiscono, identificandoli e differenziandoli, i momenti della loro giornata.
Col tempo, inizieranno ad imitare, ripetere e, finalmente, produrre spontaneamente le prime parole e frasi.
Ogni momento della giornata, ogni situazione vissuta insieme alle persone per loro affettivamente significative, diventano un'occasione di conoscenza, scoperta, approfondimento di parole nuove e del loro uso.

Vorrei fare anche un altro esempio.
Partiamo dalla premessa che sarebbe opportuno che ogni bambino avesse un suo spazio in casa.
Diciamo...la sua cameretta!
Ma può anche essere uno spazio ritagliato in un contesto comune più grande...l'importante è che sia ben "segnalato" come "suo": un angolo del salone delimitato da un bel tappeto colorato e da una tenda che si può tirare o, ancora, da un separè ben fissato al muro ecc.
In questo spazio, oltre al letto, all'armadio e alle cose che abitualmente ne fanno parte, sarebbe bene che fosse presente una struttura - come una libreria (anche questa ben fissata!) - nella quale tenere giochi, pupazzi, libri a portata del bambino.
Questo si può prevedere fin dalle età più piccole, avendo cura di tenere i giochi in contenitori semplici da aprire, chiudere, svuotare, riempire, trasportare, per esempio di metallo, legno, cartone, plastica, di grandezze, forme e colori diversi, con e senza ruote, e destinati a contenere i vari giochi secondo un criterio: quello delle macchinette, quello dei pentolini, quello con le cose per giocare al dottore, quello con le costruzioni, gli animali, i soldatini, le bambole, le cose per travestirsi rubate a mamma e papà...
Una parte di questa libreria - che mi piace chiamare "ludoteca a vista" - può essere destinata alle cose occorrenti per disegnare, scrivere, costruire, inventare: fogli, album, matite colorate, pennarelli, argilla, colla, forbici, stoffe, lana, legno. Anche questi materiali saranno sistemati in contenitori colorati, facili da utilizzare, di materiali diversi.
Un'altra parte della libreria può contenere le cose da leggere: libri, riviste, giornali, cataloghi illustrati, ecc.
Un piccolo tavolo con un paio di sedioline ed un tappeto lavabile facilmente - sul quale giocare per terra se si desidera - potrebbero completare il luogo a lui o lei dedicato.
In un ambiente così strutturato è più facile giocare, divertirsi, costruire ed usare le "parole per farlo", ritrovare le cose, metterle in ordine... nasconderle!
Avere un luogo per ogni cosa, in cui poter rimettere ogni oggetto al suo posto, è il sogno di molti di noi, un posto in cui mettere, ritrovare, conservare o nascondere cose, diventa anche un luogo della mente, dell'anima direi, che cominciamo a costruire fin da piccoli, quando ce ne viene data l'opportunità, in cui i mattoni iniziali della costruzione del nostro posto nella vita rappresentano i primi passi di una lunga strada.
Giocando insieme, costruendo insieme - sia oggetti che situazioni - verrà naturale usare e ripetere parole: la bambola, beve, va, a me, dà, a lui? A chi? e successivamente, quando il bambino è più grande: vuoi la bambola? L'orso beve, va, va, va...e cade! La palla a me! Dammi il libro, a chi diamo la pappa? A me? A lui? A te? E ancora: giochiamo con le auto? Dove sono? Facciamo finta che..., ma no, è per finta..., questa mela sembra vera, ma è finta! Giocando giorno dopo giorno, a volte ripetendo i momenti di un gioco già vissuto, a volte inserendone di nuovi, a volte modificando quelli già esplorati, il bambino diventa sempre più esperto, non solo nella conoscenza delle parole, ma anche delle regole che le legano tra di loro: quella cosa che chiamiamo grammatica e sintassi!
Dimenticavo di svelarvi "l'ingrediente segreto" per giocare con i bambini che siano i nostri figli o no... divertirci davvero!


Luciana D'Agosta, logopedista e formatrice
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