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n. 81 marzo 2018
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Articolo 'Fiabe...in circolo'  >>>
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Fiabe...in circolo
La narrazione come officina didattica e come ambiente di apprendimento (prima parte)
di Proietti Michela - Didattica Laboratoriale
"La logica ti porterà da A a B, ma l'immaginazione ti porterà ovunque." (Einstein)

E' un grande scienziato a dirlo, ricordiamolo bene: l'immaginazione è una risorsa indispensabile per conquistare un pensiero libero, uno spirito indipendente, una mente creativa.
E quale miglior strumento per sviluppare tutto questo, se non la FIABA?!

Nella Scuola dell'Infanzia e nelle prime classi della Scuola Primaria, l'utilizzo delle fiabe si caratterizza per il suo essere un vero e proprio ambiente di apprendimento, capace di favorire molte abilità. La narrazione fa aumentare il rapporto sinergico tra pensiero e linguaggio, aumentando i parametri di autonomia e comunicazione verbale. Le fiabe abituano i bambini all'ascolto e alla comprensione orale, consentendo di sviluppare idonee competenze linguistiche.
Le fiabe, inoltre, grazie allo schema narrativo semplice e ripetitivo, utilizzano e sviluppano strategie di memorizzazione specifiche tra cui la ripetizione, che svolge un ruolo determinante nella memorizzazione e, di conseguenza, nell'apprendimento. Inoltre la ripetizione consente al bambino di impadronirsi di strutture linguistiche nuove facendole diventare parte del proprio patrimonio e trasformandole in pensiero verbale. La lettura ad alta voce o la scrittura, oltre a dare l'impressione ai bambini di compartecipare alla narrazione, offrono anche la possibilità di affinare l'orecchio, di cogliere gli aspetti ritmico-sonori del testo e di costruire le strutture spazio-temporali. Narrare una fiaba è un atto ricco di valenze, è un vero dono d'amore oltre che un passaporto per il pensiero divergente e per esplorare con l'immaginazione mondi fantastici.
Tutti questi presupposti mi hanno convinto ad attuare nella mia classe (una seconda di scuola primaria) un laboratorio sulle fiabe, uno "spazio" magico per potenziare l'ascolto condiviso, lo sviluppo del pensiero narrativo, la capacità di immaginare e fantasticare, di riflettere sulle proprie emozioni e di costruire insieme un progetto comune: un libro di fiabe di classe, ovviamente illustrato.

Lo sviluppo sempre più rapido delle nuove tecnologie ha inevitabilmente influenzato anche i modelli educativi, proponendo cartoni animati e film di animazione quali strumenti per parlare ai bambini delle emozioni e dei sentimenti, sostituendo i libri di fiabe e favole. Ed è, invece, sorprendente ed emozionante vedere come i bambini sappiano ancora entusiasmarsi per una pratica classica, ma sempre di grande valenza e che merita una ri-valutazione.
"Inventare storie è una cosa seria", come la letteratura per l'infanzia, per troppo tempo considerata "infantile", e come ci ricorda Rodari nella sua Grammatica della fantasia.
Questo è l'unico libro dello scrittore di Omegna che non è di narrativa, ma ha un contenuto teorico incentrato sull'innata creatività dei bambini, sul loro modo di elaborare con la fantasia il mondo che li circonda.
"Io spero che il libretto possa essere utile a chi crede nella necessità che l'immaginazione abbia il suo posto nell'educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola".
Per questo i bambini non devono essere solo fruitori, ma anche produttori di cultura, perché il processo creativo è insito nella natura umana e quindi alla portata di tutti.

L'immaginazione non è un "ozioso divertimento" della nostra mente, un'attività campata in aria, ma ha un'importante e precisa finalità:
"Occorre una grande fantasia, una forte immaginazione per essere un grande scienziato, per immaginare cose che non esistono ancora, per immaginare un mondo migliore di quello in cui viviamo e mettersi a lavorare per costruirlo" (Rodari).

La mia idea è nata proprio dalla possibilità di utilizzare diverse fiabe, da quelle classiche a quelle moderne, per suscitare negli alunni un atteggiamento positivo nei confronti della lettura e dei libri in genere, per stimolare in loro la curiosità e la criticità, per veicolare alcuni valori morali che aiutano a costruire un'identità individuale e sociale. Abbiamo preso spunto da questi racconti, attraverso diverse modalità, la lettura condivisa e la visione di video
(dal web: le fiabe di coccole sonore/ www.baymusic.it / )
www.letturacheavventura.it

per promuovere discussioni e riflessioni su alcuni valori morali come l'ubbidienza, la lealtà, la verità, la diversità, il rispetto delle regole in genere ecc. Gli alunni sono stati guidati in un percorso che ha analizzato la struttura base della fiaba, le caratteristiche salienti dei protagonisti e degli altri personaggi del racconto, attraverso la costruzione collaborativa di mappe e schemi di sintesi. E dopo questo primo momento di conoscenza del genere testuale, abbiamo scelto di sottoporre ai bambini un test, "Io e le fiabe..." per indagare il loro rapporto con la lettura e con i libri, ma soprattutto per entrare "in punta di piedi" nella loro interiorità e per aiutarli ad averne consapevolezza, attraverso un'attività di immedesimazione in uno dei personaggi delle fiabe, motivandone la scelta e condividendola con gli altri in un momento intimo di gioco e di metacognizione.
"Perché una storia riesca realmente a catturare l'attenzione del bambino, deve aiutarlo a sviluppare il suo intelletto e chiarire le sue emozioni, armonizzarsi con le sue ansie e aspirazioni, riconoscere a pieno le sue difficoltà, e nel contempo suggerire soluzioni ai problemi che lo turbano" (Bruno Bettelheim).
Abbiamo riconosciuto in un disegno la proiezione del mondo interiore di ognuno di loro: "Vorrei essere Peter Pan, perché lui sa volare" (Cristian, alunno con un'importante disabilità neurologica e psicomotoria); "A me piace Cappuccetto Rosso, perché è riuscita a superare la paura del lupo" (Eva); "Noi vorremmo essere come la Sirenetta, perché ci piacerebbe vivere in fondo al mare e imparare a cantare come lei!" (Sara e Giulia, due gemelline con un grave disturbo del linguaggio); "A me piace la fiaba di Hansel e Gretel, perché vivono l'abbandono, ma rimanendo uniti riescono a trovare la soluzione al problema, quindi maestra, l'unione fa la forza!" (Miriam); "A me invece quella di Pollicino perché, pur essendo diverso dai fratellini, sa guadagnarsi la loro fiducia e diventa il più saggio".
Queste frasi sono la prova che si può giocare con la fiaba, diventando più consapevoli delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti, ma per fare ciò è necessaria la relazione, lo scambio con l'altro che ci parla di se stesso, di noi e degli altri; per imparare a riconoscerle e dare loro un nome, solo questa acquisizione le rende pensabili e condivisibili.
L'esperienza unica li ha coinvolti ed entusiasmati verso il passo successivo, quello delle FIABE IN CIRCOLO!
Arrivati a scuola i bambini hanno trovato in classe uno scettro magico, lo scettro del Re delle fiabe, ed ho spiegato loro che ci avrebbe aiutato a liberare la fantasia e a costruire tante belle storie. Poi ci siamo riuniti tutti in circolo, secondo la modalità del circle time, perché lo spazio circolare ci permette di stare vicini, occhi negli occhi, annulla le distanze, favorisce l'ascolto e la condivisione delle esperienze (pensiamo alle origini della narrazione: nella notte dei tempi tutto il villaggio si riuniva formando un "cerchio magico" e il vecchio saggio narrava). Così abbiamo provato a pensare alle regole fondamentali del gioco: può parlare solo chi ha lo scettro in mano e bisogna prestare attenzione a cosa dice il compagno, per mantenere la coerenza e la coesione del testo.
Il laboratorio di scrittura creativa inizia da "C'era una volta..." e da qui è partito il libero sfogo della fantasia che ha visto i bambini impegnati nel negoziare sull'ambiente, sui personaggi, sui loro nomi e sul lieto fine, per produrre una fiaba di classe da scrivere e illustrare nel nostro primo libro. Le illustrazioni sono state condivise da tutti gli alunni che hanno scelto di suddividere la fiaba creata in sequenze e di disegnare ogni parte in un lavoro di gruppo, facendo scelte comuni sugli abiti, sugli scenari e sui dialoghi...le loro idee hanno preso vita come quella luce magica che abbiamo visto spuntare nei loro occhi.
La fiaba diventa così un modo di costruire relazioni felici, lavorando insieme, in modo creativo, sui significati e sulle interpretazioni che ciascuno dà agli eventi della narrazione e, più in generale, della vita, di cui parleremo approfonditamente nel prossimo numero di aprile (dal web: I giochi di Elspet e Jos: costruisci una fiaba).


Michela Proietti, docente dell' I.C. "Fara Sabina" (Rieti)
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