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n. 81 marzo 2018
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Oggi è il giorno:16 Dicembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Le nostre radici culturali'  >>>
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Le nostre radici culturali
Una chiave per trasformare le conoscenze in competenze
di Calcagni Maria - Orizzonte scuola
In questo articolo vorrei riflettere con voi sul valore del nostro sistema educativo-didattico alla luce degli insegnamenti dei padri fondatori della pedagogia italiana.

La scuola come Istituzione sta indubbiamente attraversando un momento di crisi e alcuni fatti di cronaca hanno recentemente portato allo scoperto il disagio che già da tempo si viveva in molte aule scolastiche. Oggi e soprattutto nel prossimo futuro, questo malessere rischia di diventare un serio problema per quello che è il telaio del nostro quadro sociale, la vera fucina della società del domani; da più parti si propongono soluzioni, possibilità, risposte e molte di queste ci arrivano da Paesi a noi lontani sia geograficamente che culturalmente.
Sorvolando il fondamentale discorso sulla quantità di fondi messi a disposizione dai rispettivi governi, mi vorrei soffermare sull'organizzazione scolastica svedese, partendo dalla materna che accoglie i bambini fino a 5 anni, a cui segue un anno di scuola pre-elementare frequentata a 6 anni. L'obbligo scolastico ha inizio a 7 anni e termina a 16.
Tutte le attività didattiche svolte nell'orario scolastico hanno una durata di circa trenta minuti a cui seguono pause di gioco o di attività dinamiche all'aperto. Le aule sono spaziose, i bambini autonomi e disciplinati, in un breve periodo riescono a stare in fila e a mantenere il volume della voce basso. Immagino quanto possa essere gratificante per un docente lavorare in un contesto tanto funzionale quanto rispettoso delle tappe dello sviluppo del bambino.
Ho sempre pensato che la classe prima della scuola primaria fosse una realtà a se stante, un periodo da tutelare e utilizzare quanto più possibile per creare le relazioni e avviare i bambini al corretto orientamento verso le discipline in una età più consona.
L'approccio alla letto-scrittura e all'aritmetica potrebbe avvenire in modo spontaneo e in linea con i pensieri meravigliosi di un talento della pedagogia italiana come Maria Montessori. Fu proprio la nostra Montessori tra le prime a riconoscere l'importanza del rispetto delle fasi evolutive del bambino ed a evidenziare il valore formativo del gioco, tanto da considerarlo un vero e proprio lavoro. Molte delle sue parole e dei suoi materiali sono stati ripresi dalla scuola italiana ma nel tempo sono divenuti semplici illustrazioni di idee astratte utilizzate solo per spiegare o chiarire concetti. Mi chiedo come mai ancora oggi la scuola italiana resti così legata a pratiche educative tradizionali e formali, quasi cieca e distante da quanto indicato da padri pedagogisti come Don Milani, per citare un altro studioso a me caro.
Sul piano didattico, l'impostazione ideologica di Don Milani, nella sua scuola di Barbiana, si basava su strategie educative che consentivano a tutti di acquisire una formazione ampia e allargata, aprendosi ad altre priorità oltre a quelle di sostentamento economico. Il sapere trasmissivo, a Barbiana, perdeva la sua priorità e al suo posto prendeva piede un apprendimento basato su spunti di vita reale. Il contatto diretto con la realtà si stabiliva al meglio nelle lezioni all'aperto; l'apprendimento era di tipo cooperativo e i percorsi didattici continuamente personalizzati in base alle esigenze del singolo alunno. Netto ed evidente è il richiamo alla didattica per competenze e ai dettami della comunità europea.
Compiti significativi, competenze linguistiche e scientifiche, cooperazione, autonomia, inclusione ecc.. sono concetti già appartenenti al nostro bagaglio culturale... un bagaglio immenso e prezioso che abbiamo lasciato ad altri.
Le porte della scuola dell'obbligo oggi si aprono per i bambini italiani a 5 anni, le aule sono in maggioranza piccole e affollate, i bambini sono sempre meno autonomi e ignari del significato del senso civico, del saper tenere una fila o di comunicare con tono della voce moderato nel semplice rispetto dell'altro. L'orario scolastico è in media di cinque ore consecutive, le attività legate alla materia di insegnamento sono di circa sessanta minuti, la "ricreazione" a metà mattina è di quindici.. viene da chiedersi a cosa sono valsi gli studi dei nostri pedagogisti, riconosciuti, apprezzati e spesso imitati a livello internazionale se nella quotidianità delle nostre classi ancora oggi si preferisce un sistema didattico statico "calato dall'alto".
L'orientamento all'utilitarismo di chi governa la nostra società e ne indirizza e influenza il pensiero, la politica, o chi per essa, hanno reso la scuola italiana un mero contenitore "compensatorio" di altri servizi, privata di quella dignità e dell' autorevolezza che le spettano di diritto. Le continue riforme attuate per il primo ciclo d'istruzione hanno di fatto perso di vista gli insegnamenti dei nostri padri pedagogisti, si è preferito guardare al modo in cui altre Paesi, comunitari e non, mettono in atto un sistema educativo più sistematico e rispettoso delle fasi evolutive e delle regole educativi di base.

Pertanto, in conclusione, ritengo sia divenuto ormai fondamentale e soprattutto urgente, per la crescita del sistema scolastico italiano, recuperare le nostre radici attraverso il sapere agito, trasformare le conoscenze in competenze certificate e certificabili quotidianamente, applicando con orgoglio quanto già all'estero stanno facendo.


Maria Calcagni, docente presso l'I.C. "Boville Ernica" (Fr)
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