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n. 81 marzo 2018
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Oggi è il giorno:20 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Gli interpreti dell'educazione
Il ruolo dei docenti nei nuovi scenari
di Rosci Manuela - Editoriali
Tutti siamo a conoscenza del Documento "INDICAZIONI NAZIONALI E NUOVI SCENARI" elaborato dal Comitato scientifico per l'attuazione delle Indicazioni nazionali e il miglioramento continuo dell'insegnamento presentato il 22 febbraio al MIUR.

Il Comitato scientifico è in gran parte composto dagli stessi membri che a suo tempo (nel 2013) furono incaricati "di indirizzare, sostenere e valorizzare le iniziative di formazione e di ricerca per aumentare l'efficacia dell'insegnamento in coerenza con le finalità e i traguardi previsti nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo" emanate nel 2012.

Il Coordinatore Italo Fiorin e gli altri componenti del gruppo in questi anni hanno accompagnato la nostra crescita professionale, tramite le tante riflessioni e le suggestioni indirizzate alla Scuola e in particolare ai docenti: Maria Patrizia Bettini, Giancarlo Cerini, Sergio Cicatelli, Franca Da Re, Gisella Langé, Franco Lorenzoni, Elisabetta Nigris, Carlo Petracca, Franca Rossi, Maria Rosa Silvestro, Giorgio Ventre, Rosetta Zan, Daniela Marrocchi. Non erano tutti presenti allora, ma comunque coinvolti a diverso titolo nel processo di traghettamento della Scuola dei contenuti alla Scuola delle competenze.

La comunicazione sull' uscita delle "nuove" Indicazioni ha creato agitazione, sia in quelli come noi che credono nel valore pedagogico del documento e nell'indirizzo dato alla Scuola, sia in coloro che hanno sperato che questa faccenda delle competenze in qualche modo venisse ridimensionata se non del tutto defenestrata.

Quello che sembra accadere - se da un pur ristretto e personale osservatorio sulla scuola- è che i Collegi Docenti stiano soffrendo, più di prima, di una sorta di scissione interna: da una parte i sostenitori delle COMPETENZE (tra questi ci sono anche tutti i docenti che si sono formati con noi in questi ultimi anni su una Didattica per sviluppare competenze) e dall'altra parte coloro che propongono alla platea strumenti per valutare improbabili compiti di realtà, spesso trovati sul web e riciclati come soluzione per arrivare a certificare queste famose/disastrose competenze. Apparentemente lo scenario sembrerebbe raccontare di grandi movimenti, sebbene interpretati in maniera differente da opposte correnti. Sarà l'aria pre e post elettorale, ma l'immagine che ne esce restituisce l'idea di professionisti un po' confusi, che si agitano per mettere in mostra ciò che sembra essere richiesto (il nostro compito di realtà è questo?) senza tuttavia prendersi cura dell'elemento a mio avviso più importante in questo momento: l'atteggiamento mentale del docente che deve affrontare il nuovo cercando di non utilizzare strumenti vecchi e neppure modi di insegnare ampiamente superati.

Qual è dunque lo scenario che si va prefigurando?

Proprio di "nuovi scenari" parla il Documento sopra menzionato che pone al centro il tema della cittadinanza, vero sfondo integratore e punto di riferimento. La cittadinanza riguarda tutte le grandi aree del sapere, sia per il contributo offerto dai singoli ambiti disciplinari sia, e ancora di più, per le molteplici connessioni che le discipline hanno tra di loro. Si registra, però, "il perdurare di situazioni di disorientamento e incertezza e di resistenze ad abbandonare modelli didattici tradizionali di tipo prevalentemente trasmissivo. Anche dalle testimonianze raccolte nei territori sono emerse esperienze significative, unitamente alla fatica di traghettare la didattica verso proposte, organizzazioni, ambienti di apprendimento che valorizzino l'autonomia e la responsabilità degli allievi e siano capaci di sviluppare conoscenze e abilità significative e competenze durevoli."
Si rammenta che la scuola "realizza appieno la propria funzione pubblica impegnandosi, in questa prospettiva, per il successo scolastico di tutti gli studenti, con una particolare attenzione al sostegno delle varie forme di diversità, di disabilità o di svantaggio."

Come interpretare allora tale mandato?

Il suggerimento è che i Collegi dei Docenti riprendano in modo diffuso e sistematico la riflessione sul testo delle Indicazioni, sul senso dell'istruzione e dell'educazione, sulle caratteristiche degli ambienti di apprendimento e sulle didattiche più adeguate a perseguire tali finalità. Viene data un'altra possibilità, come spesso accade, di ripartire da ciò che era stato già indicato nel 2012 quando il testo delle Indicazioni nazionali aveva fatto la sua comparsa: un opuscolo distribuito alle scuole perché fosse "donato" a tutti i docenti e non come è successo in una scuola dove recentemente sono state rinvenute scatole di questi opuscoli custodite segretamente negli archivi, tra le cose in disuso. Nemmeno il tempo di nascere e già miseramente liquidate (le Indicazioni)!
Il Documento del 22 febbraio 2018 sollecita a rileggere e a mettere in ordine i conti e a farli in maniera differente dal passato (2012). Lo scenario in cui viviamo è cambiato, assistiamo agli esiti della modernizzazione: prima prevalentemente conoscenze e oggi, invece, le otto competenze chiave che, come recita la Raccomandazione, "sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l'inclusione sociale e l'occupazione" e si caratterizzano come competenze per la vita. La Raccomandazione del 23 aprile 2008, sul Quadro Europeo delle Qualifiche, illustrando il significato di competenza nel contesto europeo, ne precisava la finalità per la convivenza democratica: "competenze: comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale. Le competenze sono descritte in termini di responsabilità e autonomia."
Alla scuola "nel nuovo scenario" spettano così finalità specifiche: offrire agli studenti occasioni di apprendimento dei saperi e dei linguaggi culturali di base; far sì che gli studenti acquisiscano gli strumenti di pensiero necessari per apprendere a selezionare le informazioni; promuovere negli studenti la capacità di elaborare metodi e categorie che siano in grado di fare da bussola negli itinerari personali; favorire l'autonomia di pensiero degli studenti, orientando la propria didattica alla costruzione di saperi a partire da concreti bisogni formativi...

Qualcuno potrebbe obiettare che queste siano da sempre le finalità della scuola, immaginando che il lavoro prevalentemente disciplinare fin qui (egregiamente) svolto possa dare risposta anche al nuovo. In realtà, le Indicazioni richiamano con decisione l'aspetto trasversale dell'insegnamento, "che coinvolge i comportamenti quotidiani delle persone in ogni ambito della vita, nelle relazioni con gli altri e con l'ambiente e pertanto impegna tutti i docenti a perseguirlo nell'ambito delle proprie ordinarie attività" e si poggia su:
- le basi per l'esercizio della cittadinanza attiva, attraverso esperienze significative che consentano di apprendere il concreto prendersi cura di se stessi, degli altri e dell'ambiente e che favoriscano forme di cooperazione e di solidarietà;
- la costruzione del senso di legalità e lo sviluppo di un'etica della responsabilità, che si realizzano nel dovere di scegliere e agire in modo consapevole e che implicano l'impegno a elaborare idee e a promuovere azioni finalizzate al miglioramento continuo del proprio contesto di vita;
- il diritto alla parola, perché è attraverso la parola e il dialogo tra interlocutori che si rispettano reciprocamente, infatti, che si costruiscono significati condivisi e si opera per sanare le divergenze, per acquisire punti di vista nuovi, per negoziare e dare un senso positivo alle differenze così come per prevenire e regolare i conflitti...È responsabilità di tutti i docenti garantire la padronanza della lingua italiana, valorizzando al contempo gli idiomi nativi e le lingue comunitarie. Così intesa, la scuola diventa luogo privilegiato di apprendimento e di confronto libero e pluralistico."

Le pagine del Documento scorrono e non si trovano neppure questa volta contenuti da presentare agli studenti come nei vecchi Programmi ministeriali. Si conferma l'impalcatura proposta con le Indicazioni nazionali del 2012 e le sollecitazioni convergono affinché le scuole organizzino il curricolo e le proposte didattiche in modo da inquadrarle nella cornice di senso e significato della cittadinanza, e i docenti sono chiamati non a insegnare cose diverse e straordinarie, ma a selezionare le informazioni essenziali che devono divenire conoscenze durevoli, a predisporre percorsi e ambienti di apprendimento affinché le conoscenze alimentino abilità e competenze culturali, metacognitive, metodologiche e sociali per nutrire la cittadinanza attiva.

Il Documento offre poi spunti di riflessione per una lettura delle Indicazioni che tengono giustamente conto dei contributi che le varie discipline possono offrire allo sviluppo delle competenze chiave. Ma la vera forza sta nel far convergere le scelte verso quei fattori che sono imprescindibili allo sviluppo delle competenze intese come apprendimenti stabili e significativi, dotati di significato e di valore per la cittadinanza: l'integrazione delle discipline per spiegare la complessità della realtà, la costruzione di conoscenze e abilità attraverso l'analisi di problemi e la gestione di situazioni complesse, la cooperazione e l'apprendimento sociale, la sperimentazione, l'indagine, la contestualizzazione nell'esperienza, la laboratorialità ... Tutto ciò richiede l'adozione di un curricolo di istituto verticale, che assuma la responsabilità dell'educazione delle persone da 3 a 14 anni in modo unitario e organico, organizzato per competenze chiave, articolate in abilità e conoscenze e riferito ai Traguardi delle Indicazioni. Le proposte didattiche e le modalità di verifica e valutazione dovrebbero essere coerenti con la progettazione curricolare, evitando di frammentare la proposta didattica in miriadi di "progetti" talvolta estemporanei e non collegati tra di loro e con il curricolo.

Non si tratta di 'aggiungere' nuovi insegnamenti, semmai di ricalibrare quelli esistenti.

Si tratta come sempre di scegliere da che parte stare: tra coloro che aspettano che tutto passi (magari il nuovo governo butta all'aria tutto!), oppure con chi cerca di capire come agire questo mandato che è davvero nuovo, più ambizioso e per questo più complesso e che richiede, oggi più di prima, l'assunzione di responsabilità da parte del docente rispetto ai suoi alunni: le sue modalità comunicative e di gestione delle relazioni in classe, le sue scelte didattiche potranno costituire un esempio di coerenza rispetto all'esercizio della cittadinanza, oppure creare una discrasia fra ciò che viene chiesto agli allievi e quello che viene agito nei comportamenti degli adulti. Il curriculum implicito che informa le scelte didattiche può, ad esempio, andare nella direzione della promozione dell'autonomia, della costruzione di rapporti sociali solidali nel gruppo classe oppure può concorrere a stimolare passività e competizione; sviluppare pensiero critico, oppure appiattire gli allievi su un apprendimento esecutivo/inconsapevole/acritico.

Ci viene chiesto di essere coerenti, di essere modello per i nostri alunni, di essere responsabili, prima di aiutare loro ad agire con autonomia e responsabilità.

La sfida è già iniziata, dobbiamo solo credere che stiamo andando nella giusta direzione.

"L'educazione può farci comprendere in profondità che siamo tutti legati in quanto cittadini di una comunità mondiale e che le sfide che dobbiamo affrontare sono interconnesse."
Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite

Buon lavoro a tutti

Manuela Rosci


Si allega il documento
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito martedì 10/04/2018 ore 13:20 da Barbara Sciarra
la scuola oggi deve confrontarsi con una crescente complessità della società contemporanea, e tutto si sta evolvendo. sono convinta che in campo educativo e didattico sia necessario organizzare, riorganizzare e reinventare i propri saperi, le proprie competenze, il proprio lavoro.Affinchè ciascuna persona possa affrontare l'incertezza e la mutevolezza della società moderna.
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