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DSA nella Scuola dell'Infanzia
Prevenzione delle difficoltà e identificazione degli indici predittivi
di Lilla Claudia Patrizia - Inclusione Scolastica
La LEGGE 8 ottobre 2010 n. 170 (NUOVE NORME IN MATERIA DI DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO IN AMBITO SCOLASTICO) cita:

Art. 2 Finalità
f) Favorire la diagnosi precoce e percorsi didattici riabilitativi;
Art. 3 Diagnosi
3. È compito delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell'infanzia, attivare, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA degli studenti, sulla base dei protocolli regionali di cui all'articolo 7, comma 1. L'esito di tali attività non costituisce, comunque, una diagnosi di DSA.

E, ancora, nelle LINEE GUIDA PER IL DIRITTO ALLO STUDIO DEGLI ALUNNI E DEGLI STUDENTI CON DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO ALLEGATE AL D.M. 12 LUGLIO 2011 si legge al Par. 4.1 "È importante identificare precocemente le possibili difficoltà di apprendimento e riconoscere i segnali di rischio già nella scuola dell'infanzia.[...] Un'accurata attenzione ai processi di apprendimento dei bambini permette di individuare precocemente eventuali situazioni di difficoltà. È pertanto fondamentale l'osservazione sistematica portata avanti con professionalità dai docenti, che in questo grado scolastico devono tenere monitorate le abilità relative alle capacità percettive, motorie, linguistiche, attentive e mnemoniche. Durante la scuola dell'infanzia è possibile individuare la presenza di situazioni problematiche che possono estrinsecarsi come difficoltà di organizzazione e integrazione spazio-temporale, difficoltà di memorizzazione, lacune percettive, difficoltà di linguaggio verbale. [...] durante la scuola dell'infanzia l'insegnante potrà osservare l'emergere di difficoltà più globali ascrivibili ai quadri di DSA [...]"

L'osservazione sistematica è lo strumento utilizzato dalla docente della scuola dell'infanzia per la rilevazione delle esigenze e dei livelli di competenze dell'utenza. È un atto intenzionale, che richiede pratica oltre ad una preparazione specifica, ed ha una funzione sia progettuale, consente infatti la pianificazione delle azioni da intraprendere per attuare, o adeguare in corso d'opera, le scelte didattiche e metodologiche, sia valutativa. Dà modo, inoltre, di creare modelli per la documentazione, attraverso griglie o protocolli che permettono di seguire la formazione e l'evoluzione delle abilità legate all'apprendimento mentre il bambino vive esperienze strutturate e funzionali, volte allo sviluppo delle potenzialità individuali ed alla prevenzione delle difficoltà.
Gli obiettivi da porsi nell'adozione di strategie atte a cautelare l'alunno da un eventuale disagio sono correlati: all'identificazione precoce di possibili situazioni di difficoltà, in modo da programmare ed attivare percorsi pedagogici atti a risolvere in modo efficace tali problematiche; alla creazione di una rete educativa che veda la famiglia coprotagonista come agenzia educativa e che coinvolga professionisti ed enti territoriali, ove necessario, concertando azioni sinergiche per raggiungere gli obiettivi formativi previsti per ogni singolo bambino; al potenziamento dei prerequisiti cognitivi che stanno alla base dell'apprendimento di scrittura, lettura e calcolo per rinforzare e consolidare le competenze dei soggetti che presentano prestazioni non adeguate. A questo punto è lecito chiedersi cosa osservare. Esiste una chiara correlazione tra le difficoltà nello sviluppo dei prerequisiti e quelle nel processo d'apprendimento della letto-scrittura. La prima area da osservare è ovviamente quella del linguaggio. L'italiano segue un sistema di tipo alfabetico quindi non si può prescindere da una corretta produzione verbale per strutturare le successive acquisizioni. Non possedendo un'impronta linguistica corretta della parola, il bambino procederà ad un'autodettatura errata compiendo l'errore della pronuncia anche nella scrittura. Altri indicatori di rischio da valutare sono relativi a: competenze grafiche (le capacità visuo-costruttive, di rappresentazione e di organizzazione spazio-grafica alla base della componente grafica della scrittura); coordinazione motoria; sviluppo dello schema corporeo e della dominanza laterale; competenze percettive e percettivo-motorie; organizzazione spaziale, temporale e relativa integrazione; attenzione; ascolto e memoria (MBT).

Nella mia prassi educativa ho verificato l'utilità di alcuni strumenti che costituiscono una vera risorsa per la programmazione di un'azione didattica orientata allo sviluppo di tutte le strumentalità, le abilità cognitive di base ed alla prevenzione delle difficoltà che sottendono i diversi disturbi dell'apprendimento.
Uno di questi è il Questionario IPDA della Erikcson, un questionario osservativo per l'individuazione degli indici predittivi dei DSA rivolto a docenti dell'ultimo anno della scuola dell'infanzia. La scelta e la costruzione degli items si basano su due criteri: 1. la predittività rispetto all'insuccesso scolastico e la task analysis (elenco dei processi più elementari in cui si articola un compito complesso). In totale sono 43, suddivisi in 7 aree. Le prime sei riguardano abilità generali (aspetti comportamentali, motricità, comprensione linguistica, espressione orale, metacognizione, memoria, prassie, orientamento), le ultime due abilità specifiche (pre-alfabetizzazione e pre-matematica). Dal totale dei punteggi delle singole aree si ottengono quattro profili che identificano rispettivamente un criterio pienamente raggiunto, una prestazione sufficiente, una richiesta di attenzione ed infine un intervento immediato.
L'attività di potenziamento, prevista dal percorso proposto dalla Erickson a seguito dell'osservazione e costruita sulla base degli indicatori utilizzati per la rilevazione del rischio, è da attuarsi sull'intero gruppo-classe, costituisce un ulteriore monitoraggio e consente di realizzare un percorso formativo-progettuale in continuità con il successivo ordine scolastico.
Un altro, utilizzabile fin dall'ingresso nella scuola dell'infanzia per l'impostazione del gesto grafico e successivamente per l'approccio alla scrittura, è il metodo ideato dalla dott.ssa Venturelli, che consente di arginare le difficoltà grafo-motorie su cui può strutturarsi la disgrafia. Riporto di seguito un breve intervento della dott.ssa Ricci, vicepresidente dell'Associazione Italiana Disgrafie e dell'Associazione Venturelli, docente del Master "Consulente didattico e rieducatore della scrittura per la prevenzione e il recupero delle difficoltà grafo-motorie" all'Università di Ferrara.

"Da alcuni anni a questa parte si assiste ad una sempre più preoccupante perdita delle abilità di base dei nostri bambini: non sanno star seduti correttamente al banco, non riescono a mantenere un certo grado di attenzione per diversi minuti, non sono autonomi nel vestirsi, lavarsi, andare in bagno. In particolare, si nota una preoccupante carenza nella competenza dell'uso delle proprie mani: hanno difficoltà ad utilizzare correttamente le posate, ad aprire l'involucro di una merendina, ad impugnare correttamente le forbici. Sono mani spesso scarsamente toniche, poco allenate a lavorare, a piegare un foglio facendo in modo che i bordi si tocchino, a manipolare il pongo, ad allacciare una chiusura lampo. A questi bambini, una volta arrivati a 6 anni, con l'ingresso alla scuola primaria, si chiede di imparare a scrivere; il più delle volte ci troviamo di fronte a scolari desiderosi di imparare ma privi dei prerequisiti necessari ad esercitare tale abilità.
Scrivere a mano non è un'attività semplice né spontanea e richiede un lento e sistematico apprendimento che si sviluppi nel corso degli anni a partire dalla più tenera età, fin dalla scuola dell'infanzia, attraverso un percorso didattico graduale e giocoso che coinvolga i bambini e li faccia diventare sempre più consapevoli di sé, padroni del proprio corpo, abili nel servirsi delle proprie mani.
Secondo la visione pedagogico - didattica che il Metodo Venturelli propone, scuola e famiglia hanno quindi il compito fondamentale e irrinunciabile di stimolare in modo corretto e precoce le potenzialità innate del bambino in virtù del fatto che il cervello è un organo plastico capace di apprendere continuamente attraverso un esercizio continuo e mirato. In questo modo, agendo soprattutto sulla prevenzione, si potranno scongiurare numerose difficoltà grafomotorie, troppo spesso scambiate in classe terza primaria per disgrafia e che invece non sono che l'espressione di automatismi scorretti e di mancati apprendimenti.
In sintesi, il Metodo Venturelli, sperimentato sul campo da ormai 20 anni, prevede tre fasi successive di intervento. La prima fase, in un'ottica di prevenzione, è rivolta a tutti gli alunni dall'asilo nido al primo anno di scuola primaria, con particolare attenzione a quelli che presentano minori abilità di base e prevede attività graduali, diversificate e stimolanti di tipo motorio, percettivo e grafico per preparare e avviare alla scrittura e, più in generale, ad acquisire i prerequisiti necessari a poter affrontare brillantemente la scuola primaria.
I bambini vengono guidati lungo un percorso graduale che parte dalla consapevolezza della realtà tridimensionale e concreta del proprio corpo e dell'ambiente circostante, per arrivare, attraverso vari passaggi, alla proiezione di quello stesso corpo e di quella realtà su un piano bidimensionale e grafico. Come si intuisce, il ruolo della scuola dell'infanzia, contrariamente a ciò che troppo spesso si pensa, è di fondamentale importanza per l'acquisizione delle abilità di base dei bambini. A 6 anni, nel bagaglio dei nostri scolari, non dovrebbe esserci tutto l'alfabeto e la capacità di scrivere ma, molto più urgente e fondamentale, le competenze che riguardino un adeguato sviluppo cognitivo, motorio, percettivo e un buon controllo della mano conquistato attraverso l'uso quotidiano di strumenti grafici corti e morbidi in fase iniziale e via via più lunghi e più duri, man mano che il bambino acquisisce una maggiore stabilità della mano e del polso.
Insegnare alla scuola dell'infanzia le corrette abitudini, evitare l'apprendimento di automatismi scorretti di cui domani sarà difficile liberarsi, permetterà all'allievo, una volta approdato alla scuola primaria, di poter utilizzare la scrittura a mano con perizia al fine di comunicare agevolmente il suo pensiero e le conoscenze acquisite
".


Lilla Claudia Patrizia, insegnante della scuola dell'Infanzia, IC "Anzio I"
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